10 “donne come noi” che hanno segnato il 2018

17 12 2018 di Liliana Di Donato

Sono scienziate, insegnanti, sportive: le storie di 10 donne straordinarie, che hanno segnato l'anno appena passato

La campionessa olimpica di snowboard e la migliore sommelier d’Italia. La scienziata che ha trovato l’acqua su Marte e l’unica artista cristiana che espone nelle moschee. Ti raccontiamo qui 10 super protagoniste dell’anno appena finito. Scelte tra le 52 "donne come noi" che abbiamo intervistato e raccontato sul giornale.

Michela Moioli, la prima italiana a conquistare l’oro olimpico nello snowboard

«Ho capito di avere vinto pochi metri prima di tagliare il traguardo. L’avevo immaginato tante volte, ma nessuno è mai preparato a conquistare un oro olimpico». Così, sulla neve di PyeongChang, la snowboarder Michela Moioli scoppia a piangere per la felicità. E ripensa alle lacrime di dolore versate 4 anni fa, ai Giochi invernali di Sochi, quando cadde e si spaccò i legamenti del ginocchio. «Ma quell’incidente mi ha resa più forte» rivela oggi l’atleta bergamasca, 22 anni, la passione per l’ukulele e un tatuaggio con i 5 cerchi nascosto alla base del collo. «Noi donne sappiamo uscire dai momenti difficili». Come quello che lei ha attraversato la sera prima della gara in Corea del Sud: «Ho iniziato ad agitarmi, così sono andata sotto la doccia e mi sono detta: dai, Michi, sei a tanto così dall’obiettivo per cui hai faticato anni». Il giorno dopo quell’obiettivo l’ha centrato, mentre in testa le risuonava Is this love di Bob Marley. La tavola, del resto, è stata un colpo di fulmine che l’ha folgorata dopo aver provato calcio, volley, ciclismo... «Non amo gli sport di squadra. Perdo da sola, vinco da sola. Anche quando gioco a carte voglio essere la più brava».

Lucia Vollaro, la preside di frontiera che lotta contro l’abbandono scolastico

Nei suoi primi 40 anni Lucia Vollaro, napoletana con un debole per gli abiti colorati, ha sempre fatto scelte controcorrente. Laurea e dottorato in Microbiologia, avrebbe potuto lavorare come ricercatrice all’estero: ha deciso di insegnare in scuole di quartieri difficili come Poggioreale, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio. E quando ha vinto il concorso per dirigente scolastico, invece che per un istituto della “Napoli bene”, ha optato per la Virgilio IV di Scampia: materne, elementari e medie all’ombra delle famigerate Vele, con una dispersione scolastica del 25%. «Questi ragazzi manifestano un disagio che bisogna affrontare. Il mio ruolo è ascoltare e comprendere, solo così posso aiutarli» spiega Lucia. Che da quando è diventata preside qui, nel 2015, ha una regola: «Tienili in classe il più possibile». Con laboratori pomeridiani di falegnameria e sartoria, teatro e fotografia, danza e sport. Risultato: oggi il tasso di assenze è sceso sotto il 20%. «Se viene meno la scuola, sbiadisce l’idea di legalità» ripete lei, madre di una figlia adolescente, appena sente parlare di baby gang. «Bisogna combattere l’ignoranza per sconfiggere la criminalità». Guai, poi a parlarle di Gomorra: «Non sopporto questo stereotipo. Ogni città, ogni Paese, ha le sue periferie. I miei ragazzi non meritano di essere bollati come delinquenti».

Marianna Marcucci, che ci fa riscoprire il nostro patrimonio artistico attraverso i social

Alla voce “professione”, sulla sua carta d’identità, c’è scritto “digital strategist”. Ma Marianna Marcucci, 41 anni, di Barga (Lu) ama definirsi “creatrice di idee innovative”. Lo è davvero: nel 2012, con l’amico Fabrizio Todisco, ha inventato Invasioni Digitali, per (ri)scoprire musei, centri storici e siti archeologici del nostro Paese attraverso il racconto dei visitatori sui social. Fino a oggi ha organizzato 2.000 eventi e coinvolto 50.000 persone, dal Mart di Rovereto alla Reggia di Caserta. E pensare che in tasca ha una laurea in Farmacia... «Non ho lavorato nemmeno un giorno con il camice. Durante l’università facevo la barista a stagione negli alberghi della Versilia. Mi piaceva stare a contatto con le persone, ascoltarne le storie. Quando è arrivato Facebook, ho capito che era un potente strumento di marketing». Per partecipare alle Invasioni basta postare una foto o un video della propria visita. «Ma per i musei non è sufficiente aprire un sito o un account: la migliore pubblicità resta il passaparola».

