Non me ne vogliano i fan di Hercules, ma Mary Poppins è e resterà il capolavoro inarrivabile in casa Disney. Un giudizio parziale, affatto influenzato dal fatto che il 1° ottobre colei che ha dato forma e voce alla tata magica, Julie Andrews, compia 90 anni. Se la fascinazione per il film del 1964 l’ho sempre subita, è riguardandolo con occhi da adulta che ho compreso che più che una pietra miliare, è un vero manuale di pedagogia. Ha ancora molto da insegnarci nelle nostre famiglie imperfette, in cui aspettative e tran tran quotidiano rischiano di distoglierci da ciò che conta davvero: stare insieme con gioia e in armonia.

Dick Van Dyke aka Bert e Julie Andrews in una scena di Mary Poppins. Foto IPA
Dick Van Dyke (Bert) e Julie Andrews in una scena di Mary Poppins. Foto IPA

Julie Andrews: da bambina prodigio a icona del cinema

Che Mary Poppins sia stato un successo strepitoso, tanto per usare un vocabolario consono, l’ha decretato l’Oscar alla miglior attrice protagonista, Julie Andrews, quello al miglior montaggio, migliori effetti speciali, miglior colonna sonora e miglior canzone per Chim Chim Cher-ee, Cam-caminì in italiano. Ma il film è anche il coronamento del sogno di Walt Disney che, prima di morire nel 1966, ha visto la sua creatura, mix raffinatissimo di live action e animazione, sbancare agli Academy Awards. E se ti sembra poco, nel 1965 la colonna sonora è stata il disco più venduto negli Stati Uniti. Per Julie Andrew, invece, fu il debutto al cinema, dopo una carriera florida e ben avviata a Broadway. Tra i suoi musical di maggior successo c’erano già My Fair Lady e Camelot, il preferito del presidente americano John Kennedy.

Julie Andrews vince l'Oscar come miglior attrice protagonista per Mary Poppins. Accanto Audrey Hepburn. Foto IPA. L'attrice compie 90 anni
Julie Andrews vince l’Oscar come miglior attrice protagonista per Mary Poppins. Accanto, Audrey Hepburn. Foto IPA

Ma sarebbe ingiusto limitare una carriera stellare entro i confini del lungometraggio Disney. Perché dopo Mary Poppins, Julie è stata anche Maria in Tutti insieme appassionatamente, il musical di Robert Wise del 1965. Forse fu la sua vera consacrazione sul grande schermo. Non a caso, nel 1966, era già l’attrice più pagata di Hollywood: il suo nome era garanzia di successo e questo le valse anche un ruolo in Il sipario strappato di Alfred Hitchcock, a fianco a nientepopodimeno che Paul Newman.

Julie Andrews in una scena di Tutti insieme appassionatamente. Foto IPA
Julie Andrews in una scena di Tutti insieme appassionatamente. Foto IPA

Ci vorrebbe sempre una tata magica

Pensare che Julie Andrews aveva meno di trent’anni quando ha vestito i panni della tata magica che tutti abbiamo sognato di avere nella nostra vita, anche solo per un giorno. La casa della famiglia Banks in Viale dei Ciliegi 17, infatti, somiglia un po’ alle nostre. Spesso c’è una madre come Winifred, ispirata da ideali di libertà e emancipazione, ma che davanti al marito non può fare a meno di adularlo senza mai contraddirlo.

Un papà come George, totalmente dedito al lavoro e votato al sacrificio, ma soprattutto convinto che l’educazione migliore per i propri figli sia quella più severa, fatta di molte regole, poco ascolto e men che meno divertimento. E poi ci sono dei bambini, confusi e spaesati proprio come Jane e Michael, che vorrebbero soltanto essere amati e concedersi un po’ di quelle monellerie che rendono i piccoli davvero tali. In questo mix tanto originale, quanto comune, direttamente dal cielo, arriva Mary Poppins. A cambiare l’atmosfera di casa Banks ci mette davvero poco ma, sul nostro divano, ci abbiamo messo qualche minuto per scoprire che questa tata magica poteva cambiare un po’ anche noi.

Cosa abbiamo imparato dalla famiglia Banks

Col suo metro speciale da quella borsa senza fondo (piccola, ma in grado di contenere l’essenziale invisibile) il personaggio di Julie Andrews ci ha detto che, intanto, la perfezione esiste eccome, perché lei è “Mary Poppins praticamente perfetta sotto ogni aspetto”. Così abbiamo pensato che perfetti lo potevamo essere anche noi: non esseri umani senza difetti, ma compiuti e risolti, nell’accezione latina della parola. E che perfino al caos apparente di casa Banks c’è una soluzione: sta nel circondarsi di cose belle che sono “una gioia sempiterna” e nel saper addolcire quelle piccole fatiche quotidiane. A volte si tratta di una stanza da ordinare, altre di superare la paura di dire qualche cosa che potrebbe ferire l’altro. La risposta la sai: con un poco di zucchero, la pillola va giù.

Insomma, trovare il lato bello in ogni circostanza svela la magia nascosta nei nostri giorni, anche se non ci basterà un salto in un dipinto per trasportarci in una realtà parallela. Infine, appena nella dimora di Viale dei Ciliegi 17 torna il sereno, Mary Poppins ci lascia la sua lezione più importante e dolorosa: anche le cose belle finiscono, al mutare del vento. Tuttavia, i cambiamenti, oltre che necessari, non sempre sono peggiorativi: Jane e Michael non potranno più godere della compagnia di Mary Poppins, ma la sua assenza è compensata dall’armonia familiare ritrovata, perché finalmente hanno un padre presente che ha imparato a capire i loro bisogni e perfino a giocare con loro.

Julie Andrews fa 90 anni, ma Mary Poppins è eterna

Insomma, quella messa in scena nel lungometraggio Disney ha tutta l’aria di essere la storia di una famiglia disfunzionale ante litteram, quando questo aggettivo era pressoché sconosciuto. Ancor prima che diventasse quasi inflazionato, Mary Poppins ci ha dato l’antidoto. Quindi, anche se per le nuove generazioni Julie Andrews è la regina Clarisse Renaldi di Genovia, nonna di Mia Thermopolis alias Anne Hathaway di Pretty Princess (The Princess Diaries), la commedia romantica del 2001. O ancora la voce narrante originale di Lady Whistledown della serie Bridgerton, per molti di noi sarà sempre la tata magica. La donna che ci ha insegnato a sognare, alleggerendo la nostra vita di bimbi, a volte un po’ faticosa.