Indipendente e caparbia, idealista e femminista, Petra Delicado entra nella polizia di Barcellona in un’epoca in cui le donne erano pochissime. Nata dalla penna di Alicia Giménez-Bartlett nel 1996 con il romanzo Riti di morte, è la protagonista di 13 bestseller pubblicati in tutto il mondo (in Italia da Sellerio). Ed è la ragione per cui la 74enne scrittrice spagnola ha ricevuto il Premio Hemingway 2025 nella sezione letteratura, perché «ha saputo trasformare il genere poliziesco in uno strumento di esplorazione sociale e psicologica».

Com’è nata l’ispettrice Petra Delicado

Come nasce Petra, prima ispettrice della storia della letteratura?

«Nei gialli che leggevo da giovane le donne erano vittime di crimini efferati, timide assistenti di uomini importanti o femme fatale. Ho pensato che avrei voluto leggere storie in cui la donna era invece l’investigatrice e che il personaggio dovesse andare oltre gli stereotipi dei polizieschi di quel tempo».

Dagli anni ’90 a oggi Petra ha mantenuto il suo carattere determinato, ma sembra più riflessiva.

«La donna combattiva, indipendente e femminista in quasi 30 anni ha conosciuto persone di ogni tipo, ha avuto esperienze incredibili, quindi oggi comprende meglio l’animo umano, è più empatica. Inoltre, ha imparato a dare valore alle piccole cose: una cena con il compagno e i figli di lui, un weekend di relax, passeggiate, buone letture».

Il ritmo della narrazione è scandito dalle schermaglie tra Petra e il suo vice Fermín.

«Non potrebbero essere più diversi: lei burbera ma intelligente e di larghe vedute; lui tradizionale, bonaccione, amante dei piaceri della vita. Anche nelle indagini non la pensano quasi mai nello stesso modo, ma Fermín è una spalla perfetta. Sono come una coppia dopo anni d’amore: si vogliono bene e, soprattutto, si stimano reciprocamente».

I gialli di Alicia Giménez-Bartlett raccontano la società

Quanto sono importanti i dialoghi in un romanzo?

«Quando Fermín trascina Petra a bere una birra o a mangiare chorizo, i loro scambi sono l’occasione per far conoscere la loro personalità e per parlare del contesto in cui si svolge la storia. I dialoghi sono fondamentali per mantenere alta l’attenzione dei lettori, nello stesso tempo l’autore riesce a comunicare il suo sguardo sul mondo».

Lei mescola il noir con il racconto psicologico e sociale.

«Nella mia ultima raccolta, Una poco di buono, parlo di disagio giovanile, deep web, dipendenze, famiglie disfunzionali, relazioni tossiche. I casi da risolvere sono una parte dei miei romanzi, perché penso che la letteratura debba esplorare anche l’aspetto umano e sociale. I gialli che si limitano all’intreccio, senza parlare anche del contesto, li trovo banali, rinchiusi nel concetto di narrativa di genere».

Infatti lei ha appena vinto il Premio Hemingway nella sezione letteratura…

«Quello che rende un giallo “letteratura” è il modo in cui si racconta la storia. Da sempre i grandi autori parlano anche di crimini e misteri. Oggi si sacrifica l’aspetto letterario a favore di quello commerciale».

La donna che fugge, l’ultimo romanzo di Alicia Giménez-Bartlett con protagonista Petra Delicado, uscito nel 2024. Quest’anno è stata pubblicata la raccolta Una poco di buono. Sei indagini di Petra Delicado (sempre per Sellerio).
La donna che fugge è l’ultimo romanzo di Alicia Giménez-Bartlett con protagonista Petra Delicado, uscito nel 2024. Quest’anno è stata pubblicata la raccolta Una poco di buono. Sei indagini di Petra Delicado (sempre per Sellerio).

Le somiglianze tra Alicia-Giménez Bartlett e Petra Delicado

Dice che Petra non è il suo alter ego ma un’amica. Che cosa vi accomuna?

«Come lei, sono una femminista convinta e una persona ironica. Non ho mai avuto il piacere di incontrare Andrea Camilleri, ma lui sapeva che ero una sua estimatrice. Un giorno, riferendosi a me, disse che ero una delle poche donne ironiche in circolazione. Mi è sembrato un complimento da incorniciare, visto che spesso gli uomini ci accusano di non esserlo. Un’altra cosa che condivido con Petra è la pietas verso gli esseri umani».

Petra pensa che sacrificarsi per gli uomini non valga mai la pena. Serve ancora parlare di femminismo?

«Oggi più che mai. Le donne non devono sacrificare se stesse per un uomo: ancora troppe si fanno massacrare in nome dell’amore e nelle nuove generazioni vedo meno consapevolezza che in passato. Il motivo? Si studia meno, circola meno cultura. Ma studio e cultura servono a renderci consapevoli e libere. Petra non ha mai smesso di inseguire il suo sogno professionale, ha avuto due matrimoni falliti, ma non si è mai arresa e ha cercato un uomo che la rispettasse davvero».

La sua consulente, la commissaria Margherita, sostiene che le detective abbiano una marcia in più.

«Margherita, con cui mi consulto da sempre, mi dice che le donne hanno il superpotere dell’intuito, colgono dettagli che gli uomini non vedono. Ne sono convinta al punto che ho fatto dire alla mia Petra: “In fin dei conti, quello dell’intuito femminile è uno dei cliché meno fastidiosi”».

Alicia-Giménez Bartlett: la pensione può attendere

Petra non è più l’unica detective della letteratura. Con questa consapevolezza, andrà in pensione?

«No, continuerò a scrivere di lei, magari stupisco tutti e la faccio diventare suora, come nella migliore tradizione dei romanzi spagnoli. Immagina che sorpresa per i lettori?».

Cosa pensa della serie tv italiana Petra tratta dai suoi romanzi?

«Paola Cortellesi è un’attrice comica, e anche drammatica, eccellente. Vale lo stesso per Andrea Pennacchi. La serie italiana è più convincente di quella spagnola».

Alicia-Giménez Bartlett: Petra mi ha salvato

Lei è rimasta vedova di recente e ha detto che Petra è stata salvifica.

«La donna che fugge è stato scritto durante la malattia di mio marito. Il cancro lo ha portato via in pochi mesi e scrivere mi ha aiutata. Non ho raccontato esattamente quello che mi è successo, ma ho tentato di far capire come ci si sente quando si perde una persona che si ama molto. Scrivere mi salva. Anche ora Petra mi sta facendo compagnia: il nuovo romanzo è a metà».

Nel suo ultimo libro cita il commissario Montalbano. Oltre a Camilleri, cosa le piace leggere?

«Camilleri l’ho adorato e il mio rimpianto è non averlo mai incontrato. Ma in realtà sono convinta che chi scrive debba leggere tutto, si impara anche dai libri fatti male».

Ha detto che il Premio Hemingway l’ha resa particolarmente felice. Perché?

«Questo premio, dedicato a un grandissimo scrittore che ritengo sempre attuale, è la conferma dell’amore dei lettori italiani. Ormai mi sento anche io un po’ italiana».