Aggiornamento 11 marzo: in seguito alle ulteriori misure restrittive decise del Governo, tutti i centri e impianti sportivi, all’aperto e al chiuso, restano chiusi. Fino a pochi giorni fa alcune erano ancor aperte, ma man mano il governo sta applicando misure sempre più rigorose.

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Alcune palestre e piscine sono stati chiuse per evitare contagi da coronavirus, altre sono rimaste aperte, ma con misure di pulizia e di igiene “rafforzate”. Si corrono rischi a fare fitness in questi giorni? Sono sufficienti le norme di igiene che si seguono per evitare anche influenza e raffreddore?

Le palestre: distanza di sicurezza

Si tratta di luoghi dove la concentrazione di persone è generalmente molto elevata, soprattutto per corsi di gruppo e in particolari orari. Meglio rinunciare? Gli esperti consigliano di seguire alcune regole di base, che sono anche quelle che proteggono da altri malanni più o meno stagionali, partendo da un presupposto: il sudore non veicola alcun virus, sono le goccioline di saliva o muco a poterlo fare. Il primo consiglio è dunque quello di mantenere una distanza di sicurezza di un almeno un metro/un metro e mezzo circa. «Se parliamo di coronavirus, va distinto se ci si trova in un’area nella quale è stata riscontrata la presenza o qualche forma di contagio. Se non è così, è sufficiente ricordare le norme di igiene basilari, che ci proteggono anche in caso di virus influenzali o raffreddori: lavarsi le mani di frequente ed evitare di portarle al viso, particolare alla bocca, al naso e agli occhi» spiega Pierluigi Lopalco, docente di Igiene all’Università di Pisa. «Quando invece riapriranno gli impianti in una zona di contagio da coronavirus, chiaramente le precauzioni andrebbero aumentate, prevedendo da parte dei gestori una maggiore pulizia delle superfici e igienizzazione» aggiunge il professore.


Attenzione agli attrezzi

Nonostante i virus sopravvivano poco al di fuori del corpo umano, cioè sulle superfici esterne, esiste il rischio potenziale che attrezzi come panche per addominali, bilancieri, maniglie dei tapis roulant siano stati utilizzati poco prima da persone contagiate e che possano avere tracce di saliva (contenenti il virus). Anche in questo caso il rischio principale è che, dopo aver toccato gli attrezzi, ci si stropicci gli occhi, ci si tocchi il naso o la bocca. Può essere utile usare un proprio asciugamano o telo (o un tappetino per esercizi a terra). «Il coronavirus ci ha ricordato quei comportamenti elementari che andrebbero seguiti sempre, come coprirsi quando si starnutisce o tossisce, o mantenere distanze minime dagli altri. Questo vale anche per l’influenza stagionale che non va sottovalutata. Ad allenarsi, solitamente, sono giovani, bambini o adulti in salute, che si devono preoccupare poco. Il problema casomai è che possono portare a casa infezioni o virus che possono nuocere maggiormente ai nonni o a persone immunodepresse o con patologie» spiega l’esperto. Per lo stesso motivo, si sconsiglia di andare in palestra se si hanno sintomi simil-influenzali per evitare non solo di ammalarsi, ma di trasmettere i virus agli altri.

Arieggiare e disinfettare

Un consiglio ai gestori delle palestre che giova anche agli utenti, è invece di arieggiare i locali, specie dopo corsi con una maggiore partecipazione di persone. Molte palestre, poi, si sono dotate di dispenser di liquidi igienizzanti all’ingresso, esortando gli atleti a farne uso, esattamente come quando si fa la doccia prima di entrare in piscina.

