Come si fa a coltivare l’amore?

Dal 2015 la scrittrice Chiara Gamberale ha una rubrica su Donna Moderna dove si confronta con le lettrici sui problemi di coppia, sesso e relazioni affettive

Ogni settimana pubblichiamo le risposte di Chiara Gamberale alle domande delle lettrici, sia online che sulla carta. Per scriverle, manda una mail a lapostadelcuore@mondadori.it

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Cara Chiara,
sono una ragazza di 22 anni, amo molto la poesia e la natura e ogni elemento che mi riconnette con il creato intorno a me. Ho conosciuto un anno e mezzo fa un uomo di nome F., di 20 anni più grande di me, e me ne sono innamorata. All’inizio la frequentazione è stata molto complicata: F. era molto impacciato e bloccato sotto tutti i punti di vista, proprio a causa della differenza di età. Abbiamo provato in a stare lontani, ma più ci conoscevamo più ci scoprivamo affini l’una all’altro. Con lui sono riuscita per la prima volta a sentirmi una donna rispettata e appagata in tutta la pienezza del mio essere. Dopo quasi 2 anni abbiamo deciso di provare seriamente a coltivare insieme il nostro “giardino’’; la storia sta piano piano prendendo forma e solidità e io ne sono immensamente grata. Ogni volta che stiamo insieme si crea un’alchimia così bella ed intensa, un’intesa mentale e sessuale così profonda da farmi paura: se la storia finisse, riuscirei mai a riprovare sentimenti così forti? E allora ti chiedo: si può avere paura dell’amore? Qual è il segreto per preservarlo? FM.

Mia cara FM,
sì: sì sì e sì. «L’amore è tremante di paura come un bambino» scrive Prèvert, perché, come ogni esperienza che sembra asciugare il nostro libero arbitrio tanto va da sola, pazza e oltre gli argini, l’amore può farci sentire esattamente come scrivi tu: connessi a noi stessi, improvvisamente rivelati. Ed è proprio mentre galleggiamo nell’incredulità che la vita tocchi a noi che la testa mostra al cuore le possibilità di sconfitta, il futuro fratturato. Ma sono solo abbagli, cara FM, o comunque voglio crederci assieme a te, perché l’incanto che descrivi con tanto contagioso stupore non può lasciarsi sedurre dalla fine. O meglio può (potrebbe), ma chissà quando, come, perché. E allora tanto vale non pensarci (e così preservarlo, e così preservarci), continuando a curare il nostro giardino come fosse sempre primavera.

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Disegno di Elisa Macellari

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