La chiamano paracetamol challenge e, come molte sfide nate sui social, si diffonde attraverso video e contenuti che puntano a stupire o a ottenere visibilità. L’idea è tanto semplice quanto pericolosa: assumere quantità elevate di paracetamolo, un farmaco comunemente presente nelle case degli italiani, sfidando i propri limiti. In Europa il fenomeno ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie e anche in Italia è scattato un richiamo alla prudenza. Ma gli esperti invitano a distinguere tra allarme e realtà. Al momento non ci sono prove di una diffusione significativa della challenge nel nostro Paese. Esistono però rischi concreti legati all’abuso di farmaci e a nuove forme di consumo che coinvolgono gli adolescenti, dal protossido di azoto alle sostanze psicoattive emergenti.

Che cos’è la paracetamol challenge

La paracetamol challenge è una sfida online che consiste nell’assumere dosi eccessive di paracetamolo, noto anche con alcuni nomi commerciali molto diffusi. Secondo i contenuti circolati sui social, vincerebbe chi riesce a ingerire una quantità maggiore di farmaco o a resistere più a lungo agli effetti del sovradosaggio.

I medici sottolineano che si tratta di un comportamento estremamente pericoloso. Il paracetamolo è considerato sicuro quando viene assunto nelle dosi raccomandate, ma un sovradosaggio può provocare gravi danni al fegato. Nei casi più severi può portare a insufficienza epatica acuta e richiedere il trapianto di fegato.

La particolarità di questo farmaco è che i sintomi iniziali possono essere poco evidenti. Una persona può sentirsi relativamente bene nelle prime ore dopo l’assunzione e sottovalutare la situazione. Per questo il rischio di intervenire troppo tardi è reale.

Cosa dice AIFA sul sovradosaggio negli adolescenti

Lo scorso 5 maggio, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato un richiamo all’uso corretto del paracetamolo, invitando a prestare particolare attenzione ai casi di sovradosaggio intenzionale tra gli adolescenti.

L’Agenzia ha precisato che non risultano evidenze di una diffusione della paracetamol challenge in Italia. Tuttavia ha evidenziato come il sovradosaggio volontario rappresenti un problema clinico che merita attenzione. I dati raccolti dai centri antiveleni mostrano infatti che gli episodi di abuso intenzionale coinvolgono soprattutto ragazze adolescenti e sono spesso associati a gesti autolesivi o tentativi di suicidio.

Il messaggio degli esperti è chiaro: non bisogna creare allarmismi ingiustificati, ma nemmeno banalizzare il rischio. Il fatto che il paracetamolo sia facilmente reperibile e percepito come innocuo può favorire una sottovalutazione delle conseguenze.

Per questo AIFA invita famiglie, operatori sanitari e insegnanti a promuovere una corretta informazione sull’uso dei farmaci e a prestare attenzione ai segnali di disagio emotivo nei più giovani.

Il monitoraggio del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia

Tra le strutture che seguono con maggiore attenzione questi fenomeni c’è il Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri di Pavia, uno dei principali punti di riferimento italiani per la tossicologia clinica.

Secondo quanto riportato dalla struttura, ogni anno vengono registrati circa 130 casi di abuso intenzionale di paracetamolo tra adolescenti e preadolescenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze che assumono il farmaco nell’ambito di comportamenti autolesivi.

Il monitoraggio svolto dagli specialisti non riguarda soltanto il paracetamolo. Il Centro Antiveleni è impegnato anche nella sorveglianza delle Nuove Sostanze Psicoattive (NPS), composti sintetici che vengono spesso venduti online e che possono avere effetti imprevedibili e particolarmente pericolosi.

A Pavia è stata inoltre attivata ESOD, la prima équipe ospedaliera lombarda dedicata alle dipendenze da nuove droghe. Il progetto riunisce tossicologi, psichiatri e professionisti sanitari con l’obiettivo di offrire percorsi di cura specifici per pazienti che sviluppano dipendenze da sostanze emergenti.

Dal gas esilarante alle nuove sostanze psicoattive

Se la paracetamol challenge rappresenta oggi soprattutto un campanello d’allarme, altre tendenze stanno già producendo conseguenze concrete.

Tra queste c’è il consumo di protossido di azoto, conosciuto come «gas esilarante». La sostanza viene inalata attraverso palloncini e provoca una breve sensazione di euforia. Proprio questa apparente innocuità contribuisce alla sua diffusione tra gli adolescenti e i giovani adulti.

Gli specialisti avvertono però che un uso frequente può causare danni neurologici anche gravi. Il protossido di azoto può interferire con il metabolismo della vitamina B12 e provocare disturbi della sensibilità, difficoltà motorie e problemi neurologici persistenti.

Secondo le autorità europee che monitorano il fenomeno delle droghe emergenti, il mercato delle Nuove Sostanze Psicoattive continua a evolversi rapidamente. Cannabinoidi sintetici, catinoni e altre sostanze prodotte in laboratorio possono essere acquistati online e raggiungere i giovani attraverso canali digitali difficili da controllare.

È proprio questa velocità di diffusione che preoccupa gli operatori sanitari. Le sostanze cambiano continuamente composizione e rendono più complesso riconoscerne gli effetti e intervenire tempestivamente.

Perché il ruolo degli adulti resta decisivo

Dietro molte delle sfide che nascono sui social non c’è soltanto la ricerca di visibilità. Gli esperti ricordano che spesso questi comportamenti si inseriscono in situazioni di fragilità emotiva, disagio psicologico o bisogno di appartenenza al gruppo.

Per questo la risposta non può limitarsi al controllo delle piattaforme digitali. Servono ascolto, educazione sanitaria e dialogo. Conoscere i rischi legati ai farmaci, alle sostanze e alle challenge online aiuta ragazzi e famiglie a riconoscere per tempo comportamenti potenzialmente pericolosi.

Più che inseguire ogni nuova moda del web, il vero obiettivo resta costruire una cultura della prevenzione. E in questo percorso scuola, famiglie e servizi sanitari hanno un ruolo fondamentale.