Chi è abituato a gareggiare sin dall’infanzia ha una metafora agonistica adatta a ogni situazione. Federica Pellegrini, 32 anni, non fa eccezione. «Quando avevo poco più di 18 anni, subii un infortunio alla spalla» ricorda. «Molti mi davano già per finita e in ogni caso mi sarei dovuta operare. Invece, ho trovato l’unico medico che decise di non farlo, un fisioterapista che lavorò nel modo giusto e una famiglia che mi è stata vicino ma senza fare pressioni. Se non fossi passata per quel periodo buio non sarei diventata ciò che sono adesso».

Cioè una delle più grandi nuotatrici della storia e la prima e unica donna a essere salita 8 volte su un podio mondiale nella stessa disciplina, i 200 stile libero. Il messaggio è chiaro: «Davanti a nuove difficoltà occorre cercare nuove soluzioni, senza perdere la fiducia nel domani. Vale per le sfide personali così come per quelle collettive. Certo, cercare il bicchiere mezzo pieno in una pandemia come questa, che ci ha costretti tutti a ripensare il nostro posto nel mondo, non è facile. Ma è l’unico modo che abbiamo per uscirne».

Tu come hai reagito?
«All’inizio è stato straniante. Mi stavo preparando per Tokyo (quella che sarebbe dovuta essere la sua quinta e ultima Olimpiade è stata rinviata al 2021 causa Covid, ndr) e le gare di qualificazione erano previste per fine marzo. Ero al top della forma e di colpo mi sono ritrovata a trascorrere sei settimane di fila chiusa in casa. Sei settimane senza nuotare non credo di averle mai vissute nemmeno quando ero bambina».

E poi?
«Poi ho scoperto che forse un po’ di stacco era quello di cui avevo bisogno. Mi sono goduta la mia casa e i miei cani: Vanessa ha 2 anni e da poco è arrivato Rocky, 6 mesi. Nei miei piani iniziali avrei già dovuto abbandonare l’agonismo, dunque ero pronta a coccolarli in maniera costante: invece ho dovuto rinnovare il patto con i miei genitori, che per colpa di allenamenti e trasferte dovranno occuparsene ancora per un po’. Ma come ogni mamma distante, appena sono a casa faccio di tutto per viziarli!».

Quando hai ricominciato ad andare in piscina?
«Appena le regole lo hanno consentito, tra la fine di maggio e i primi di giugno. Ma la preparazione ormai era sballata perché lavoravo per essere al top verso fine marzo, quando si sarebbero dovute tenere le prime qualificazioni per Tokyo. E a questi livelli recuperare la forma non è semplice: per ogni mese di pausa ne servono due di allenamenti».

Federica Pellegrini è la protagonista del servizio moda di Donna Moderna. Guarda le foto:

Davide Nova
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– Giacca da biker MaxRieny by Sara Wong.
Gonna di taffettà MaxMara. Stivali Giuseppe Zanotti


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– Tuta di jersey Jijil

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– Body di jersey Versace, giubbotto cropped di vernice Givenchy, tutto @ Luisaviaroma.com

Davide Nova
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– Camicia con piume, pantaloni, tutto N°21

Davide Nova
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– Abito monospalla di velluto con fiocco di gros-grain Saint Laurent @ Luisaviaroma.com

Davide Nova
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– Abito in georgette di seta Rossorame. Sandali Aquazzura

Dopo tanti anni, tuffarsi ti dà ancora le stesse sensazioni?
«Il bello del nuoto è che è uno sport di sensibilità: ogni volta che sei in acqua hai la percezione esatta, e sempre diversa, di ogni millimetro del tuo corpo. La gara è importante, ma è qualcosa che arriva dopo».

Non smetterò mai con il nuoto. E credo che, fuori dalla dimensione agonistica, lo apprezzerò ancora di più. In acqua hai la percezione esatta, e sempre diversa, di ogni millimetro del tuo corpo

Il nuoto in Italia gode di grande popolarità da anni, anche grazie a te. Eppure, nonostante i tuoi successi e quelli di molti altri atleti, i soldi che circolano sono pochi e il professionismo è di fatto precluso. Come se ne esce?
«Purtroppo si tratta di una situazione comune a quasi tutti gli sport in Italia: calcio a parte, le risorse e le sponsorizzazioni non bastano ad assicurare a tutti quelli che lo meriterebbero la possibilità di vivere della disciplina che amano, a meno che non scelgano di arruolarsi nel team di una delle forze armate. Alcuni di noi, ad esempio nel nuoto e nel volley, ce la fanno da soli. E guarda caso si tratta degli sport dove le differenze, anche retributive, tra i due sessi sono quasi inesistenti. Una ricetta non ce l’ho, ma è chiaro che servirebbero volontà e investimenti a più livelli, dalla politica al Coni e alle singole federazioni».

