Scuola: ha senso dare i voti quest’anno?

In base alle indicazione del Miur, quest'anno dovranno tenersi gli scrutini e ci saranno le pagelle con i voti come sempre. Ma, soprattutto per le primarie, dove la didattica a distanza arriva poco e solo con l'aiuto dei genitori, che valore hanno quei voti? 

La battaglia è vecchia di qualche anno. Nel 2008 la ministra Gelmini aveva reintrodotto il voto numerico in decimi nella scuola primaria e da subito si era alzata una ridda di proteste da parte di maestri e genitori per chiederne l’eliminazione.

È sempre troppo alto il rischio che il voto si riduca a mera operazione sommativa a scapito di una valutazione formativa che, non limitandosi ad aggiungere e a togliere, spinge invece all’autocorrezione, a migliorarsi, valorizzando qualunque progresso compiuto, anche quelli apparentemente irrilevanti che nella quotidianità non dovrebbero andare mai persi. Un intervento brillante, un lavoro fatto spontaneamente e frutto di una curiosità personale, un aiuto dato a un compagno, un errore corretto autonomamente, un entusiasmo da non lasciar cadere: tutto dovrebbe tradursi in un giudizio articolato, calibrato sull’apprendimento che per ogni bambino ha ritmi e tempi suoi. Una risposta al suo individuale percorso insomma, che specie se ben motivata aiuta a crescere.

La campagna contro il voto è tornata di prepotente attualità in queste settimane in cui la didattica a distanza è partita affidata alla generosità di buona parte del corpo docente del Paese, ma rivelandosi comunque complicata per i bambini delle primarie che, anche laddove vengono raggiunti dai loro maestri, difficilmente possono lavorare se non hanno un adulto in casa ad aiutarli con i compiti e a destreggiarsi con piattaforme online e strumentazione tecnologica.


Il decreto Cura Italia parla però esplicitamente di valutazione degli apprendimenti chiarendo come anche la didattica a distanza debba produrre in questo anno scolastico una “valutazione periodica e finale con i medesimi effetti di quella normalmente prevista”. Il che, tradotto, significa che secondo il MIUR si terranno scrutini, si attribuiranno valutazioni tradizionali e gli studenti avranno le loro pagelle. Eppure nella didattica a distanza ancora più che in presenza il voto rischierebbe di non fotografare lo sviluppo di un bambino nella sua interezza, che non riguarda la sola sfera cognitiva, ma tocca anche quella della socialità e dell’affettività. Alcuni maestri hanno proposto perciò un 10 simbolico a tutti i bambini, “unico voto possibile” in questa situazione di distanza / vicinanza, ma anche palese provocazione nei confronti della ministra Azzolina che da settimane va ripetendo che gli studenti italiani saranno promossi sì, ma “senza 6 politico”.

L’appello per l’abolizione del voto in decimi è stato lanciato dalla CGIL tramite una petizione al MIUR, ma non esclude che il dibattito possa estendersi all’intero sistema scolastico italiano. Perché se i bambini e i ragazzi sono promossi fin d’ora alla classe successiva, la valutazione deve essere il più possibile credibile e anche comprensibile per loro e per le loro famiglie. E infatti altri si stanno mobilitando per chiedere una sospensione della valutazione in decimi anche nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Anche alle medie e alle superiori infatti il processo di apprendimento di questi mesi non è stato omogeneo (ad esempio perché non tutti accedono alle lezioni in rete), perché i riscontri in termini di prove di verifica e di risposta alla didattica a distanza non sono paragonabili a quelle della didattica in presenza.

Usando strumenti valutativi tradizionali per una situazione del tutto nuova si rischia di esprimere giudizi privi di un fondamento reale e di dare luogo a ingiustizie, di confondere equità e merito. In alternativa si potrebbero esprimere anche per i ragazzi più grandi giudizi descrittivi, probabilmente più sensati anche per il tipo di lavoro fatto dai docenti in questi mesi: molti insegnati si sentirebbero più a loro agio con una sorta di narrazione articolata degli esiti finali dopo un anno del tutto anomalo. A tale proposito anche il Forum per l’educazione e la scuola del Piemonte affronta il tema-voti in uno dei 7 punti che ha stilato nella sua Agenda di politica scolastica per l’emergenza, chiedendo con grande schiettezza a tutti i docenti di “uscire dall’incubo di voler a tutti i costi dare i voti”. Per chi volesse approfondire: ‘Appello per l’abolizione dei voti numerici nella scuola primaria’, FLC CGIL; “Per la moratoria della valutazione in decimi in ogni ordine di scuola”, www.insegnareonline.com

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