Il nostro Paese si conferma, insieme a Cina e Corea del Sud, quello con il maggior numero di contagiati da Coronavirus. Secondo gli esperti questo è dovuto anche al fatto che in Italia sono stati fatti controlli serrati. Dopo i primi giorni di task force, il ministero della Salute ha emanato una circolare nella quale chiarisce chi potrà e dovrà sottoporsi a tampone come “caso sospetto” o “possibile”. 

Chi deve o può fare il tampone

Il ministero ha chiarito che i test per verificare o escludere possibili casi contagio sono riservati ai soli casi sitomatici, ossia quando ci sia almeno uno dei sintomi tipici della malattia (febbre, tosse o difficoltà respiratorie). 

Il secondo livello di screening per decidere chi deve sottoporsi a screening riguarda la zona di residenza o la provenienza:

– aver avuto contatti ravvicinati con chi è risultato positivo al tampone nei 14 giorni precedenti;

– transito negli 11 comuni della “zona rossa” o soggiorno/permanenza in Cina;

– soggiorno in una delle regioni del nord dove si sono registrati diversi casi (Lombardia, Veneto, Emilia, per esempio, alle quali si sono aggiunte nelle ultime ore anche Friuli, Liguria, ecc.).

Il tampone non è comunque automatico, ma sono sempre gli operatori sanitari a effettuare una valutazione. La raccomandazione è sempre di non recarsi autonomamente al Pronto Soccorso ai primi sintomi sospetti, per non intasare il servizio e non rischiare di esporre ed esporsi a possibili contagi. Occorre, invece, chiamare il numero di emergenza 1500, che provvede a inviare personale sanitario a domicilio.«Il tampone va eseguito in modo adeguato sia nella fase di raccolta dei dati, che nella conservazione e trasporto dei campioni ai laboratori. Non si può fare da soli a casa, anche perché in caso di positività viene ripetuto per evitare falsi positivi. Eventualmente è eseguito a domicilio ma solo da personale specializzato» spiega Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università degli studi di Milano e direttore scientifico dell’Istituto Galeazzi di Milano.

Cosa sono i “contatti stretti” e i “casi possibili”

Il ministero della Salute ha precisato anche alcune definizioni di fronte alle quali si erano create confusione e fraintendimenti. 

Contatto stretto: si ha con familiari contagiati da COVID-19 o con persone con le quali ci sono stati contatti fisici, come strette di mano, o contatti con oggetti come fazzoletti di carta usati e potenzialmente infetti; contatti a distanza ravvicinata indicata con il termine di Droplet (letteralmente la “gocciolina di saliva” che può raggiungere gi altri tramite starnuto o colpo di tosse, indicata in almeno 1 metro);

Casi possibili di contagio: riguardano non solo chi ha avuto un “contatto stretto”, ma anche chi è stato in un ambiente chiuso (aule di scuola, sala d’attesa di Pronto soccorso o studio medico, sala riunione, ecc.) in cui si trovasse anche una persona contagiata da Coronavirus, per almeno 15 minuti e a una distanza inferiore a 2 metri; operatori sanitari o coloro che hanno prestato assistenza diretta a persone contagiate; tecnici di laboratorio che abbiano maneggiato campioni di COVID-19 senza adeguati dipostivi di protezione individuale; chi abbia viaggiato seduta in aere in posti adiacenti quelli di una persona risultata contagiata da Coronavirus oppure personale di volo e assistenti che abbiano operato nella stessa zona del passeggero ammalato, qualora questo abbia dovuto cambiare posto. 

Perché tanti contagi in Italia?

L’Italia al momento è il terzo paese per numero di contagi, quali possono essere i motivi? «Un po’ è la casualità, un po’ il fatto che il paziente numero zero sia ancora da identificare» dice il virologo Fabrizio Pregliasco. «Ma influisce anche la scelta di procedere con numerosi tamponi, più di altri Paesi esteri. Non è detto che col passare del tempo anche in altri Stati si decida di incrementare la quantità di test, in risposta all’aumento dei contagi».

Per esempio, in Corea del sud, il secondo paese più colpito, sono scattate misure drastiche (blocco delle manifestazioni pubbliche e delle attività scolastiche, ma non divieti di ingresso e uscita dalle città-focolaio) e si procede a ritmo di 5/6 mila tamponi al giorno.