Il cloro della piscina uccide virus e batteri

Nuotare in piscina o fare aquagym viene considerato più “sicuro”, per due motivi: il primo è che eventuali goccioline di saliva, anche di persona contagiata, vengono diluite nella grande quantità di acqua della vasca; il secondo perché la presenza del cloro aiuta a proteggere. Il cloro, infatti, è uno dei disinfettanti usati più comunemente, specie per l’acqua. È in grado di distruggere gran parte dei batteri, come quelli ad esempio responsabili di malattie batteriche (o virali) come colera, tifo o dissenteria. Viene anche usato per disinfettare, in alcuni casi e a certe dosi, l’acqua potabile.

Questo non significa, però, che sconfigga tutto. È bene, quindi, farsi la doccia prima di entrare in vasca, perché l’acqua porta via batteri e impurità. Non si deve neppure pensare che l’attività in piscina sia consigliabile in qualsiasi condizione: oltre a cercare di evitare di ingerire l’acqua della vasca (che contiene anche liquidi corporei altrui), è sconsigliabile fare nuoto quando si ha l’influenza o il raffreddore, perché le mucose delle alte viee aeree (naso, seni paranasali e faringe) possono infiammarsi ulteriormente a contatto proprio con il cloro. In questo caso diventano più vulnerabili proprio a infezioni e aggressioni da parte di germi, batteri, ecc. «Bisogna prestare attenzione anche ai momenti di sosta a bordo vasca o in spogliatoio, a causa delle gocce di saliva che possono passare da un soggetto all’altro» spiega il prof. Lopalco.

Bagno turco, sauna e spa uccidono i virus

L’umidità e le alte temperature aiutano a uccidere i virus? «Nel caso del bagno turco parliamo di umidità al 90%, mentre per la sauna le temperature sono così alte, intorno ai 40 gradi, che non permettono ai virus di sopravvivere, sia il COVID-19 o quelli influenzali o che causano raffreddori. Il problema non è all’interno dei locali quanto negli ambienti esterni, come gli spogliatoi» spiega il docente.

Occhio agli spogliatoi

È qui che ci possono essere contatti ravvicinati. Attenzione anche agli indumenti: «Possono essere veicolo di trasmissione, tanto che ad esempio negli ospedali sono diffusi i camici monouso». Questo perché i virus sono in grado di sopravvivere per qualche tempo anche al di fuori dell’organismo umano, sulle superfici esterne. Questo tempo è variabile: «L’infettività solitamente si esaurisce in 12 ore, ma molto dipende da tanti fattori: la temperatura, per esempio, perché i virus vivono bene dai 4°C in giù, anche sottozero; influiscono anche l’esposizione al sole, ai raggi ultravioletti e la presenza di proteine o sali minerali al loro esterno, come saliva o muco, che fanno da protezione e ne garantiscono la sopravvivenza più a lungo» spiega Giorgio Palù, presidente della Società europea dei virologi. L’OMS ha indicato in 30 minuti la “vita” del COVID-19 sulle superfici, ma un recente studio tedesco sostiene che possa arrivare a 9 giorni. 

È bene, dunque, evitare che i capi sudati entrino in contatto tra loro (e poi siano toccati senza lavarsi le mani), come può accadere soprattutto a chi pratica sport di squadra.

Gli sport di squadra e di contatto

Calcio, rugby, basket praticati dai ragazzi possono essere più rischiosi perché aumentano le probabilità di scambio di fluidi biologici. Per il pubblico che assiste alle partite, invece, la possibilità di contagio è data da urla e cori tramite i quali si possono disperdere goccioline di saliva.

Sport all’aria aperta

Per molti la soluzione migliore è una corsa all’aria aperta. Ma è meglio in solitaria o si può andare con compagni di allenamento? Il consiglio è sempre quello di mantenere una distanza di sicurezza perché «la via trasmissione, per tutti i virus compresi quelli influenzali, è aerea. La dimostrazione sta nel fatto che, quando nel 2003 si verificò la Sars in Cina, tutti adottarono mascherine e comportamenti più scrupolosi per proteggersi. L’inverno successivo, quando la gente si era abituata a norme igieniche di base, i casi di influenza stagionale crollarono» conclude Lopalco.