Ogni mattina, al Calalandrusa Beach & Nature Resort in Calabria, come sorge il sole, un addetto alla scenografia di Temptation Island si sveglia e sa che dovrà raccogliere ogni bottiglietta finita su un albero perché scagliata nell’etere, sistemare ogni sedia e tavolo divelto, cercare di salvare le piante trucidate della recinzione e aggiustare ogni porta rotta dai fidanzati se non vorrà essere licenziato.

Anche se questa storia, un senso non ce l’ha, visto che la sera seguente ci sarà, con ogni probabilità, all’interno del villaggio, un nuovo Armageddon. «Meglio questo», penserà il povero addetto, «che fare la tentatrice che si finge interessata a questi subumani». Il «c’è sempre chi sta peggio», alla fine, il senso ce lo dà.

La rabbia a Temptation Island: figli di Attila

Dopo tre puntate del viaggio dei sentimenti, è chiaro che qualsiasi tipo di oggetto che trova posto nel villaggio dei ragazzi corre un grandissimo rischio. L’accanimento implacabile modalità Unni verso arredi, flora & Co. da parte dei fidanzati porta a chiedersi cosa poi lo generi. La risposta è: praticamente nulla. Perché nei video che mostrano i comportamenti delle fidanzate visti finora non c’è letteralmente nulla di così grave e insopportabile da scatenare una furia simile). Il ché pone di fronte ad alcune domande. Prima di tutto il rompere cose che non ci appartengono: Antonio il Croods avrebbe distrutto con sì tanta facilità il suo famoso gazebo 3×3 montato con fatica (più a livello di neuroni che di muscoli)?

Molto rumore per nulla

Sceneggiate spropositate, che nel caso del fidanzato di Valentina diventano teatrali al limite del patetico, con torce volanti, tavoli formato famiglia rovesciati, poltrone lanciate come giavellotti. Generate, magari, perché le fidanzate hanno fatto un tuffo a mare con un tentatore, o al massimo, hanno spalmato loro la protezione solare sulle spalle o applicato i patch occhi. Tanto basta per far gridare ai nostri (molti dei quali cornificatori conclamati) che loro, no, questo affronto non se lo meritano, mentre sfasciano la qualunque.

L’analisi di Gabriella Di Cosmo

«La convivenza forzata, in un ambiente controllato dalle telecamere, senza nessuno contatto e stimolo esterno, genera un’amplificazione delle emozioni. La visione dei video, che mostrano il comportamento della partner nel villaggio, crea una forte pressione psicologica, generando una reazione eccessiva di rabbia repressa. Mentre le donne, piangono e riescono ad esprimere, in modo sano, quello che sentono, gli uomini, in questo caso, hanno più difficoltà. Il lancio di oggetti, rappresenta, una forma di espressione non verbale, butto fuori le emozioni che non tollero», spiega la psicologa Gabriella Di Cosmo. Ma mica è normale per chi ha più di 10 anni manifestare in questo modo un nervosismo?

La fiera dell’amore tossico

Houston, anzi Maria, abbiamo un problema. Le scene di aggressività hanno generato da una parte meme e commenti ironici, ma anche (chiaramente) considerazioni indignate da parte di chi ha riscontrato elementi di mascolinità tossica nella furia cieca (e immotivata) di codesti personaggi.

Anche due note conduttrici, Ema Stockolma ed Andrea Delogu, si sono espresse su questi comportamenti. Per par condicio, occorre dire però che, così come i fidanzati diventano scimmie impazzite, le fidanzate non sono da meno. Non smonteranno infissi o lanceranno poltrone nell’iperuranio, ma davanti a frasi come «io lo ammazzo» o «per me è morto», c’è forse da rabbrividire più che al cospetto dei vandalismi degli oranghi furiosi.

Per prima cosa, con queste persone le ragazze hanno una relazione, li hanno scelti per condividerci la vita. E, spesso, pur davanti a scene da lumaconi con le tentatrici che manco Jerry Calà ai tempi d’oro e quozienti intellettivi di un mollusco, le fidanzate continuano a starci insieme.

Poi, cosa non secondaria, fosse stato un uomo a pronunciare queste parole inaccettabili nei confronti della controparte femminile? Insomma, ridateci il «rattuso», il «bastardo» (con tanto di canzone omonima di Anna Tatangelo in sottofondo, pura poesia), lo «strunz Lino 2024» scritto sulla sabbia. Perifrasi alla fine innocue per additare i fidanzati sempre colpevoli di qualcosa. Aspettando la prossima puntata, ci vuole più calma e sangue freddo, insomma. Oppure, davvero, qualcuno cominci a chiamare uno psicologo da mandare in Calabria. O un bracconiere con la pistola stordi buoi.