Come nasce una leggenda? Quasi sempre nel cuore e negli occhi di un bambino. È stato così anche per Michael Jackson, raccontato in Michael, il film di Antoine Fuqua (già regista di successi come Training Day, King Arthur e la saga The Equalizer) ora al cinema dopo una faraonica anteprima mondiale a Berlino.
A interpretare il re del pop, con una somiglianza impressionante, suo nipote Jaafar Jackson, figlio di Jermain, fratello maggiore di Michael, e membro – con lui, Jackie, Tito e Marlon – della leggendaria band Jackson 5.
Sui passi di zio Michael e dei Jackson Five

Jaafar aveva 13 anni quando, nel 2009, suo zio morì per un arresto cardiaco dovuto a un’intossicazione da un potente anestetico e benzodiazepine. Oggi ne ha 29 e un talento innato per il canto e la danza, coltivato anche “studiando” fin da piccolo i memorabili passi di Michael. Non è un caso che il suo primo film da protagonista coincida con il biopic sullo zio.
«Sono cresciuto circondato dalla sua musica, permea i primi ricordi che ho. Quando ho letto il copione del film ho pianto, mi ha riportato alla memoria tante emozioni di quando ero bambino. Già allora imparavo i suoi movimenti nei minimi dettagli, girando il film ho capito che dovevo comprenderne anche il significato. Più andavo avanti, più sentivo di entrare nel mondo interiore di zio Michael. Ma non mi interessava imitarlo: volevo catturare la sua essenza, più che replicarlo. Per restituirlo sullo schermo dovevo sentirlo con il cuore, non solo con il corpo».
Moonwalk: l’emozione di essere Michael Jackson
Ovviamente il ballo, con l’iconico “moonwalk”, non era trascurabile. «Il mio segreto è stata la ripetizione: lavoravo per ore su un singolo movimento, cercando di portare il mio corpo oltre il limite, e piano piano sentivo di riuscire a sbloccarmi» racconta Jaafar, rivelando che c’è stato un momento che ha cambiato tutto.
«Sul set, dopo la prima sessione di trucco e parrucco, sono tornato nel mio camper e per la prima volta mi sono guardato allo specchio con i suoi costumi addosso, truccato e pettinato come lui. Mi sono fermato, a bocca aperta. Era così tanto tempo che provavo e riprovavo per arrivare a quel punto che mi sono dovuto prendere alcuni minuti per realizzare che era vero, stavo proprio diventando Michael».
Nessuno in famiglia sapeva che Jaafar avrebbe interpretato lo zio

Passata l’epifania emotiva, è stato tutto in discesa, anche se non ha voluto parlare del film fino all’ultimo: «Per un anno ho tenuto la notizia nascosta a tutti, un segreto solo mio che all’inizio non ho condiviso neanche con la mia famiglia. Volevo vedermela da solo, capire senza interferenze come fare. E anche se ci sarei riuscito. Non volevo parlare troppo presto».
Le nuove generazioni devono conoscere Michael Jackson
Il suo desiderio, ora che Michael diventa di tutti? «Che il pubblico senta l’energia che aveva mio zio e che le nuove generazioni possano capire chi sia stato». Gli fa eco l’enfant prodige Juliano Krue Valdi, che interpreta Jackson da bambino, pur non nascondendo la fatica: «Se ripenso all’allenamento per i suoi passi di danza, mi fa ancora male tutto!».
Colpisce una scena in cui il padre, interpretato da Colman Domingo, picchia Michael con la cinta, ma i problemi della star con lui sono l’unica ombra di un film per il resto brillante, motivazionale, da grande pubblico. Un fan-movie che fa leva sul sentimento di nostalgia per un divo planetario scomparso a soli 50 anni e si serve delle musiche travolgenti per tracciare la via del sogno diventato realtà.
Michael Jeckson sapeva ballare e cantare come nessun altro
Nessun cenno agli aspetti più controversi, tantomeno ai processi, ci si limita a dipingere il coming of age di un bambino prodigio capace di cantare e ballare come nessun altro al mondo. Sfilano sullo schermo i primi successi, la passione per scimpanzé e animali esotici, il mito di Peter Pan, la scoperta della vitiligine, la chirurgia per ridurre il naso, l’incidente del 1984 in cui gli andarono a fuoco i capelli e finì in ospedale, la fama planetaria, il video iconico di Thriller ricreato da zero.
Ma anche il supporto dell’avvocato di fiducia impersonato da Miles Teller e il bel rapporto con la madre, per lui «simbolo di sicurezza e amore» dice Nia Long, che la interpreta. «Michael ha avuto la grande responsabilità di crescere di fronte a milioni di persone e l’evoluzione da ragazzino a uomo può essere molto difficile».
Michael, non mancano le controversie
Come difficile è la parte che a oggi resta non raccontata sullo schermo, se non dalla docuserie Processo a Michael Jackson che ripercorre le gravi accuse di molestie e abusi su minori: tra i nomi dei bambini spuntò anche quello di Macaulay Culkin, che ha sempre difeso la popstar e rivendicato l’amicizia nata dopo il successo di Mamma, ho perso l’aereo e il video di Black or White. Se nel 1993 fu raggiunto un accordo economico extra giudiziale con il padre di un ragazzino, nel 2005 la popstar venne assolta, ma gli eredi hanno continuato ad affrontare problemi legali. Si sono riversati anche sul film, di cui è stato interamente rigirato il finale: si conclude con il re del pop all’apice della carriera durante il tour di Bad nel 1987 e si vocifera già di un sequel.
La famiglia Jackson è stata coinvolta sin dal principio nella lavorazione e nella promozione, a cui però non hanno in alcun modo voluto partecipare né la sorella del cantante Janet né la figlia Paris, polemica su tutta l’operazione del biopic: «Ci sono tante inesattezze e bugie. Se volete, guardatelo e divertitevi; ma lasciatemi fuori da tutto questo».