Nelle ultime settimane il grande schermo è tornato a popolarsi di ombre, castelli e tempeste. Luc Besson ha portato al cinema il suo Dracula, una versione visionaria e malinconica del vampiro più famoso della letteratura, mentre Guillermo del Toro ha firmato un sontuoso Frankenstein, immerso in un’estetica cupa e poetica. Due film diversi, ma accomunati da un filo invisibile: il fascino del mostro come specchio dell’uomo. Entrambi raccontano l’eterna tensione tra vita e morte, amore e distruzione, luce e tenebra. E in fondo, il loro ritorno non sorprende: Dracula e Frankenstein sono miti moderni, sempre pronti a rigenerarsi nel linguaggio del cinema. Non è certo la prima volta che le due creature letterarie hanno ispirato registi, attori e intere generazioni di spettatori.

Dracula, dal romanzo di Bram Stoker al cinema

Pubblicato nel 1897, Dracula è un romanzo epistolare che, in un’ambientazione gotica, mescola mistero e paura del diverso. Tutto comincia con Jonathan Harker, giovane avvocato inglese inviato in Transilvania per assistere un cliente aristocratico: il conte Dracula. Ben presto Harker si accorge che quel cliente è un vampiro che si nutre di sangue umano e progetta di trasferirsi in Inghilterra. La storia si sposta a Londra, dove Dracula semina terrore e seduzione, mentre un gruppo di amici guidati dal professor Van Helsing tenta di fermarlo. Il romanzo di Bram Stoker riflette le ansie dell’epoca vittoriana — la paura della contaminazione, la repressione sessuale, la scienza che sfida il divino — ed è diventato il modello di ogni storia di vampiri successiva.

Dracula di Luc Besson (2025)

Nel nuovo film di Luc Besson, il vampiro ha il volto intenso di Caleb Landry Jones, mentre Christoph Waltz interpreta un sacerdote ossessionato dal male, Zoë Bleu è Mina Murray e Matilda De Angelis compare in un ruolo chiave. Dracula di Besson alterna sensualità e introspezione, con un ritmo da thriller psicologico e una fotografia che unisce antico e moderno. Più che un horror, è una tragedia sull’immortalità e la solitudine.

Dracula (1931) di Tod Browning

Uscito nel 1931, Dracula di Tod Browning è il film che ha dato un volto definitivo al vampiro. Bela Lugosi, con il suo accento esotico e lo sguardo ipnotico, ha creato l’archetipo del conte: elegante, inquietante, irresistibile. L’atmosfera teatrale e le ombre espressioniste hanno fatto scuola, trasformando Dracula in un classico immortale.

Dracula, il principe delle tenebre (1966) di Terence Fisher

Con Christopher Lee nel ruolo del conte e la regia di Terence Fisher, Dracula, il principe delle tenebre (1966) portato il mito in una nuova era: più sangue, più sensualità, più colore. Lee ha dato al conte un’energia animalesca e tragica, diventando il volto del vampiro per un’intera generazione.

Bram Stoker’s Dracula (1992) di Francis Ford Coppola

Gary Oldman, Winona Ryder, Keanu Reeves e Anthony Hopkins: un cast da sogno per una delle versioni più sontuose mai girate. Con il suo Bram Stoker’s Dracula (1992), Francis Ford Coppola recupera l’anima romantica del romanzo, raccontando un personaggio innamorato e dannato. I costumi di Eiko Ishioka e la fotografia barocca hanno reso il film un capolavoro visivo.

Dracula morto e contento (1995) di Mel Brooks

Dracula si è prestato anche a interpretazioni ironiche e parodistiche. Nel 1995 Mel Brooks ha preso il mito e lo ha ribaltato in un film irresistibile. In Dracula morto e contento Leslie Nielsen nei panni del conte è goffo, teatrale e terribilmente comico. È l’altra faccia del vampiro: l’ombra che fa ridere invece di spaventare.

Frankenstein, al cinema la creatura di Mary Shelley

Pubblicato nel 1818, Frankenstein; o il moderno Prometeo (queto il titolo completo dell’opera) è il primo grande romanzo di fantascienza. Mary Shelley, appena diciannovenne, racconta la storia di Victor Frankenstein, uno scienziato che sfida la natura tentando di creare la vita. La sua creatura, assemblata da pezzi di cadaveri, si rivela intelligente e sensibile, ma viene rifiutata dal suo stesso creatore. Il libro esplora temi ancora attuali: la responsabilità della scienza, il confine tra progresso e follia, la solitudine dell’essere umano. Frankenstein non è solo un horror, ma una tragedia filosofica sull’abisso tra uomo e dio.

Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro

Il regista premio Oscar Guillermo del Toro torna al gotico, prendendosi qualche piccola libertà rispetto al romanzo. Il cast è di prim’ordine: Oscar Isaac è Victor Frankenstein, Jacob Elordi interpreta la Creatura, mentre Mia Goth e Christoph Waltz completano il gruppo. Frankenstein di Del Toro è un film maestoso, pieno di empatia e dolore, in cui il mostro è più umano degli uomini che lo giudicano. La scenografia è un’opera d’arte fatta di ombre, pioggia e fulmini: il perfetto laboratorio del regista messicano.

Frankenstein (1931) di James Whale

Con Boris Karloff nei panni della Creatura, Frankenstein di James Whale (1931) è il film che ha scolpito per sempre l’immagine del mostro: la testa squadrata, le cicatrici, i bulloni sul collo. Una tragedia moderna che mescola pathos e terrore. La scena del “It’s alive!” è una delle più citate della storia del cinema.

Mary Shelley’s Frankenstein (1994) di Kenneth Branagh

Nel 1994 Kenneth Branagh dirige e interpreta Victor Frankenstein, mentre Robert De Niro dà corpo e anima alla Creatura nel film Mary Shelley’s Frankenstein. È una versione sontuosa e drammatica, molto fedele al romanzo originale, dove la follia del protagonista e la sofferenza del suo esperimento diventano un’unica tragedia umana.

Frankenstein Jr. (1974) di Mel Brooks

Mel Brooks colpisce ancora, trasformando il mito in una commedia geniale. Nel suo Frankenstein Jr. (1974) Gene Wilder è il nipote del dottor Frankenstein che tenta di redimere il nome di famiglia, ma finisce per ripetere gli stessi errori. In bianco e nero, pieno di gag e battute cult, è una delle parodie più amate di sempre.