La legge di Lidia Poët arriva su Rai 1 con protagonista Matilda De Angelis. Una donna brillante, irriverente, determinata a farsi strada nella Torino di fine Ottocento. La serie mescola indagini, delitti e una buona dose di libertà narrativa, ma parte dalla vicenda di una donna realmente esistita.

Proprio il ritratto televisivo di Lidia Poët non è piaciuto ad alcuni suoi eredi. Le loro reazioni, durissime, hanno accompagnato il successo della serie su Netflix. Ora che la fiction arriva in chiaro su Rai 1, quelle polemiche tornano inevitabilmente d’attualità.

“La legge di Lidia Poët”: quante puntate sono e quando va in onda su Rai 1

La prima stagione di La legge di Lidia Poët è composta da sei episodi. Su Rai 1 viene proposta in tre serate. La serie tv è composta da 18 episodi in tutto, suddivisi in 3 stagioni, l’ultima delle quali è disponibile su Netflix da aprile.

L’appuntamento è per martedì 1° settembre 2026, con i primi due episodi. La seconda serata è prevista per martedì 8 settembre, quando andranno in onda il terzo e il quarto episodio. Il finale arriva subito dopo: mercoledì 9 settembre, con gli ultimi due.

Al centro c’è Matilda De Angelis, che interpreta una Lidia avvocata combattiva, brillante e decisamente anticonformista. Sullo sfondo c’è la Torino di fine Ottocento, una delle più belle città d’Italia che la serie tv invoglia a visitare. La protagonista affronta misteri e omicidi, ma combatte anche una battaglia molto più personale.

Lidia vuole infatti esercitare la professione per la quale ha studiato, in un mondo che non sembra disposto ad accettarla. La componente crime si intreccia così con la questione dell’emancipazione femminile. È uno degli elementi che hanno contribuito al successo della serie, diventata popolare anche fuori dall’Italia.

Ma la Lidia raccontata sullo schermo è pur sempre un personaggio di fiction. Ed è proprio la distanza dalla donna realmente esistita ad aver scatenato le reazioni più accese.

La pronipote di Lidia Poët: «Ho abbandonato per sdegno»

Tra le critiche più dure ci sono quelle di Marilena Jahier Togliatto, pronipote di Lidia Poët. Dopo l’uscita della serie su Netflix, raccontò a La Stampa di essere riuscita a vedere appena una puntata.

«In quella serie non c’è nulla di vero della mia parente Lidia», ha detto. E ha aggiunto di avere addirittura abbandonato la visione «per sdegno».

La pronipote non aveva conosciuto personalmente Lidia, ma ha spiegato che in famiglia si era sempre parlato moltissimo di lei. A infastidirla era stata soprattutto la distanza tra quei ricordi familiari e la donna portata sullo schermo.

Tra gli elementi contestati c’era la scena di sesso all’inizio della prima puntata. Jahier Togliatto ha criticato anche il linguaggio attribuito alla protagonista. Pur riconoscendo che si trattava di una fiction, ha giudicato eccessiva la libertà presa dagli autori.

Il punto centrale della contestazione riguarda però il modo in cui viene restituita al pubblico la personalità della sua celebre parente.

Per la pronipote si poteva certamente romanzare una vita vera, ma non fino a trasformarne profondamente il carattere. Una scelta che ha giudicato «ingenerosa», considerando il ruolo avuto da Lidia nella storia dell’emancipazione femminile.

Il ricordo degli eredi: «Serissima, elegante e riservatissima»

Marilena Jahier Togliatto non è stata l’unica voce critica della famiglia. Anche un altro pronipote, Valdo Poët ha severamente criticato la serie tv.

Nel suo caso c’era anche un ricordo personale. Valdo aveva conosciuto Lidia quando aveva sette anni. E l’immagine rimasta nella memoria familiare appariva molto lontana dalla protagonista interpretata da Matilda De Angelis, attrice tra le più ricercate al mondo tra cinema e televisione.

L’ha descritta come una donna «serissima, dedita solo allo studio, elegante e riservatissima». Un ritratto che contrasta con la Lidia costruita per la serie, più spregiudicata, irriverente e contemporanea nei comportamenti e nel linguaggio.

Valdo Poët ha affermato di non avere bisogno di guardare la serie per farsene un’opinione. Gli erano bastati i racconti ricevuti sul modo in cui la parente era stata rappresentata.

È proprio questo contrasto ad aver alimentato la discussione. Da una parte c’è una fiction che utilizza una figura storica per costruire un racconto destinato al pubblico contemporaneo. Dall’altra c’è una famiglia che sente quella stessa figura come parte della propria memoria.

La serie, del resto, non si presenta come una biografia documentaria. Intorno alla protagonista costruisce delitti, indagini e relazioni funzionali al racconto. Ma quando il nome, il contesto e la battaglia professionale appartengono alla storia, il confine tra invenzione e realtà diventa inevitabilmente visibile. E per gli eredi di Lidia Poët quel confine è stato superato.

“La legge di Lidia Poët” e l’altra polemica: fu davvero la prima avvocata d’Italia?

Le critiche alla serie non si sono fermate alla rappresentazione della protagonista. Un’altra contestazione ha riguardato la definizione di Lidia Poët come prima avvocata d’Italia.

A sollevare la questione è stata Cecilia Di Lernia, avvocata e già assessore alla Legalità e alla Polizia locale del Comune di Trani. Di Lernia scrisse direttamente a Netflix contestando quella formula.

matilda de angelis posa per i fotografi

Secondo la sua ricostruzione, Lidia Poët dovrebbe essere indicata come la prima donna iscritta all’Ordine degli avvocati di Torino. Il primato di prima donna ad avere esercitato l’avvocatura in Italia spetterebbe invece a Giustina Rocca di Trani, vissuta nel Quattrocento.

È una polemica diversa da quella degli eredi, ma nasce dallo stesso cortocircuito. Una serie televisiva può far conoscere a milioni di persone un personaggio che molti ignoravano. Allo stesso tempo, proprio quella popolarità accende i riflettori sulle libertà prese dal racconto.