Come rinascere dopo una delusione d’amore

20 03 2019 di Chiara Gamberale
<p>Illustrazione di Elisa Macellari</p> Credits: Elisa Macellari

Illustrazione di Elisa Macellari

Dal 2015 la scrittrice ha una rubrica su Donna Moderna dove si confronta con le lettrici sui problemi di coppia, sesso e relazioni affettive

Ogni settimana pubblichiamo le risposte di Chiara alle domande delle lettrici, sia online che sulla carta. Per scriverle, manda una mail a lapostadelcuore@mondadori.it

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Cara Chiara, il 21 novembre il mio ragazzo mi ha lasciata. Il mio primo ragazzo, il mio primo “ti amo”. Sono stati 4 anni e mezzo di relazione strettissima. Di amore folle, di complicità, e anche, ovviamente, di momenti bruttissimi in cui io gli sono stata accanto. Eppure ha deciso di chiudere, parlando, in sostanza, di un grande malessere che lo portava a non sopportare più nemmeno se stesso. Così ha detto. La verità è che si era stufato di me. Lui, paladino della correttezza, mi ha mentito, e in questi 4 mesi ho avuto modo di capire che tanto male non sta, anzi: nutro il sospetto che veda una ragazza. «Ora ho bisogno di stare da solo» diceva, e io gli tenevo le mani, rassicurandolo... Mentiva. Ma qualcosa mi ha aiutato: un tuo libro, il tuo Per dieci minuti. Proprio come tu consigli, ho provato a curarmi facendo qualcosa di nuovo ogni giorno: ho cucinato pancakes, sono andata a tante mostre da sola, farò una gita a Milano e un viaggio a Verona e, piano piano, qualcosa in me sta rinascendo. Perciò questa lettera serve soltanto a dirti grazie. Perché mi hai fatta aggrappare forte, con tutte le dita, alle pareti di quel baratro. E sento di star risalendo.

Elena

Carissima Elena, mi commuovi, ma sai chi è che prima devi ringraziare? Te stessa. Perché, vedi, chiunque può dare consigli. Ma solo tu puoi decidere di afferrare la mano tesa e non rimanere a terra. Il gioco dei 10 minuti, che consiste nel passare 10 minuti al giorno facendo qualcosa che non abbiamo mai fatto prima, serve solo a riscoprire le nostre infinite potenzialità, come diceva Rudolf Steiner, a cui mi sono ispirata per cominciare a giocare. Serve, insomma, a farci ricordare quello che dovremmo sempre aver presente: fino all’ultimo non è finita. Ci sono cose da scoprire, c’è in noi quella voce che vuole andare avanti, fare altre scoperte. Ringrazia la vera Elena, allora, l’Elena che ha ancora voglia di fare pancakes, di fare viaggi e andare al cinema. È lei che ti darà la forza. Per dieci, cento, mille e mille minuti.

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