Parliamo di cambiamenti. Quello della moda sembra un mondo lontano anni luce dal tuo, eppure scatti sempre più spesso e ti ci trovi a meraviglia. Come lo spieghi?
«Federica Pellegrini non è solo la persona che vedete in vasca. Sono una ragazza normale alla quale piace provare e indossare vestiti o fare shopping. Sul trucco sono un po’ più rigida, ho un beauty case davvero minimal: mi bastano un po’ di fondotinta e mascara. Per le scarpe con i tacchi alti invece ho una vera passione, nonostante tutti mi immaginino sempre in sneakers o ciabatte… (ride, ndr). Credo sia anche grazie a questo se negli ultimi anni ho superato un po’ della mia timidezza, cominciando ad apparire più spontanea e meno “precisina” davanti al pubblico. Il resto lo ha fatto la tv».

Dove da 2 anni sei tra i giudici di Italia’s Got Talent.
«Sono strafelice di aver accettato la proposta di far parte del programma, 2 anni fa. Mi ha permesso di staccare da quello che faccio tutti i giorni e di avere un ruolo televisivo che andava al di là della semplice ospitata. È un percorso che mi piace molto». 

Manterrai l’impegno di partecipare alla terza edizione, nonostante un calendario agonistico sballato e la necessità di prepararti al meglio per Tokyo?
«Un incastro per registrare le puntate dovremmo trovarlo, credo verso inizio anno. Poi tornerò ad allenarmi e basta».

Torniamo ai cambiamenti. Dopo le Olimpiadi del 2020 ti saresti dovuta ritirare dall’agonismo. Dog sitting a parte, questo rinvio di un anno ha messo in stand by i tuoi piani?
«In molti casi sì. C’erano in programma un libro e un docufilm che dovevano chiudersi con Tokyo. E poi altre proposte dal mondo dello spettacolo, alcune molto interessanti».

Quindi dall’anno prossimo dirai basta allo sport, almeno per un po’?
«No di certo, quella è una parte di me che non cesserà mai di esistere. Vorrei dedicarmi a quello che finora mi era vietato perché troppo rischioso o compromettente: arrampicata, tennis, sci. Sono stufa di aspettare i miei amici a bordo pista. Da bambina facevo la settimana bianca con i miei genitori, mi piaceva tantissimo, ma ho dovuto smettere».

E il nuoto?
«Anche quello non lo abbandonerò, sicuramente. Anzi, credo che viverlo fuori dalla dimensione agonistica me lo farà apprezzare ancora di più. Non sono ancora sicura di volerne fare un mestiere, anche se logicamente me l’hanno chiesto. Ma più avanti mi piacerebbe creare una academy per trasmettere ciò che so alle ragazzine che si avvicinano alla vasca».

A una di loro, magari cresciuta osservando le tue vittorie, quale consiglio daresti?
«Uno solo: divertiti, pensa a migliorarti come persona più che come atleta, e fatti scivolare addosso le pressioni».

Tu le hai sentite a inizio carriera?
«I miei mi hanno affiancata all’inizio, senza sottrarsi ai sacrifici: mia madre si alzava ogni mattina alle cinque e mezza per accompagnarmi in piscina. Poi, quando hanno capito che questa poteva essere davvero la mia strada, e che io tutto sommato la vivevo bene, si sono fidati e mi hanno lasciata camminare sulle mie gambe. Non era scontato».

Perché?
«Perché quello di genitori nello sport rimane un ruolo delicato. Sei privo di bussola e se molli il colpo troppo presto o, al contrario, spingi in maniera esagerata, rischi che tuo figlio non diventi mai un campione anche se ne ha le potenzialità. Mio padre e mia madre hanno tenuto la giusta distanza, ancora oggi faticano a capire se i miei tempi in vasca siano buoni o no. Eppure restano il mio punto di riferimento più importante».

I miei punti di riferimento. Franziska van Almsick, la mitica nuotatrice tedesca. Mara Maionchi, saggia e lottatrice. E Ilaria Cucchi, che ha combattuto da sola per suo fratello. E ha vinto

Ne hai altri?
«Franziska van Almsick, la campionessa tedesca di nuoto, è stata sempre il mio mito sportivo. Fuori dalla vasca, ammiro Mara Maionchi: tutta d’un pezzo, lottatrice, icona di parità e una delle donne più sagge che abbia mai incontrato. E poi Ilaria Cucchi, che ha combattuto per 10 anni da sola contro ogni tipo di difficoltà, vincendo per suo fratello e per i tanti Stefano di cui magari non conosciamo le storie».

Servizio di Paolo Lapicca — foto di Davide Nova — intervista di Gianluca Ferraris
Ha collaborato Fabio Pravato

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