Non c’è esperienza più universale del gioco: ci accompagna fin dall’infanzia, costruisce legami, insegna regole di convivenza e apre al dialogo. È questa la filosofia che da ventitré edizioni guida Tocatì, un festival a ingresso libero che ha fatto del gioco un vero e proprio patrimonio da custodire e condividere. Perché giocare significa riscoprire la nostra umanità, ritrovare lo spazio della relazione in un tempo sospeso, libero dalle frenesie quotidiane.
Tocatì 2025: a Verona, la cultura maori
Organizzato dall’Associazione Giochi Antichi in collaborazione con il Comune di Verona e con il sostegno della Regione del Veneto, Tocatì si svolgerà dal 19 al 21 settembre, nel quartiere storico di Veronetta – sulla riva destra dell’Adige e lungo le mura veronesi patrimonio UNESCO – che diventerà teatro di incontri, sfide e racconti. Strade e piazze si animeranno di giochi tradizionali provenienti da diverse culture, che si intrecciano con la città e con le persone che la abitano e la visitano. Quest’anno l’ospite d’onore sarà la Nuova Zelanda con la cultura maori, portatrice di antiche pratiche ludiche e rituali collettivi. «Per loro il gioco è molto più di un passatempo: è un linguaggio ancestrale che educa, unisce e tramanda la memoria collettiva. Ogni gioco è un gesto culturale, un modo per rafforzare il legame tra le persone, le terre e gli antenati» spiegano da Tocatì.

Non mancheranno i giochi tradizionali italiani – tra cui Pirlì, Schida e Corsa con le botti – e altre tradizioni del mondo, in un mosaico che rende il Festival un laboratorio vivo di scambio e condivisione.
La filosofia dietro Tocatì
Nato nel 2003 e riconosciuto dall’Unesco come “Buona Pratica per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”, Tocatì non è solo un evento culturale: è un invito a riflettere sul gioco come atto comunitario. Ogni partita, ogni danza, ogni racconto diventa un modo per riaffermare il valore del tempo gratuito, del corpo che si muove, della comunità che si crea attorno a un gesto semplice e antico. In un mondo sempre più connesso ma spesso isolato, Tocatì ci ricorda che il gioco è un bene comune, da vivere e tramandare.
In questo scenario carico di significato, si realizzerà un incontro simbolico tra il patrimonio materiale della città – fatto di pietra, mura e memoria – e il patrimonio immateriale rappresentato dai giochi e dagli sport tradizionali, espressioni vive di identità e trasmissione culturale.
Incontri, racconti e spettacoli: un programma ricco
Oltre ai giochi, il Festival offre un ricco programma di conferenze, laboratori, spettacoli e concerti. Esperti di pedagogia, antropologia e cultura – tra cui Piero Dorfles e Daniele Novara – dialogheranno con il pubblico sul ruolo educativo e sociale del gioco. Non mancheranno i momenti di spettacolo, come le performance di danza e musica, e gli appuntamenti del Forum internazionale della cultura ludica, che quest’anno affronta il tema del patrimonio immateriale e delle reti culturali globali (www.tocati.it).
E allora… Tòca-a-tì, tocca a te giocare!