Elena Pettinelli, la scienziata che ha scoperto un lago di acqua salata su Marte

La notte dello sbarco del primo uomo sulla Luna, il 20 luglio del 1969, Elena Pettinelli aveva 7 anni: «Chiesi di restare alzata per vedere Neil Armstrong in tv insieme a mio nonno. Forse la mia passione per la scienza è nata allora». Di certo dura ancora oggi, che di anni ne ha 56 e insegna Fisica terrestre all’università Roma Tre. La docente è infatti tra i coordinatori del team italiano che quest’anno ha individuato un lago di acqua liquida e salata nel sottosuolo di Marte. La scoperta più importante del 2018. «Il Pianeta Rosso era simile alla Terra, poi è diventato freddo e arido. Conoscere la sua evoluzione ci aiuta a capire il futuro del nostro. E a rispondere alla domanda che ci facciamo da sempre: siamo soli nell’universo?» spiega la prof livornese. Che, nonostante 12 anni di precariato alle spalle, agli studenti non smette di ripetere: «Inseguite il vostro sogno lavorativo. Se non lo realizzerete, farete altro. Ma intanto dovete provarci».

Valentina Bertini, la migliore sommelier d’Italia

Quando non lavora al Terrazza Gallia, ristorante dello storico albergo milanese, la 38enne umbra Valentina Bertini visita cantine, cerca nuove etichette, degusta bottiglie con gli amici. Il lavoro, per lei, è vita. E viceversa. Anche per questo è stata eletta dalla prestigiosa Guida Espresso “miglior sommelier del 2018”. «Sono brava, lo so. E mi sono affermata in un settore considerato maschile perché ho osato. Non ho mai abbassato la testa, né mi sono mai posta il problema di non poter fare qualcosa in quanto donna» dice senza falsa modestia. E con altrettanta sincerità confida che da giovane voleva diventare avvocato ed era... astemia. «Ma solo perché mangiavo poco e non reggevo l’alcol». E se ha a che fare con clienti stupiti di trovarsi davanti una sommelier donna? «Smonto la loro diffidenza con una frase ironica: “Guardate che sono perfettamente in grado di svuotarvi il portafoglio!”».

Antonella De Simone, la mamma che ha fondato il network di librerie per bambini Centostorie

L’idea le è venuta durante il viaggio di nozze in Francia e, rientrata in Italia, ha deciso di metterla subito in pratica grazie ai fondi di un bando Ue. Così Antonella De Simone, oggi mamma 37enne di 3 figli, ha mollato il lavoro da precaria in un’agenzia di comunicazione ed è diventata imprenditrice. Con l’amica Aurora Festa ha aperto a Centocelle, periferia di Roma, Centostorie: una libreria indipendente dedicata a bambini da 0 a 10 anni. Alle pareti, scaffali pieni di volumi e giocattoli. In un angolo, cuscinoni e un poltrona per l’allattamento. In fondo, un bar e i tavoli per i laboratori. «Organizziamo letture animate, feste, spettacoli: attiriamo anche i non-lettori, perché siamo diventati un luogo di ritrovo in un quartiere che non aveva una libreria». Non solo: Antonella e Aurora tengono corsi di formazione per aspiranti librai per l’infanzia, attraverso il circuito Cleio. Grazie a loro, dal 2007 sono nati 60 punti vendita, dalla Lombardia alla Sardegna. «Vuol dire che 120 donne - laureate, disoccupate, neomamme - oggi sono imprenditrici soddisfatte». Prossimo obiettivo? «Aprire Centostorie nei piccoli paesi: le librerie hanno una funzione sociale».

