I casi di Angelo Fabbri e Francesca Alinovi sono tra le vicende più inquietanti della cronaca nera bolognese. Entrambi legati all’ambiente universitario del DAMS, furono uccisi a pochi mesi di distanza, in un periodo segnato da altri delitti che coinvolsero persone appartenenti allo stesso contesto.
A ricostruire queste storie è Carlo Lucarelli, nella nuova serie di Blu notte, Misteri dimenticati in onda su Rai 3 sabato 17 ottobre.
Angelo Fabbri, il primo dei delitti del DAMS
Il programma di Carlo Lucarelli torna su vicende rimaste a lungo nell’ombra e ripercorre gli elementi investigativi alla ricerca di risposte, come il delitto di via Poma in cui è restata uccisa Simonetta Cesaroni.
La puntata del 17 ottobre racconta la vicenda di Angelo Fabbri, che comincia alla fine del 1982. Ventiseienne, studente legato all’ambiente del DAMS e considerato uno degli allievi promettenti di Umberto Eco, Fabbri aveva abbandonato gli studi scientifici per dedicarsi alle discipline umanistiche, coltivando interessi diversi, dalla musica ai fumetti.
La sera del 30 dicembre si preparava a partire per Roma, dove avrebbe trascorso il Capodanno con alcuni amici.
Dopo una lunga telefonata con un amico, terminata nelle prime ore del 31 dicembre, il giovane uscì di casa e scomparve. Il suo corpo venne ritrovato il giorno successivo da alcuni cercatori di tartufi in un boschetto della Val di Zena, sull’Appennino bolognese.
Era stato colpito da una serie di coltellate alla schiena e il cadavere era stato avvolto in due lenzuoli, poi abbandonati in un cassonetto nelle vicinanze. Gli elementi raccolti sulla scena suggerirono che il corpo fosse stato trasportato fino al luogo del ritrovamento.
Le indagini non portarono mai all’identificazione certa dell’assassino. Nel tempo furono avanzate diverse ipotesi, ma nessuna si trasformò in una verità giudiziaria.
Rimase inoltre senza risposta una delle domande centrali del caso, ovvero perché qualcuno avesse deciso di uccidere un giovane che sembrava avere davanti a sé un futuro promettente. L’omicidio di Angelo Fabbri divenne così il primo capitolo di una sequenza di delitti che avrebbe segnato Bologna nei mesi successivi.
Francesca Alinovi, la critica d’arte uccisa a Bologna
Il 12 giugno 1983 Francesca Alinovi, 35 anni, venne assassinata nel suo appartamento di via del Riccio, nel centro di Bologna. Ricercatrice e critica d’arte, insegnava al DAMS ed era una figura conosciuta nel panorama artistico contemporaneo.
Si occupava in particolare delle nuove espressioni creative e della street art, seguendo da vicino le esperienze degli artisti americani e contribuendo a far conoscere in Italia personalità come Keith Haring e Jean Michel Basquiat.
Il corpo venne scoperto tre giorni dopo, il 15 giugno, quando un amico, preoccupato perché non riusciva a mettersi in contatto con lei, chiese l’intervento dei vigili del fuoco.
L’autopsia accertò che la donna era stata colpita con 47 coltellate, perlopiù superficiali, una delle quali aveva reciso la giugulare provocandone la morte. Nell’appartamento non furono rilevati segni evidenti di effrazione e gli investigatori si concentrarono sulle persone che frequentavano la vittima.
Tra gli elementi che alimentarono il mistero c’era anche una scritta in inglese sul vetro di una finestra del bagno, oltre a un paio di occhiali che non appartenevano alla donna.
La scritta, inizialmente interpretata come un messaggio lasciato dall’assassino, si rivelò in seguito precedente al delitto e riconducibile a un amico della ricercatrice. Anche la presenza degli occhiali contribuì a rendere più complessa la ricostruzione, senza fornire da sola una risposta definitiva sull’identità dell’autore dell’omicidio.
Francesco Ciancabilla, il processo e i dubbi sulla condanna
Le indagini si concentrarono su Francesco Ciancabilla, un giovane pittore di 23 anni, allievo di Francesca Alinovi, con cui aveva una relazione sentimentale difficile. Il ragazzo dichiarò di avere trascorso con lei il pomeriggio del 12 giugno, prima di partire per Pescara.
Gli investigatori ricostruirono gli spostamenti della coppia e cercarono di stabilire l’ora esatta della morte, analizzando anche l’orologio della vittima, fermo dopo l’omicidio.

La ricostruzione investigativa attribuì particolare importanza a questo dettaglio, insieme alle testimonianze e agli altri indizi raccolti. Ciancabilla venne arrestato il 21 giugno 1983, ma il percorso giudiziario fu complesso.
Assolto in primo grado, venne condannato in appello sulla base di elementi indiziari. La condanna fu confermata dalla Corte di Cassazione, mentre l’uomo continuò a dichiararsi innocente. Dopo essere fuggito in Spagna durante l’iter giudiziario, venne arrestato a Madrid nel 1997 e riportato in Italia per scontare la pena.
I dubbi sollevati nel corso degli anni, le incongruenze discusse nelle ricostruzioni e la persistente proclamazione d’innocenza di Ciancabilla hanno continuato ad alimentare l’interesse per una vicenda ma non hanno mai portato a una vera riapertura del caso come successo, ad esempio, per l’omicidio di Garlasco.
I delitti del DAMS e l’ipotesi di un unico assassino
La morte di Angelo Fabbri e quella di Francesca Alinovi non furono gli unici omicidi a coinvolgere persone legate al DAMS tra il 1982 e il 1983. Il 3 luglio 1983 venne trovata morta Liviana Rossi, una studentessa, mentre nel dicembre dello stesso anno fu rinvenuto il corpo di Leonarda Polvani, scomparsa da Bologna il 29 novembre.
Anche il delitto di Polvani rimase irrisolto, andandosi così a unire a una lunga lista di omicidi senza colpevole accertato come il giallo di Posillipo o l’uccisione di Salvatore Dongu.
La vicinanza temporale delle morti e il legame delle vittime con l’ambiente universitario contribuirono alla diffusione dell’espressione «delitti del DAMS». Si fece strada anche l’ipotesi che dietro alcuni degli omicidi potesse esserci un unico responsabile, un possibile serial killer che agiva nell’ambiente culturale bolognese.
Tuttavia, non è mai stata accertata giudiziariamente l’esistenza di un collegamento tra tutti questi casi, che devono essere distinti sulla base delle prove disponibili.
A distanza di oltre quarant’anni, la domanda su chi abbia ucciso Angelo Fabbri non ha ancora una risposta certa.