Come ogni anno, in estate si ripete il barbaro rituale dell’abbandono degli animali domestici. Secondo i dati del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, sarebbero circa 600, tra cani e gatti, quelli lasciati per strada ogni giorno. Una crudeltà particolarmente grave in un Paese che si posiziona al secondo posto in Europa per numero di animali da compagnia: la media sarebbe di 53 ogni 100 abitanti. Abbandonarli quando si va in vacanza significa spesso condannarli a morte certa, per le temperature estreme, la fame, gli incidenti, i maltrattamenti. Ma almeno a loro qualcuno ci pensa. Slogan e campagne di sensibilizzazione ci ricordano che se ce ne sbarazziamo per goderci le ferie in santa pace, le vere bestie siamo noi.
C’è invece una categoria, con pari grado d’emergenza, che sembra non interessare a nessuno, e non me ne voglia se l’appaio a quella degli amici a quattro zampe, ma pur sempre di affetti si tratta: quella degli anziani. Se è vero che
La grandezza e il progresso morale di una Nazione si giudicano dal modo in cui tratta gli animali
come diceva il Mahatma Gandhi, ancora di più si dovrebbe giudicare da come si prende cura dei suoi anziani. Tanto più se sono numerosi come in Italia, dove il rapporto è di quasi due ogni giovane. Lasciando stare gli over 65, ovvero i “giovani vecchi” che ancora se la cavano da soli, penso a quei 4,6 milioni di ultra ottantenni per cui il mese d’agosto è una terra di mezzo in cui i condomini si svuotano e ci si consegna a giorni di totale solitudine.
Anziani soli in estate: ci si alterna
Sono pochi infatti quelli che riescono ad andare coi loro cari in villeggiatura. E ancora meno “i cari” che si sobbarcano questa responsabilità. Talvolta neanche per cattiva volontà, ma perché è oggettivamente difficile gestire fuori casa una persona fragile, magari con problemi di salute o scarsa mobilità, e tutta una serie di bisogni che non sempre collimano con quelli del resto della famiglia. Ho un’amica che organizza vacanze separate per lei e la madre, per non “rovinare” a tempo debito quelle col marito. Un’altra che turna la settimana di Ferragosto con la sorella per assumersi l’onere un’estate sì e un’estate no; un’altra ancora che resta nei mesi critici in città rimandando all’autunno le ferie, consolandosi poi con mete da sogno. Comunque, è un pensiero. Soprattutto per le donne. Per cultura “bastone della vecchiaia” dei propri genitori. E caregiver designate per le esigenze di tutta la famiglia, dagli 0 ai 100 anni.
D’estate ci si affida alle introvabili badanti
Succede così che, uscite dal tunnel delle colonie estive e delle tate, ci si rinfili in quello delle badanti e delle residenze per anziani. Con tutto il carico di preoccupazioni e sensi di colpa che la cosa comporta. Perché le badanti, come le babysitter, in estate non si trovano. E se si trovano sono poco affidabili e meno pazienti delle titolari, che per contratto torneranno a settembre. Talvolta addirittura “maleducate” e “incapaci di fare due uova al tegamino“: cito dai commenti contrariati delle suocere e dalle chat disperate delle amiche. Che se fino a ieri chiedevano figlie adolescenti in prestito per portare la prole al parchetto, oggi si appellano al mutuo soccorso in rete per trovare sconosciute “referenziate” cui affidare i genitori quando vanno in vacanza, costi quel che costi.
Anziani soli in estate: c’è chi non ha il privilegio di un aiuto
E qui siamo ancora nel regno dei privilegiati. Perché poi ci sono anche vecchi che vengono abbandonati a loro stessi. E si rintanano in casa come eremiti, senza parlare con nessuno per giorni, contando sul freschino di un ventilatore, cibo in scatola e una tv sempre accesa. In fondo basta resistere un mese. Ma ogni volta è peggio. Perché l’isolamento deprime, abbassa le difese, spegne le sinapsi. Consuma.
Se gli anziani restano soli in estate è una responsabilità collettiva
Mi chiedo come sia possibile che il secondo Paese più vecchio al mondo, dopo il Giappone, affidi alle risorse e alla buona volontà delle famiglie, un’emergenza così importante. Come se fosse una responsabilità individuale e non collettiva farsi carico di quella fetta di popolazione ormai tanto numerosa, su cui si regge buona parte del nostro welfare. La verità è che si parla tanto di pensioni, ma troppo poco di pensionati. Lasciati a sopravvivere o morire, nell’indifferenza generale. Come gatti in tangenziale.