Valeria Imbrogno, la prima italiana a vincere il Mondiale di pugilato

Di lei ricordiamo i coraggiosi sorrisi e le lacrime accennate nelle foto accanto al compagno Dj Fabo, morto con suicidio assistito in Svizzera all’inizio del 2017. A lui Valeria Imbrogno ha dedicato il Mondiale di pugilato Wbc che ha vinto, prima italiana, a luglio di quest’anno. «Sono tornata sul ring dopo un lungo stop ed e  stato come chiudere un cerchio» confida la 39enne milanese. Ha scoperto la boxe da adolescente, grazie a un fidanzatino, e da allora non l'ha più lasciata. L'ha portata perfino nel carcere di Bollate, alle porte del capoluogo lombardo, con il progetto “Pugni chiusi”. «Ogni venerdì alleno una trentina di detenuti» racconta Valeria, che dopo la morte di Fabo è tornata alla sua professione di criminologa nei penitenziari con lo scopo di «dare una possibilità a chi ha sbagliato, far entrare una ventata di libertà in un luogo che ne e  l’antitesi». Anche quella combattuta al fianco del fidanzato, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente, è stata una battaglia per la libertà. Che lei, se tornasse indietro, inizierebbe di nuovo. «Tutti mi chiedono ancora come si può accompagnare a morire la persona che si ama: l’ho fatto proprio perché l’ho amato tantissimo. Lui aveva bisogno di una compagna che non sprofondasse nella tristezza, lucida e forte: quella che sono diventata grazie al pugilato. Uno sport che insegna a controllare stress ed emozioni. Altrimenti sul ring prendi troppe botte».

Shamira Minozzi, l'unica artista cristiana a esporre le proprie opere nelle moschee

In aramaico Shamira vuol dire “cammino verso la pace”. È il nome che Anna Minozzi ha avuto dal padre quando, ragazzina, gli parlava per ore dei Paesi del Medio Oriente. «Me ne sono innamorata al liceo artistico, durante una vacanza in Egitto» ricorda questa 50enne di Pordenone, che oggi è la prima e unica artista cristiana a esporre le proprie opere nelle moschee. A Venezia, Abu Dhabi, Algeri... «L’Islam non incoraggia la rappresentazione di Allah, così la calligrafia diventa protagonista dell’arte» spiega. Nei suoi quadri riproduce frasi del Corano con lettere dipinte con tale maestria da trasformarsi in splendidi fiori ed eleganti animali. Perciò il testo sacro islamico lo studia di continuo: «Ci sono passaggi cruenti, è vero: risale al 600, epoca molto più violenta di quella attuale. Ma tra Islam e Cristianesimo esistono molti punti di contatto. “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” lo hanno detto sia Maometto sia Gesù».

Anna Pastore, la prima donna a diventare professore ordinario di Scienze alla Scuola Normale di Pisa

Il giorno del concorso non sapeva che in 200 anni nessuna donna era mai stata professore ordinario di Scienze alla Scuola Normale di Pisa. Annalisa Pastore, 61 anni, di Napoli, è la prima a ricoprire l’incarico, da ottobre 2018. E, quasi suo malgrado, si ritrova a fare da paladina delle pari opportunità nelle carriere scientifiche. «Se mi fossi accorta che il concorso mirava a colmare questa “lacuna”, non avrei partecipato. Non ho mai creduto nelle quote rosa, ci fanno apparire una specie da proteggere» ragiona. E fa notare che in Italia le cose non vanno poi così male: «Nel dipartimento di Chimica dell’università di Napoli, dove ho studiato, tra gli anni ’70 e ’80 c’erano varie ordinarie e associate. Mentre al Politecnico di Zurigo la prima professoressa è stata nominata nel 1985, e pure in una materia letteraria». La passione per la scienza la docente ce l’ha nel Dna: «Mia mamma avrebbe voluto iscriversi a Medicina, ma negli anni ’20 non era considerato un mestiere adatto a una donna. Me l’ha detto solo dopo che avevo optato per Chimica. Una scelta di cui vado fiera: da 30 anni studio le molecole coinvolte nelle malattie degenerative».

Federica Pozzi, la scienziata che svela i segreti delle opere d’arte

Nei sotterranei del Metropolitan Museum of Art di New York c’è un laboratorio “segreto”: potenti microscopi, bilance di precisione, lampade a raggi ultravioletti. Federica Pozzi, chimica brianzola di 33 anni, porta qui le opere d’arte conservate al piano di sopra per prelevare con il bisturi campioni piccolissimi («la metà del diametro di un capello») e analizzarli con il laser. «Siamo convinti che dipinti e sculture siano sempre stati come li vediamo oggi, invece invecchiano con gli anni. Il mio compito è studiare i materiali utilizzati dagli artisti, come i pigmenti di un dipinto o le ceramiche di un vaso antico, per guidare gli interventi di restauro». È stata lei a scoprire il mistero nascosto in uno dei capolavori di Van Gogh, La stanza di Arles: «In tutte e 3 le versioni le pareti oggi appaiono azzurre, ma in origine erano viola. Merito di un pigmento animale ricavato da un insetto: la cocciniglia».

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