Insegnanti e genitori: come recuperare la fiducia?

14 05 2018 di Ilaria Amato
<p>Roberto Saviano ne "Il supplente", dal 17 maggio su Rai2</p>

Roberto Saviano ne "Il supplente", dal 17 maggio su Rai2

Per capirlo, dopo i recenti attacchi ai docenti, abbiamo interpellato voi: le famiglie. E vi abbiamo invitato a segnalarci chi sono (e per quale motivo) i “bravi prof” dei vostri figli. Avete aderito in tanti e vi siete trovati d’accordo. Affinché in classe torni il rispetto è necessario riconoscere e condividere la missione primaria della scuola: non istruire studenti, ma educare persone

Insulti, minacce, aggressioni. I recenti attacchi agli insegnanti finiti su giornali e tg sono la spia di un problema che va oltre i singoli casi: il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia si è incrinato, facendo perdere ai professori il rispetto e l’autorevolezza di cui godevano. Qui a Donna Moderna, però, siamo convinti che non sia un processo irreversibile: nelle classi ci sono tanti docenti motivati e motivanti, e fuori altrettanti genitori che ne riconoscono le capacità. Per questo qualche settimana fa abbiamo lanciato Il mio prof, invitando voi mamme e papà a segnalarci i bravi insegnanti nelle scuole dei vostri figli. Abbiamo ricevuto moltissime risposte: ecco cosa abbiamo scoperto.

Va affermata la funzione sociale di un maestro

La maggioranza delle mail si apre con un ringraziamento per l’iniziativa. «Ci fa pensare che, anche se la scuola ha dei problemi, non siamo cinici e disillusi» dice Barbara Comini, mamma di Valentina, che frequenta la prima media alla Aldo Moro di Ceriano Laghetto (Mb). «Il suo professore di italiano, Vincenzo Ercolano, pur essendo precario da 12 anni, dà tutto se stesso: tiene corsi volontari al pomeriggio e si assume la responsabilità di portarli in gita». «Lavoro per far vivere ai miei ragazzi, nativi digitali, delle esperienze reali. Ne hanno bisogno per fissare quello che imparano: abbiamo allestito una mostra fotografica per illustrare passi di letteratura e girato dei mini film. Stendere la sceneggiatura stimola la scrittura, racconta il professore. «Chi me lo fa fare? Amo il mio lavoro e sento la responsabilità di formare persone, oltre che studenti» continua Ercolano, uno dei 715.000 docenti ancora senza cattedra, quasi la metà degli insegnanti in Italia, secondo il Miur. «Se i genitori della scuola raccolgono firme per farlo rimanere non è un caso: c’è stima e fiducia nei suoi confronti perché, nonostante le difficoltà, ha saputo tenere fede alla missione primaria di un insegnante: essere un “sacerdote civico”, non un manager. Il suo è un ruolo chiave anche se non guadagna tanto (24.000 euro lordi l’anno, ndr): è la funzione sociale che conta. Deve aiutare una generazione a costruire il futuro» sottolinea il pedagogista Benedetto Vertecchi, autore di Parole per la scuola (Franco Angeli).

Conta la capacità di mediazione

«Un tempo noi insegnanti eravamo un’istituzione, oggi riceviamo solo critiche. La scuola è diventata come il calcio: tutti sono un po’ allenatori e pensano di sapere come si tiene una classe» confessa Elena Ciccarelli, tifosa della Juventus e docente di italiano nell’Istituto omnicomprensivo Ciampoli-Spaventa di Atessa (Ch). Per i genitori è una «brava professoressa». «Un buon metodo è l’alchimia che ti crei da solo: seguendo corsi di formazione per avere uno slancio verso l’innovazione, senza mai perdere di vista le basi. Con gli alunni che non studiano non sono tenera, ma sono sempre attenta a motivarli. Spesso dico: “Sei bravo”, “Hai fatto progressi”, “Ti ricordi lo scorso anno com’eri?”. E anche se insegno da anni, tutti i pomeriggi studio per inventare una lezione coinvolgente e stimolante». «L’insegnante è tutto a scuola: una materia te la può far amare quanto odiare» conferma Isabella, mamma di Leonardo, che in seconda superiore ha iniziato ad apprezzare la matematica. «Il merito va al professor Marco Mancin del liceo artistico di Brera a Milano. Grazie a lui mio figlio è passato dal dover prendere ripetizioni private a invitare i compagni a casa per aiutarli a studiare». Il suo segreto? «Avere un piano B: se non capisci un argomento te lo sa spiegare in un modo diverso, più chiaro, con nuovi esempi e spunti». Commenta Vertecchi: «Questi docenti hanno colto in pieno il ruolo dell'educatore: quello di creare interazione tra docente e studente. Di fronte a un insegnante che non cala il sapere dall'alto, ma si impegna a far comprendere la materia, è difficile poi che un genitore protesti perché il figlio ha preso un brutto voto. Se succede è perché il ragazzo non ha studiato».

Serve un collegamento tra libri e vita

Un tipo di insegnante molto “gettonato” nelle mail arrivate a Il mio prof è quello che svolge il ruolo di custode affettivo degli alunni: un adulto che li accoglie nei disagi e li aiuta a uscirne. «I genitori si aspettano che i docenti si facciano carico dei problemi dei ragazzi, sociali e personali, là dove la famiglia non riesce ad arrivare: apprezzano quelli che ci riescono» spiega Vertecchi. Come fa il professor Tiberio Pandimiglio, docente di Italiano alla Scuola media Moscati di Roma: «Il programma del professore di mia figlia Francesca è piuttosto classico. Studiano la grammatica e Dante, ma poi li collegano alla vita vera: dopo aver spiegato l’Inferno, per esempio, ha dato ai ragazzi il compito di collocare compagni e professori nei vari gironi. È diventato lo spunto per parlare di se stessi e degli altri, per guardarsi dentro, per condividere difetti e conflitti» racconta mamma Stefania. Anche Paola Iannelli, docente di spagnolo al liceo linguistico statale A.M. De Carlo di Giugliano (Na) ci è stata segnalata perché offre ai suoi alunni un gancio con il mondo fuori dalla classe: «La mia scuola è in una zona di frontiera, la Terra dei fuochi: qui l’istruzione è occasione di riscatto sociale» spiega. «Studiare una lingua è un modo per capire che esiste un’alternativa, una maniera di dire e fare le cose diversamente. In classe faccio vedere pubblicità in spagnolo, commentiamo film e libri stranieri. E le loro menti si aprono: vado molto fiera di una mia studentessa che si sta laureando in Medicina a Barcellona».

Il libro che fa riflettere

Le caratteristiche di un buon prof? «Umanità, professionalità, interesse per la cultura» scrive Maria Teresa Serafini, docente di Scienze dell’educazione, in Perché devo dare ragione agli insegnanti di mio figlio? (La nave di Teseo). Oggi queste qualità sembrano non bastare e i docenti non riescono a farsi rispettare e a ottenere dagli alunni i risultati sperati. Il libro spiega a studenti, famiglie e prof i passaggi per ricucire il loro rapporto.

Un programma tv per capire meglio

Cosa succede se un giorno gli alunni di un liceo si ritrovano in classe, invece del solito docente, un prof speciale? Lo scopriremo in Il supplente su Rai2 in prima serata. Il 17 maggio saliranno in cattedra lo scrittore Roberto Saviano e la discografica Mara Maionchi, il 24 il rapper J-Ax e il giornalista Enrico Mentana. Obiettivo: condividere le proprie conoscenze ed esperienze per dare ai ragazzi preziose lezioni di vita.

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