A 17 anni voleva lasciare la scuola per fare lo scrittore, ma la madre gli disse: «Prima studia e fatti una posizione, poi potrai scrivere quello che vorrai». Oggi Ildefonso Falcones è sposato, ha quattro figli e ringrazia i consigli materni, perché non è solo un noto avvocato di Barcellona, ma anche uno degli scrittori più amati al mondo. Il suo romanzo La cattedrale del mare nel 2006 ha venduto 1 milione e mezzo di copie ed è stato tradotto in più di 40 Paesi; nel 2016 è arrivato il seguito, Gli eredi della terra, da cui è stata tratta una serie Netflix; lo scorso giugno è stato il turno del terzo capitolo della saga, In guerra e in amore (tutti Longanesi).

La trama di “In guerra e in amore”

Protagonista di quest’ultimo romanzo di Ildefonso Falcones è il nipote del primo Arnau Estanyol, lo scaricatore di porto catalano che salì al rango nobiliare per aver contribuito alla costruzione della cattedrale di Santa Maria del Mar, a Barcellona. Ambientato a Napoli quando gli aragonesi sottrassero il regno ai francesi, il romanzo narra 40 anni di storia a partire dal 1442. Il nuovo Arnau Estanyol, conte di Navarcles e compagno d’armi del re Alfonso V d’Aragona, è tra i conquistatori di Napoli e tra i membri più in vista a corte: un ambiente complesso in cui Arnau si ritrova insieme a Sofia, vedova abilissima nei giochi di potere.

Un premio importante per Ildefonso Falcones

Oltre a guerra e politica, nel nuovo bestseller di Ildefonso Falcones, ci sono l’amore e il sesso, con un finale da grande classico e una morale riassumibile così: arrendersi in amore può essere più complicato che difendersi in guerra. Abbiamo incontrato lo scrittore spagnolo in occasione del prestigioso “Premio Crédit Agricole. La storia in un romanzo” al Festival Pordenonelegge. La motivazione del riconoscimento è quasi scontata per i suoi lettori: «Aver restituito con i suoi romanzi la voce alle masse dimenticate della grande storia».

Napoletani contro spagnoli nel 1400

Perché ha scelto di ambientare In guerra e in amore nella Napoli conquistata dagli spagnoli?

«Seguendo cronologicamente gli eventi della saga, dovevo decidere se raccontare la decadenza del regno di Catalogna o la conquista del Regno di Napoli. Ho pensato che dal punto di vista letterario sarebbe stato più interessante seguire la seconda: mi intrigava lo scontro tra le due culture. In Italia nel 1442 si respirava già l’aria del Rinascimento, filosofi e scrittori parlavano di umanesimo e libertà, mentre la Spagna viveva la coda del Medioevo, era indietro di 50 anni. Queste contraddizioni erano terreno fertile per le vicende narrate nel libro».

I napoletani non amavano gli spagnoli: li consideravano avidi, guerrafondai, poco colti…

«Gli aragonesi erano bellicosi, i napoletani intellettuali. La coabitazione non fu facile, ma a un certo punto del libro descrivo un incontro tra i vertici dei due eserciti: i napoletani riconobbero ai catalani la superiorità come guerrieri; gli spagnoli riconobbero ai napoletani l’intelligenza strategica».

Anche il nobile catalano Arnau Estanyol all’inizio fatica a comprendere la cultura italiana.

«Arnau ha deciso di dedicare la propria esistenza alla difesa della Corona aragonese, mettendo a repentaglio la sua vita e anche quella dei suoi familiari rimasti in Spagna. A complicare le cose si insinuano il tradimento del fratellastro avido e corrotto Gaspar a Napoli e la minaccia alla sua casata in Spagna. Chissà se alla fine troverà la pace, e magari anche l’amore?».

In guerra e in amore (Longanesi) è il nuovo romanzo di Ildefonso Falcones, terzo capitolo della saga iniziata con La cattedrale del mare (2006) e proseguita con Gli eredi della terra (2016).
In guerra e in amore (Longanesi) è il nuovo romanzo di Ildefonso Falcones, terzo capitolo della saga iniziata con La cattedrale del mare (2006) e proseguita con Gli eredi della terra (2016).

Ildefonso Falcones: «Ci scandalizziamo per il sesso ma non per la violenza»

Re Alfonso V d’Aragona aveva una vita sentimentale particolare.

«Storicamente è accertato che amò appassionatamente un paggio di 16-17 anni, a cui concesse titoli nobiliari, denaro, terreni. La sua morte gli spezzò il cuore, tanto da scrivere lui stesso l’elogio funebre. Con la moglie Maria non ebbe figli legittimi, in compenso ebbe diversi figli naturali dalle amanti. Amò per anni anche una giovane donna della sua corte, Lucrezia, pur non avendo mai rapporti carnali con lei. La sua era una sessualità complessa e fuori dalle regole, conosciuta e accettata tra i nobili: i poeti cantavano la verginità della sua amante e un filosofo di corte scrisse il libro L’ermafrodita, in cui difendeva le relazioni tra uomini».

Nel romanzo parla anche di sodomia e incontri bisessuali, senza timore di scandalizzare…

«Stiamo subendo una deriva puritana che ci arriva da altre culture, come quella americana. Per esempio, quando uso il programma Word e cerco sinonimi per i vocaboli sessuali, mi suggerisce sempre parole “politicamente corrette”. Noto anche che molti autori, se si tratta di descrivere un rapporto sessuale, passano alla scena successiva: ci ritroviamo direttamente i protagonisti che fanno colazione la mattina dopo. Io descrivo il sesso quando è funzionale alla trama, perché questa è la realtà e mi piace raccontare la passione. Oggi abbiamo normalizzato la violenza dura, ma ci scandalizziamo per una scena di sesso esplicito».

Amore e guerra sono i protagonisti del titolo del libro. Più difficile vincere in guerra o in amore?

«La guerra è complicata, ma alla fine è soprattutto questione di strategia. L’amore è tremendamente complesso: all’inizio sembra tutto semplice, per via della passione, però col tempo occorre mettere in atto anche qui strategie quotidiane. Tuttavia è questo che lo rende unico».

Ildefonso Falcones e le “masse dimenticate”

A Pordenonelegge viene premiato “per aver dato voce alle masse dimenticate”. Le attuali democrazie garantiscono al popolo più diritti e libertà?

«La democrazia si è autodistrutta, non la definisce certo il diritto al voto. La vera democrazia è rispettare le persone, far funzionare le istituzioni, mantenere le promesse fatte agli elettori. Siamo nel secolo del populismo e delle bugie, il mondo appartiene sempre di più agli autocrati, stile Putin e Trump. E mi amareggia vedere molti giovani che preferiscono barattare le libertà in cambio di ordine e controllo sociale».

Sua madre le disse di studiare, perché non è facile vivere di scrittura. Lei cosa consiglierebbe ai giovani?

«Il mio rammarico è non aver avuto il tempo di ringraziarla… Ai giovani direi che chi pretende di vivere di sola scrittura deve subire i condizionamenti del mercato e non sarà mai libero. Chi invece sviluppa un talento produttivo, e lo mette a frutto, potrà scrivere ciò che vuole».