Cambiano i protagonisti, arrivano nuove generazioni di spettatori, le storie si adattano ai tempi. Eppure, in alcune serie tv, qualcosa resta sempre uguale. È il caso di S.W.A.T., tornata con S.W.A.T. Exiles e con Shemar Moore ancora nei panni di Daniel «Hondo» Harrelson.
Ma dietro questa nuova avventura si nasconde una storia lunga più di cinquant’anni. Perché la serie che abbiamo seguito dal 2017 non è quella originale. La prima S.W.A.T., nata nel 1975, aveva già una particolarità: era a sua volta uno spin-off.
“S.W.A.T. Exiles”: il ritorno di Hondo tra spin-off e sequel
Sembrava arrivato il momento di salutare definitivamente Hondo e la sua squadra. Dopo otto stagioni, la serie S.W.A.T. iniziata nel 2017 aveva concluso la propria corsa nel maggio 2025. Non era stata una chiusura del tutto inattesa. Negli anni precedenti, infatti, la produzione aveva già attraversato cancellazioni annunciate e successivi ripensamenti.
Ma per Shemar Moore, evidentemente, non era ancora arrivato il momento di appendere la divisa al chiodo. L’attore, diventato popolare anche grazie a Criminal Minds, è tornato a interpretare Daniel Harrelson in S.W.A.T. Exiles.
Il nuovo capitolo ha debuttato negli Stati Uniti nel settembre 2026 ed è arrivato in Italia su Rai 2 il 31 ottobre. Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 7 novembre, alle 21.20 su Rai 2, con due nuovi episodi della prima stagione, Zona d’impatto e Fare luce. La nuova serie prosegue così il racconto delle avventure di Hondo, alle prese con una squadra tutta da formare.
Questa volta, però, Hondo deve affrontare una sfida diversa. Dopo una missione finita tragicamente, viene richiamato per guidare una squadra sperimentale composta da giovani reclute. Non si tratta semplicemente di tornare in azione. Deve insegnare a un gruppo ancora inesperto che cosa significhi lavorare insieme, prendere decisioni difficili e fidarsi dei propri compagni.
La formula conserva gli ingredienti che hanno reso popolare S.W.A.T.: operazioni ad alto rischio, inseguimenti, tensione e legami personali. A cambiare è soprattutto l’equilibrio tra i personaggi. Hondo non è più soltanto il leader operativo che conosciamo. Diventa anche una guida per una nuova generazione di agenti, chiamata a conquistarsi il proprio posto sul campo.
La nuova avventura conserva gli elementi che hanno reso popolare il franchise, ma introduce dinamiche differenti. A caratterizzarla sono anche la trama di S.W.A.T. Exiles, il numero degli episodi e il rapporto con le vere unità speciali americane.
Accanto a Moore, il progetto recupera alcuni volti familiari dell’universo televisivo precedente, tra cui Deacon, Hicks e Victor Tan. Un modo per mantenere vivo il legame con la serie madre, pur costruendo un gruppo diverso.
Ma S.W.A.T. Exiles è uno spin-off oppure un sequel? In realtà, entrambe le definizioni aiutano a comprenderne la natura. È uno spin-off perché sviluppa una nuova serie a partire da un personaggio già conosciuto. Ed è anche un seguito, perché prosegue la storia di Hondo dopo gli eventi raccontati nella produzione precedente.
Una formula che, curiosamente, accompagna S.W.A.T. fin dalle sue origini.
La prima S.W.A.T. nasce nel 1975, ma era già uno spin-off
Per ritrovare la prima squadra speciale bisogna tornare al 24 febbraio 1975. Negli Stati Uniti, la ABC manda in onda il debutto di S.W.A.T., un poliziesco destinato a lasciare un segno nella televisione dell’epoca.
Sono gli anni in cui le serie americane raccontano spesso il lavoro della polizia attraverso investigatori e pattuglie impegnati nelle strade delle grandi città. S.W.A.T. sceglie una prospettiva diversa. Al centro ci sono gli uomini di un’unità speciale della polizia di Los Angeles, addestrati per intervenire nelle situazioni più pericolose.
La sigla significa Special Weapons and Tactics, ovvero armi e tattiche speciali. Non è un nome inventato per la televisione. Identifica vere unità specializzate delle forze dell’ordine statunitensi, nate per affrontare operazioni che richiedono preparazione ed equipaggiamenti particolari.

