Mia madre è stata una delle prime a pagarne le conseguenze. Lei aveva 76 anni, era il 2019 e il copione si sarebbe rivelato uguale a quello di tante altre truffe diffuse negli anni a venire: squilla il cellulare e la voce di un (finto) maresciallo avverte di un incidente provocato da una persona cara. Serve subito denaro per evitare guai giudiziari. Di telefonate come quelle e raggiri simili ne sono stati contati 25 mila all’anno secondo le stime, stime al ribasso perché tante vittime, tra gli anziani, non denunciano.
L’impostore può presentarsi alla porta di casa o avvicinarsi in strada, in luoghi affollati. La messa in scena del finto avvocato o carabiniere è di sicuro “successo” perché quella chiamata improvvisa, la notizia di un figlio o di un nipote che in questura rischia l’arresto, destabilizza emotivamente la vittima, inibisce ogni forma di autotutela e spiana la strada ai malviventi.
Dopo la truffa, nelle settimane o nei mesi seguenti, le vittime rimangono chiuse nella loro gabbia mentale di sconforto, imbarazzo, senso di colpa, incapaci di reagire. Quando si parla di anziani, infatti, si pensa subito al denaro sottratto, ai gioielli rubati, ai risparmi di una vita che spariscono in pochi minuti. Ma più che nei conti in banca una ferita ancora più profonda si apre nelle anime delle persone.
Anche per questo, la vicequestora Maurizia Quattrone del Dipartimento Pubblica Sicurezza della Polizia di Stato definisce questi reati “particolarmente odiosi”: «Tocchiamo ogni giorno con mano come al di là del danno economico, provochino conseguenze sulla qualità della vita delle vittime. Non a caso, negli ultimi anni, l’attenzione delle istituzioni si è spostata anche su prevenzione e sensibilizzazione».
I 3 fattori che rendono gli anziani bersaglio dei truffatori
Secondo la psicologa esperta di invecchiamento Alessia Rosi, del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze della Fondazione Mondino, le truffe alle persone senior non si spiegano con ingenuità o scarsa intelligenza, ma con una combinazione di tre fattori. Il primo riguarda i normali cambiamenti legati all’età. «Dai 65 anni in su» dice l’esperta «c’è un fisiologico rallentamento nella memoria e nella capacità di elaborare informazioni complesse. Quando qualcuno ne fornisce molte, magari ambigue, diventa più difficile analizzare la situazione e riconoscere l’inganno».
A questo si aggiunge il fatto che molte vittime abitano da sole e «la solitudine rende più vulnerabili, perché manca una rete familiare o di vicinato con cui confrontarsi». Infine, c’è l’aspetto emotivo. «Con gli anni entra in gioco anche la cosiddetta selettività socio-emotiva, cioè la tendenza a privilegiare gli aspetti positivi di vita, ricordi e relazioni. Si tratta di un bellissimo meccanismo di autodifesa che si sviluppa nella terza età ma che rende le persone anziane più esposte ai raggiri, perché loro stesse tendono ad avere più fiducia negli altri, ad affidarsi anche agli estranei, e non pensano che qualcuno possa voler fare loro del male».
Le conseguenze psicologiche
Se l’inganno riesce, le conseguenze psicologiche possono essere pesanti. Vergogna, senso di colpa, incapacità di riprendere la vita di tutti i giorni. Me lo racconta Sara: sua mamma 80 anni è stata vittima di una truffa particolarmente crudele lo scorso gennaio: «Le hanno telefonato fingendosi carabinieri e dicendo che avevano fermato un’auto intestata a mio padre, che è morto da poco» ricorda. «Appena ha sentito parlare di lui mia madre è andata nel pallone».
Mentre i truffatori la tenevano al telefono, un complice è entrato in casa e ha portato via tutto l’oro, incluse le fedi nuziali. «Il valore economico era importante, certo, ma non quanto i ricordi di una vita e del matrimonio. Per un lungo periodo non è voluta uscire di casa e, ancora oggi, quando qualcuno la ferma e le chiede che cosa sia successo lei abbassa lo sguardo e dice: “Che stupida sono stata”. Io invece provo una grande rabbia: mi sconcerta che abbiano approfittato in questo modo di un suo momento di grande fragilità».
Il ruolo fondamentale dei familiari
In queste situazioni il ruolo dei familiari è fondamentale, ma non è sempre facile intervenire nel modo giusto. «La cosa da non fare è puntare il dito contro la vittima, perché criticare o rimproverare può solo aggravare il senso di colpa» raccomanda la dottoressa Rosi. Al contrario, bisogna cercare di rafforzare quell’autostima andata in frantumi con la truffa.
«Serve lavorare con l’anziano genitore per convincerlo che una cosa del genere può succedere a chiunque, anche se è più giovane». E non è certo una pietosa bugia perché se ci pensiamo tutti potremmo cascarci in momenti di particolare vulnerabilità. Il punto di partenza, suggerisce l’esperta, è parlare dell’accaduto. «Molti tendono a tenersi tutto dentro e la vergogna talvolta è così forte che non si confidano neanche con familiari o amici. Invece, è importante aiutare la persona a raccontare come si è sentita, ascoltandola».
E se tutto questo non basta? Subito dopo il raggiro stati di shock e confusione sono normali, in seguito possono comparire ansia, insonnia e rimuginìo su quello che è accaduto. «Questi sintomi però si attenuano nel giro di qualche settimana. Se invece persistono è utile rivolgersi al medico o a uno specialista» consiglia la psicologa. Oggi sia mia madre sia quella di Sara stanno meglio, ma il senso di colpa qualche volta riaffiora: dare il nome giusto a ciò che è successo – un inganno di cui sono rimaste vittime, e non un loro errore – le aiuta ad alleggerire quel peso che si portano sempre dentro. E a sentirsi più serene.
I gruppi di auto-aiuto
Sempre più comuni – da Padova a Oristano, da Udine a Salerno – organizzano incontri informativi dedicati agli over 65, spesso in collaborazione con Polizia e Carabinieri, per spiegare le truffe più diffuse e come riconoscerle. In alcune città sono attivi anche sportelli di ascolto e gruppi di auto-aiuto per chi è stato raggirato.
La rete di solidarietà
La migliore difesa contro le truffe è la rete di solidarietà tra familiari, amici e vicini di casa. E a dirlo sono le stesse forze dell’ordine. «I vicini possono contribuire fattivamente: se un anziano vive da solo e riceve una visita sospetta, sono loro gli alleati e le figure amiche che possono informare subito la Polizia. Ma anche il fatto di poter bussare alla loro porta e chiedere un confronto su quella strana telefonata può fare la differenza e, a volte, bloccare i malviventi» spiega Maurizia Quattrone della Polizia di Stato. Se la truffa si nutre di solitudine e fiducia mal riposta, insomma, è nella relazione quotidiana e autentica che ci protegge di più.