Teresa Cherubini
Teresa Cherubini

Dal linfoma si guarisce

Dopo la testimonianza della figlia di Jovanotti si è tornati a parlare di questo tumore che colpisce i giovani. Ti spieghiamo come si presenta e come sconfiggerlo con le terapie più nuove

Ventidue anni, un papà famosissimo, una storia che ha commosso il web. Lei è Teresa Cherubini, la figlia di Jovanotti che su Instagram ha annunciato di essere ufficialmente guarita dal cancro. «Il 3 luglio 2020 mi è stato diagnosticato il linfoma di Hodgkin» esordisce nel post diventato virale. Parla di un tumore del sistema linfatico che colpisce proprio i giovani tra i 15 e i 30 anni. «La chemio non mi ha fatto cadere i capelli del tutto, ma il 9 dicembre dopo l’ultimo trattamento ho deciso di rasarmi come segno di un nuovo inizio» racconta Teresa.

Una storia a lieto fine, che infonde speranza ai tanti ragazzi malati e ai loro genitori. Ma che, involontariamente, ne fa preoccupare altri. Perché Teresa ha raccontato anche che tutto è iniziato con un forte prurito alle gambe. Lo stesso sintomo di molte dermatiti che, tra l’altro, ultimamente sono aumentate in modo impressionante, soprattutto tra i giovani.

Una cosa però va subito detta. Quello del linfoma è un tipo di prurito differente (te lo spieghiamo più sotto), e non è il segnale più tipico, come ci racconta qui uno dei massimi esperti italiani: Marco Zecca, presidente di Aieop, l’associazione che riunisce gli oncoematologi pediatri. «Il rigonfiamento alla base del collo, oppure nell’incavo delle ascelle, o ancora all’inguine, è il segno più caratteristico della malattia»ci spiega. «Certo, non è l’unico. C’è il prurito, come ha raccontato Teresa, oppure una tosse secca che perdura nel tempo, senza risolversi, che è il campanello di allarme dell’ingrossamento dei linfonodi del torace».

Fanno parte dei sintomi anche la febbre, soprattutto la sera, le sudorazioni di notte così intense da richiedere il cambio delle lenzuola e un calo di peso senza una spiegazione e superiore al 10% nell’arco di tre mesi, ma anche la stanchezza e l’affaticabilità. «Di solito il primo passaggio è dal medico di famiglia che prescrive gli esami del sangue» aggiunge il dottor Zecca. «Se sono alti i valori degli indici infiammatori e in particolare della Ves e ci sono uno o più dei sintomi che ho descritto, il mio consiglio è di rivolgersi a un Centro specialistico. Con la consapevolezza che dal linfoma di Hodgkin si può guarire». E la storia di Teresa lo dimostra bene.

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Le cure all'avanguardia contro il linfoma

«In questi ultimi mesi ho fatto sei cicli di chemioterapia» ha scritto lei raccontando il suo percorso di cura e di uscita dalla malattia. E infatti il primo trattamento, di solito è sempre la chemio, ma non è uguale per tutti. La combinazione e la durata del trattamento possono cambiare in base all’estensione della malattia e e al fatto che si tratti di una forma più o meno aggressiva. La chemioterapia viene effettuata in day hospital ogni due settimane circa.

«Dopo il secondo ciclo eseguiamo la Pet di controllo» aggiunge il dottor Zecca. «Se è negativa, il linfoma sta reagendo bene alla chemio e possiamo concludere i due-quattro cicli che rimangono utilizzando dei principi attivi meno forti. Se invece è positiva, non vuol dire che la chemio ha fallito, ma che c’è bisogno di qualcosa di più per arrivare alla guarigione, vale a dire la radioterapia». Sono sedute quotidiane di un quarto d’ora, per circa un mese. Raggi che vengono indirizzati sulla zona da colpire, cercando il più possibile di proteggere i tessuti sani attorno e in particolar modo le gonadi, per preservare la fertilità».

I controlli per evitare ricadute

In quasi nove pazienti su dieci il linfoma di Hodgkin viene sconfitto ma per i primi cinque anni si fanno controlli ravvicinati. E in quel 10-15% dei casi in cui si verifica una ricaduta, il giovane paziente ha un’altra arma a cui affidarsi: il trapianto autologo di cellule staminali. Il dottor Zecca ce lo spiega così: «Si somministrano innanzitutto farmaci chemioterapici ad alte dosi per uccidere tutte le cellule tumorali, quindi si iniettano staminali prelevate dal midollo osseo del ragazzo, per produrre nuove cellule sane. Certo è un intervento importante e delicato che richiede il ricovero in ambienti sterili, ma i nostri giovani pazienti non rimangono mai soli. Ogni stanza ha un letto in più, quello che permette alla mamma o al papà di restare sempre con loro, giorno e notte».

Un prurito diverso

Il prurito del linfoma è diverso da quello di altri disturbi dermatologici:

1 è esteso tutto il corpo
2 è irrefrenabile e presente giorno e notte
3 è indomabile e neppure gli antistaminici riescono a placarlo.

La tecnica salvafertilità

Prima di iniziare le cure i giovani malati possono ricorrere alla crioconservazione di liquido seminale per i maschi e di gameti per le donne. Serve per preservare la loro fertilità, quella che potrebbe essere compromessa dalla chemio pre-trapianto.

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I sintomi del linfoma negli over 60

Un rigonfiamento al collo oppure sotto l’ascella o all’inguine: sono i primi segni del Linfoma non-Hodgkin, la forma che colpisce soprattutto gli over 60. E che, a differenza del linfoma di Hodgkin, spesso non dà altri sintomi oltre ai linfonodi ingrossati. Raramente causa calo di peso, febbre e sudorazione notturna.

«Per la diagnosi sono necessari esami come la Pet e la Tac, la biopsia ossea e del linfonodo» dice Paolo Corradini, presidente Sie, la società che riunisce gli ematologi. «Sono indispensabili per impostare cure mirate sulla base dell’istotipo, cioè della cellula del sistema immunitario aggredita dalla malattia».

I farmaci vanno dai chemioterapici agli anticorpi monoclonali, alle car-t cells, in casi selezionati, la terapia che utilizza i linfociti T del paziente, cioè le più potenti cellule del sistema immunitario. Grazie alle cure oggi circa 8 pazienti su dieci guariscono oppure possono condurre una vita normale.

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