Si corre senza mascherina: ecco perché

Si può tornare a fare attività fisica all’aperto, ma la mascherina non si deve indossare. Si mette per raggiungere il parco ma poi si toglie: ecco perché

Con la Fase 2 si torna a poter fare attività fisica all’aperto, in molti comuni senza più il vincolo della "prossimità" a casa, pur rimanendo alcune limitazioni. Si può, ad esempio, correre ma individualmente e non in gruppo, in ogni caso mantenendo la distanza di sicurezza quando si incrociano altri runner o persone in parchi e aree verdi ai quali è possibile accedere. Il decreto del Governo non impone l’uso della mascherina durante l’attività motoria, mentre in alcune Regioni è obbligatorio indossarla in tutti gli ambienti (anche all’aperto). Come comportarsi, quindi?

Mascherina per spostarsi: sì, in certi Comuni

Dal 4 maggio è possibile tornare a praticare sport all’aria aperta su tutto il territorio nazionale e non è necessario indossare la mascherina, a meno che non lo prevedano singole ordinanze locali, come nel caso del Veneto. In questo caso bisogna indossarla quando si esce di casa e finché ci si sposta per raggiungere il luogo dove si intende correre, come ad esempio un parco, sia che si vada a piedi sia che si utilizzino i mezzi pubblici o la propria bicicletta.

Mascherina per correre: no, in nessun luogo

Una volta sul posto, la mascherina può essere abbassata o tolta del tutto e si può correre a viso scoperto, individualmente e mantenendo il distanziamento. Una volta terminata l’attività o l’allenamento, si deve indossare nuovamente.

Perché non si deve usare correndo

Dagli esperti, però, arrivano indicazioni ancora più precise: «L’uso della mascherina durante un’attività fisica aerobica più o meno intensa non solo non serve, se si pratica individualmente, ma può essere pericoloso» spiega Daniele Casalini, medico chirurgo, direttore dell’Unità di Ortopedia 2 della Clinica Zucchi di Monza e consulente traumatologo dell’Armani basket Milano. Durante la corsa, infatti, si inspira ossigeno, ma si espira anidride carbonica che rimane nello spazio tra la mascherina e il viso. Se la concentrazione aumenta in modo eccessivo, come accade durante uno sforzo fisico intenso, si possono avere conseguenze che vanno dal mal di testa allo stato confusionale o ai capogiri, arrivando a un aumento del battito cardiaco e della pressione. «La prima sensazione è quella della dispnea, la mancanza d’aria e difficoltà a respirare, ma si può arrivare ad avere sbandamento, perdita di lucidità e di sensi. Questo perché l’iperventilazione tipica della corsa crea un ricircolo di aria viziata e ad alta concentrazione di anidride carbonica dentro la mascherina, che viene ri-respirata» spiega il medico sportivo.

Quanto tenere la mascherina se sei in movimento

Il consiglio vale per chi si sposta in bici o a piedi per raggiungere, per esempio, il parco in cui correre. «Molto dipende dal ritmo: in caso di camminata veloce o corsa blanda ci vuole più tempo prima di intossicarsi. Consiglio comunque di non superare i 10/15 minuti. Se invece si corre a ritmo più intenso è bene non tenere la mascherina oltre i 5 minuti» suggerisce l’esperto.

Attenzione alle distanze

«Se si corre o si cammina da soli lungo un sentiero nel bosco o in campagna, la mascherina è inutile. Attenzione, invece, alle attività in compagnia: se si era abituati a correre in coppia, fianco a fianco o in gruppi di 4/5 persone, oltre a non poterlo fare per i divieti di legge, bisogna considerare che la frequenza e la gettata delle goccioline che possono contenere il virus, il droplet, raddoppiano. Questo significa che la distanza di sicurezza da mantenere – anche se si incontrano altri atleti – arriva a 2/3 metri rispetto al metro indicato per chi è in condizione statica. Se poi si è in bicicletta la distanza aumenta ancora, superando i 2/3 metri» spiega l’ortopedico Daniele Casalini.

Mascherine "sportive"?

Per ovviare a questi inconvenienti alcuni produttori hanno annunciato di studiare mascherine specifiche per l’attività sportiva, che consentirebbero lo scambio tra i gas accumulati a contatto col viso e l’aria all’esterno della mascherina stessa. «La trovo una forzatura. Al momento non esistono, altrimenti non ci si starebbe interrogando sulle modalità con le quali far tornare in campo i calciatori o altri atleti di sport di squadra. Penso comunque che non siano realizzabili: basti pensare che le Fpp2 e le Fpp3, usate da noi medici che pure siamo abituati a tenerle a lungo, dopo qualche ora fanno inevitabilmente venire mal di testa perché sono a tenuta pressoché stagna, con ricircolo quasi inesistente» spiega Casalini.

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