Frankenstein è il nuovo film del regista Guillermo del Toro, che ha portato al cinema e su Netflix una versione completamente nuova del classico di Mary Shelley. Il lungometraggio segna il ritorno del regista al gotico, uno dei generi che più gli appartengono. Dopo i successi di La forma dell’acqua e Crimson Peak, il nuovo lavoro promette di unire emozione, spettacolo e una cura artigianale ormai rara nel cinema contemporaneo.
Il cast di Frankenstein: chi sono i protagonisti
Il film Frankenstein riunisce un cast d’eccezione. Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein, lo scienziato che sfida i limiti della natura nel tentativo di creare la vita, mentre Jacob Elordi veste i panni della Creatura, un personaggio che il regista descrive come «tragico e profondamente umano». Accanto a loro ci sono Mia Goth, Christoph Waltz, Charles Dance e Lars Mikkelsen, in un ensemble che fonde talento, fascino e intensità. Guillermo Del Toro firma anche la sceneggiatura e la produzione, realizzando finalmente un sogno che coltivava da oltre vent’anni: dare la sua versione personale del personaggio nato dalla penna di Mary Shelley, con il tono poetico e malinconico che da sempre contraddistingue il suo cinema.
Dove e quando vederlo
Frankenstein è disponibile su Netflix, ma il regista e gli attori hanno invitato il pubblico a viverlo anche in sala, per non perdere l’esperienza visiva e sonora pensata per il grande schermo. L’anteprima mondiale ha avuto luogo alla Mostra del Cinema di Venezia il 30 agosto 2025, seguita da un’uscita limitata nei cinema a metà ottobre. La scelta di una doppia distribuzione riflette la volontà di Guillermo Del Toro di restituire al pubblico il piacere del cinema come esperienza collettiva, ma anche di renderlo accessibile a tutti.
Il significato di Frankenstein
Alla base di Frankenstein c’è una domanda antica e sempre attuale: fin dove può spingersi l’essere umano nel desiderio di conoscere e creare? Il romanzo di Mary Shelley è una riflessione sulla scienza, sulla solitudine e sulla responsabilità morale del progresso. Victor Frankenstein è un giovane scienziato mosso da curiosità e ambizione, che però oltrepassa un confine etico. La sua creatura, costruita con parti di corpi e riportata alla vita grazie a un esperimento, diventa il simbolo di tutto ciò che la società rifiuta di accettare. Guillermo del Toro riprende questo significato, trasformando la storia in una parabola su empatia e paura della diversità. Il suo Frankenstein non parla della necessità di riconoscere nell’altro una parte di noi stessi. È una metafora della solitudine moderna, del bisogno di essere visti e amati nonostante le imperfezioni, e un monito su quanto sia fragile il confine tra creazione e distruzione.
Cosa cambia rispetto al romanzo
Rispetto al romanzo di Mary Shelley, questo Frankenstein introduce alcune differenze sostanziali. Nel libro, la creatura nasce dal desiderio di conoscenza e dalla paura dell’ignoto; qui, invece, diventa simbolo della fragilità e dell’umanità imperfetta. L’autrice scriveva in un’epoca di scoperte scientifiche e rivoluzioni industriali, mentre Guillermo Del Toro rilegge la storia alla luce delle ansie moderne: l’intelligenza artificiale, la solitudine, la difficoltà di accettare ciò che è diverso. Anche il tono cambia: meno filosofico, più cinematografico, con un equilibrio tra spettacolo e introspezione. La creatura non è più solo “mostro”, ma un riflesso di ciò che ognuno teme di vedere in sé stesso. Dal punto di vista narrativo, la trama resta fedele alla struttura del romanzo.
Un film “artigianale”
Frankenstein di Guillermo del Toro è un film letteralmente costruito a mano, frutto di un lavoro artigianale e maniacale durato anni. Sono stati creati 119 set tra Toronto e Edimburgo, con oltre 3.000 giornate di lavoro, sei mesi per modellare la nave Horisont e più di 1.200 giornate solo per l’esterno della torre. Ogni ambiente, dal laboratorio di Victor Frankenstein alle stanze della casa, è stato realizzato con materiali autentici e un’attenzione filologica che fonde gotico e realismo industriale. La scenografa Tamara Deverell ha perfino consultato un costruttore di modelli navali per garantire la fedeltà delle strutture. La designer Kate Hawley invece ha intrecciato moda, simbolismo e scienza nei costumi. Anche Jacob Elordi, che interpreta la Creatura, ha affrontato una trasformazione fisica radicale con 42 protesi in silicone (14 solo su testa e collo) applicate ogni giorno in oltre dieci ore di trucco.
Un evento cinematografico da non perdere
Con Frankenstein, Guillermo del Toro firma uno dei film più attesi dell’anno, una produzione imponente ma realizzata con passione artigianale, capace di riportare il grande gotico al centro dell’immaginario contemporaneo. E per chi ama il cinema d’autore, le storie che uniscono emozione e bellezza visiva, questo è un appuntamento da segnare in agenda.