Una ragazza di 22 anni esce dalla sua storia familiare e sembra svanire nel nulla. È il 4 giugno 2012 quando di Agata Scuto, giovane di Acireale con disabilità, si perdono le tracce. Passano gli anni, senza un corpo e senza una risposta capace di spiegare che cosa le sia successo. Poi una lettera anonima riaccende l’attenzione sul caso e le indagini prendono una nuova direzione.

Quella lunga storia di sospetti, testimonianze e domande arriva così in un’aula di tribunale. Il processo torna sotto i riflettori il 26 agosto alle 21:15 su Rai 3, nella puntata di Un giorno in Pretura dedicata al caso.

Chi era Agata Scuto e cosa successe il 4 giugno 2012

Agata Scuto viveva ad Acireale con la madre e i fratelli. Aveva una disabilità, soffriva di epilessia e aveva una menomazione a un braccio e a una gamba. Aveva inoltre problemi psichici e conduceva una vita prevalentemente in casa.

Il 4 giugno 2012 la madre uscì insieme a uno degli altri figli per andare a trovare la nonna della ragazza. Agata rimase a casa. Al ritorno, però, non c’era più.

Qualche giorno dopo il fratello maggiore denunciò la scomparsa ai carabinieri. Agata non tornò a casa e non riscosse più personalmente la pensione di invalidità, che continuò invece a essere percepita dalla famiglia.

Nella vicenda entrò anche il racconto di Rosario Palermo, allora compagno della madre. L’uomo disse di avere visto Agata circa dieci giorni dopo la scomparsa insieme a un «ragazzo biondo». La denuncia venne successivamente ritirata.

Passarono gli anni, senza che arrivasse una risposta alla domanda più importante: dove era finita Agata?

Agata Scuto, la lettera anonima e la riapertura del caso

Una svolta arriva nel 2020. Una lettera anonima indirizzata alla redazione di Chi l’ha visto? riportò l’attenzione sulla scomparsa della giovane. Il caso tornò così sotto i riflettori e le indagini ripartirono.

La Procura di Catania iniziò a lavorare sull’ipotesi che Agata non si fosse allontanata volontariamente. L’attenzione degli investigatori si concentrò sull’ambiente familiare e, in particolare, su Rosario Palermo.

Nel gennaio 2022 l’uomo venne arrestato. L’accusa nei suoi confronti è di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Palermo ha sempre sostenuto la propria innocenza.

L’assenza del corpo rende inevitabilmente ancora più complessa la ricostruzione di quanto sarebbe accaduto quel 4 giugno. Per l’accusa, però, diversi elementi raccolti durante le indagini porterebbero nella stessa direzione.

Agata Scuto e la possibile gravidanza

Uno degli aspetti più delicati della ricostruzione riguarda una possibile gravidanza della giovane. Agata teneva un diario nel quale annotava anche informazioni relative al ciclo mestruale. Dalle annotazioni sarebbe emersa un’assenza delle mestruazioni per circa due mesi.

Anche la madre ha raccontato che la figlia le aveva confidato di non avere più il ciclo. Nel diario, inoltre, sarebbe comparsa la frase «mamma cornuta». Elementi che hanno alimentato l’ipotesi investigativa di un rapporto tra Agata e il compagno della madre.

La possibile gravidanza non viene però indicata come un fatto accertato. È uno degli elementi sui quali si basa la ricostruzione dell’accusa. Secondo questa ipotesi, Agata potrebbe essere rimasta incinta di Palermo e proprio il timore che la relazione emergesse sarebbe stato il movente del delitto.

La madre della ragazza ha raccontato di non avere inizialmente sospettato del compagno. Dopo il suo arresto, ricordò quanto fosse stata legata a quell’uomo e quanto le fosse sembrato inconcepibile pensarlo responsabile della morte della figlia.

Perché Rosario Palermo è finito sotto accusa

Tra gli elementi considerati dagli investigatori ci sono alcune intercettazioni. Palermo, mentre si trovava da solo in automobile, avrebbe parlato della possibilità che il corpo di Agata venisse trovato in un casolare a Pachino, in provincia di Siracusa.

Nei suoi discorsi avrebbe fatto riferimento anche allo strangolamento e al corpo bruciato. Avrebbe inoltre riflettuto sulla possibilità di recarsi sul posto per controllare cosa ne fosse rimasto. Sono elementi che l’accusa considera particolarmente significativi, ma che non equivalgono a una confessione formale.

La Procura contesta inoltre la ricostruzione fornita dall’uomo sui suoi spostamenti nel giorno della scomparsa. Palermo aveva raccontato di essere andato a raccogliere lumache nella piana di Catania oppure origano sull’Etna. Per l’accusa, invece, si tratterebbe di un falso alibi.

Nel corso delle indagini è stato sequestrato anche un oggetto metallico macchiato di sangue che si trovava nella disponibilità dell’uomo. Palermo ha spiegato quella presenza sostenendo di essersi ferito a una gamba.

Durante il processo ha continuato a respingere le accuse. Parlando di Agata, ha affermato: «Per me era come una figlia». Rosario Palermo è stato condannato all’ergastolo ma la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza.

Un caso simile a quello di Carol Maltesi, che ha visto di nuovo l’annullamento dell’ergastolo per Davide Fontana.

Il corpo di Agata Scuto non è mai stato ritrovato

A più di dieci anni dalla scomparsa resta un dato che pesa su tutta la vicenda: il corpo di Agata non è mai stato trovato. Non è stato quindi possibile stabilire attraverso il ritrovamento dei resti cosa le sia accaduto e dove.

Per sua madre, Mariella, rimane soprattutto il bisogno di sapere dove sia sua figlia. Rivolgendosi all’ex compagno, gli ha chiesto di rivelare dove sarebbe stato nascosto il corpo di Agata.

Il caso Agata Scuto a “Un giorno in Pretura”

Il processo torna ora al centro dell’attenzione con la puntata di Un giorno in Pretura del 26 agosto su Rai 3. Ma dietro testimonianze, intercettazioni e ipotesi investigative resta la storia di una ragazza scomparsa da casa a 22 anni.

roberta petrelluzzi posa per i giornalisti

E una domanda che, dal 4 giugno 2012, non ha ancora trovato una risposta definitiva: che cosa è successo ad Agata Scuto? L’omicida era una persona che Agata conosceva bene? Uno di famiglia magari, come nel caso di Silvana Aru, la donna uccisa a Roma da un caro amico del figlio della vittima.