La curiosità è che S.W.A.T. non nasce come serie completamente autonoma. I suoi personaggi vengono introdotti nell’universo di The Rookies, un altro poliziesco della ABC dedicato a un gruppo di giovani agenti. Da quell’esperienza prende forma una produzione indipendente, concentrata sulle missioni della squadra speciale.
Il meccanismo dello spin-off continua a funzionare anche nella televisione contemporanea. Un esempio è la storia di Elsbeth, il personaggio di The Good Wife diventato protagonista di una serie autonoma. Due produzioni molto diverse, accomunate dalla capacità di sviluppare nuove storie a partire da personaggi già conosciuti.
Il progetto porta anche la firma produttiva di Aaron Spelling, destinato a diventare uno dei nomi più importanti dell’intrattenimento televisivo americano. Negli anni successivi, il suo lavoro sarà legato a titoli popolari come Charlie’s Angels, Love Boat, Dynasty e Beverly Hills, 90210.
La prima S.W.A.T. dura soltanto due stagioni, per un totale di 37 episodi. Una vita relativamente breve, soprattutto se confrontata con quella della versione moderna. Eppure, quei pochi episodi bastano a fissare alcuni elementi che continueranno a caratterizzare il marchio: una squadra affiatata, un comandante riconoscibile e missioni nelle quali il successo dipende dalla collaborazione.
Non è difficile capire perché questa formula abbia attraversato i decenni. Cambiano le tecnologie, le città e il linguaggio televisivo, ma l’idea di un gruppo chiamato a lavorare sotto pressione conserva la propria forza narrativa.
Chi erano i protagonisti della S.W.A.T. originale?
Chi conosce soprattutto Shemar Moore potrebbe rimanere sorpreso nello scoprire che Hondo aveva già un volto molto prima del 2017.
Nella serie originale, il tenente Daniel «Hondo» Harrelson era interpretato da Steve Forrest. Attore dalla lunga carriera cinematografica e televisiva, Forrest dava al personaggio un’autorità sobria e una presenza rassicurante. Era il comandante di una squadra che affrontava situazioni rischiose senza perdere disciplina e sangue freddo.
Accanto a lui c’era un giovane Robert Urich nel ruolo dell’agente Jim Street. Per Urich, che negli anni successivi sarebbe diventato un volto familiare della televisione americana, S.W.A.T. rappresentò una delle prime esperienze importanti. Il suo Street era un agente capace e determinato, destinato a lasciare una traccia anche nelle versioni successive.
Il sergente David «Deacon» Kay aveva invece il volto di Rod Perry. Completavano la squadra Mark Shera, interprete di Dominic Luca, e James Coleman, che vestiva i panni di T.J. McCabe.
Cinque uomini, cinque personalità e un modo di raccontare il lavoro di squadra molto legato alla televisione degli anni Settanta. Le vicende private rimanevano generalmente sullo sfondo, mentre l’attenzione si concentrava soprattutto sulle operazioni e sui rapporti professionali.
Eppure, alcuni di quei nomi hanno dimostrato una sorprendente capacità di resistere al tempo. Hondo, Street, Deacon e Luca sono tornati nelle successive reinterpretazioni, anche se con caratteristiche, storie personali e interpreti differenti.
Dal film del 2003 alla serie del 2017 con Shemar Moore
Dopo la conclusione della serie originale, S.W.A.T. non scompare del tutto dall’immaginario televisivo. Il suo ritorno più importante arriva nel 2003, questa volta al cinema.
Il film S.W.A.T. – Squadra speciale anticrimine, diretto da Clark Johnson, riprende i personaggi storici e li inserisce in un racconto d’azione pensato per il grande schermo. Samuel L. Jackson interpreta Hondo, mentre Colin Farrell veste i panni di Jim Street. Nel cast figurano anche Michelle Rodriguez, LL Cool J e Jeremy Renner.
La storia ruota attorno a una squadra speciale incaricata di trasferire un pericoloso criminale. L’operazione si complica quando l’uomo promette una ricompensa milionaria a chiunque riesca a liberarlo. È una trama che punta su ritmo, spettacolarità e tensione, ma conserva il legame con la produzione televisiva degli anni Settanta.
C’è anche un omaggio particolarmente significativo: Steve Forrest, il primo Hondo, compare nel film in un piccolo ruolo. Un incontro simbolico tra due generazioni dello stesso universo narrativo.