Questo, però, non ci deve far pensare che tutti, ai primi sintomi di possibile presenza del Covid-19 (febbre, tosse, mal di gola e difficoltà respiratorie), debbano rivolgersi ai Pronto Soccorso per chiedere un tampone. 

Come funziona e chi lo esegue

Il tampone è il test che permette di capire se una persona è positiva o meno al coronavirus, dunque se si è ammalata. Deve essere prescritto dal medico. In presenza di tutti i sintomi del contagio e dopo un colloquio per verificare se la persona è entrata in contatto con persone infette tramite viaggi in Cina o contatti con altri individui potenzialmente infetti, il personale sanitario procede al tampone. Al momento non è previsto il test per chi sia stato nei paesi italiani in quarantena, come Codogno o Casalpusterlengo, perché il rischio di un’eventuale trasmissione viene ritenuto limitato.

Il controllo consiste nel prelevare muco e saliva dalla gola con un tampone, un bastoncino cotonato, che poi viene avvolto in uno speciale gel per la conservazione e inviato ai laboratori per l’analisi, in modo da cercare eventuali tracce di virus o infezioni. «Ce ne sono moltissimi sul territorio, che eseguono un primo livello di screening. Poi ce n’è un secondo, che ha come centri di riferimento l’Ospedale Sacco di Milano e lo Spallanzani di Roma, seguiti a un terzo livello dall’Istituti Superiore di Sanità» spiega il virologo Fabrizio Pregliasco. Per l’analisi occorrono 4/6 ore alle quali si aggiunge il tempo tecnico di trasporto dei materiali e dei referti.

il tampone si paga?

«No, paga il Servizio Sanitario Nazionale. Il tampone in sé costa pochissimo, circa 1 euro, a cui si aggiungono circa 40/50 euro di analisi, che però come detto devono e possono essere fatte solo in certe strutture e da personale apposito» spiega il virologo.

I numeri da chiamare

Nelle ultime ore anche i numeri di riferimento sono stati presi d’assalto. In questi giorni, fin dalle primissime ore del mattino, infatti, al numero di emergenza 1500 i rispondeva una segreteria telefonica che informava: «A causa dell’elevato numero delle chiamate pervenute, tutte le linee sono al momento impegnate». La voce rimanda al sito del ministero della Salute, www.salute.gov.it oppure al 112, che però è il numero dell’emergenza a cui, in caso di sintomi compatibili con il Covid-19, viene inviata un’ambulanza. 

Oltre al numero unico del ministero della Salute per le informazioni (1500 gratuito per fissi e cellulari) o al 112 per le emergenze, Regioni e Asl hanno attivato altri numeri verdi da poter contattare soprattutto in caso di dubbi e se si abita in zone rosse o a rischio.

Lombardia: 800.894545
Veneto: 800.462340
Toscana: 800.556060 (opzione 1), attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 15. In aggiunta, la Ausl Toscana sud est (Arezzo, Grosseto, Siena) ha attivato il numero verde 800.579579 con servizio in lingua cinese e la casella di posta dedicata a chi rientra dalla Cina ([email protected]). La Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli) e la Asl Toscana nord ovest (Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Viareggio) hanno altri due numeri dedicati, rispettivamente 055.5454777 e 050.954444.
Campania: 800.909699, attivo 7 giorni su 7, dalle 8 alle 20.
Umbria: 800.636363.
Friuli Venezia Giulia, Province autonome di Trento e Bolzano e Piemonte: non c’è un numero dedicato, ma si invita la popolazione con eventuali sintomi a chiamare i numeri di emergenza 112, 118 o quello unico nazionale del ministero della Salute, 1500. Lo stesso vale per Liguria, Lazio, Sicilia, Puglia, Liguria, Marche (che rimanda al sito www.asur.marche.it), Sardegna, Molise, Calabria. 
Abruzzo: per l’Asl Lanciano-Vasto-Chieti è attivo il numero verde 800.860146; per la Asl Pescara il 333.6162872 e il 118; per la Asl Teramo chiamare l’800.090147 e lo 0861.1992600, mentre per tutte le altre zone il 118 resta il numero di riferimento.
L’Emilia Romagna e la Basilicata attiveranno a breve numeri appositi a cui rivolgersi in caso di informazioni o richieste d’intervento.