Bisogna attendere il 2017 per vedere S.W.A.T. tornare stabilmente in televisione. La nuova serie, sviluppata da Aaron Rahsaan Thomas e Shawn Ryan, affida il ruolo di Hondo a Shemar Moore. Il personaggio acquista una dimensione più complessa, che va oltre il lavoro operativo.
Il nuovo Hondo è un uomo profondamente legato alla comunità di Los Angeles. Deve conciliare la fedeltà alla propria squadra con il rapporto con il quartiere in cui è cresciuto. Un equilibrio non sempre semplice, soprattutto quando le operazioni di polizia si intrecciano con tensioni sociali e questioni di fiducia.
Anche il racconto cambia. Le missioni restano centrali, ma trovano maggiore spazio le famiglie, le relazioni sentimentali, le difficoltà personali e le scelte morali dei protagonisti. È una trasformazione che riflette l’evoluzione delle serie televisive, sempre più attente alla vita dei personaggi fuori dal lavoro.
La capacità di reinventarsi, del resto, non appartiene soltanto ai polizieschi. Lo dimostra anche il nuovo spin-off di The Big Bang Theory, che riprende uno dei personaggi della sitcom originale per raccontare una storia completamente diversa. Un altro esempio di come l’universo di una serie possa continuare a vivere anche dopo la sua conclusione.
La produzione arriva a otto stagioni e conquista un pubblico internazionale. Poi, dopo una lunga serie di rinnovi e cancellazioni, si conclude nel 2025. Una chiusura che sembrava definitiva, almeno fino all’annuncio di S.W.A.T. Exiles.
Le curiosità sulla S.W.A.T. degli anni Settanta
C’è un elemento della prima S.W.A.T. che merita un capitolo a parte: la musica. Anche chi non ricorda un solo episodio potrebbe riconoscere la sua celebre sigla.
Il tema strumentale, composto da Barry De Vorzon, è uno dei motivi televisivi più caratteristici degli anni Settanta. Con il suo ritmo incalzante, gli ottoni e un’energia quasi cinematografica, accompagnava le immagini della squadra pronta a entrare in azione.
La sua popolarità andò ben oltre il piccolo schermo. Nel 1976, la versione incisa dai Rhythm Heritage raggiunse il primo posto della classifica americana Billboard Hot 100. Un risultato notevole per un brano strumentale nato come tema di una serie televisiva.
Un’altra curiosità riguarda proprio la durata della produzione originale. Nonostante il successo iniziale, S.W.A.T. terminò nel 1976, dopo appena due stagioni. Il programma suscitò anche discussioni per la presenza di armi e per la rappresentazione della violenza, temi particolarmente delicati nel dibattito televisivo dell’epoca.
Eppure, la sua eredità è stata molto più lunga della sua permanenza in palinsesto. Il titolo, i personaggi e l’immagine della squadra speciale sono sopravvissuti alla cancellazione, tornando periodicamente attraverso nuove produzioni.
Anche il confronto tra le diverse versioni racconta qualcosa dell’evoluzione della televisione. Negli anni Settanta, gli episodi privilegiavano spesso missioni autonome, con vicende che si concludevano nell’arco di una puntata. Nella serie del 2017, invece, le storie personali e i rapporti tra i protagonisti hanno assunto un peso crescente.
Cambiano anche le figure femminili. La squadra originale era composta da uomini, mentre le produzioni successive hanno introdotto donne con ruoli operativi e responsabilità sempre più importanti. Un cambiamento che riflette sia l’evoluzione della società sia quella del racconto televisivo.
A distanza di cinquant’anni, S.W.A.T. è diventata così una piccola storia della televisione americana. Basta osservare come sono cambiati i suoi personaggi per riconoscere le trasformazioni del genere poliziesco.
E forse è proprio questa la curiosità più bella: una serie durata soltanto due stagioni ha lasciato un’eredità capace di arrivare fino al presente.
Da S.W.A.T. a Exiles, una storia che continua
Con S.W.A.T. Exiles, Hondo torna ancora una volta al centro della scena. Questa volta deve confrontarsi con una squadra che ha bisogno di imparare, crescere e trovare una propria identità.
È un nuovo capitolo, ma anche un ritorno alle origini. Perché, dal 1975 a oggi, S.W.A.T. continua a raccontare soprattutto il rapporto tra persone che devono imparare a fidarsi le une delle altre.