Alessandra Ciociola è una delle protagoniste di Temptation Island 2026, il reality condotto da Filippo Bisciglia in onda su Canale 5. Insieme al fidanzato Rosario Monetti sta affrontando un percorso segnato da tradimenti e confronti accesi.

Tra gli elementi che più la caratterizzano a livello estetico c’è un tatuaggio che occupa il collo e parte del viso. Un dettaglio ben visibile che ha attirato l’attenzione del pubblico e acceso il dibattito sui social. Questa scelta, proprio per la sua collocazione, riporta l’attenzione su un tema più ampio: quanto siano ancora oggetto di giudizio i tatuaggi realizzati su collo e viso.

Il tatuaggio di Alessandra Ciociola

Napoletana, arrivata nel villaggio delle tentazioni insieme a Rosario dopo una relazione segnata da tradimenti reciproci, Alessandra porta sul volto un tatuaggio ben visibile. Si tratta di una scritta che parte dal collo, corre lungo la mandibola e scende fino al mento, in una zona che resta scoperta in ogni condizione e in ogni stagione. Una scelta che la espone al giudizio, perché coinvolge un’area del corpo, quella di collo e viso, tradizionalmente più difficile da far accettare rispetto a braccia o schiena, e che per questo continua a far discutere una parte del pubblico di Temptation Island.

alessandra al falo di confronto a temptation island

A rendere ancora più centrale quel tatuaggio nel racconto mediatico di Alessandra è stata una vicenda diversa, ma collegata. Alcuni fan hanno notato che il segno compare con chiarezza in alcune foto pubblicate su Instagram e scompare del tutto in altre, complice un uso piuttosto disinvolto di filtri che alleggeriscono i lineamenti del viso. Una polemica a sé, che riguarda il modo in cui la concorrente gestisce la propria immagine sui social più che il tatuaggio in quanto tale, ma che ha comunque contribuito a tenere alta l’attenzione su un dettaglio già di per sé molto discusso.

La passione per i tatuaggi

Proprio la centralità di quel tatuaggio nel racconto mediatico di Alessandra restituisce la misura di quanto il fenomeno sia oggi diffuso e osservato.

Il tatuaggio non è un’invenzione recente: le prime tracce risalgono addirittura al Paleolitico, mentre testimonianze più concrete arrivano dalla mummia di Ötzi, l’uomo del ghiacciaio del Similaun vissuto circa cinquemila anni fa, e proseguono nell’antico Egitto, nella Roma imperiale, in Giappone e in Polinesia, ciascuna cultura con simbologie proprie.

Oggi l’Italia è uno dei paesi più tatuati al mondo: secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono circa 6,9 milioni gli italiani con almeno un tatuaggio, pari al 12,8% della popolazione, con le donne leggermente più tatuate degli uomini (13,8% contro 11,7%).

Un sondaggio internazionale di Dalia Research arriva a stimare addirittura al 48% la quota di popolazione italiana con almeno un tattoo, un dato che colloca il Paese davanti a Svezia e Stati Uniti. Si tratta di una moda trasversale che non riguarda più solo i più giovani: è mania tra le boomers tanto quanto tra i ventenni, complice anche la crescente accettazione sociale del tatuaggio in ambito lavorativo, salvo poche eccezioni come le forze armate e le forze dell’ordine.

Le zone del corpo, tra accettazione e pregiudizio

Se la diffusione è ormai capillare, non tutte le parti del corpo godono dello stesso grado di tolleranza sociale. Braccia, gambe e schiena restano le zone più gettonate e meno esposte al giudizio, perché facilmente coperte da vestiti quando necessario; discorso diverso per collo e viso, che restano le aree più penalizzate dal pregiudizio comune, spesso associate a un’idea di trasgressione o di scelta definitiva e irreversibile.

Eppure non mancano personaggi pubblici che hanno scelto proprio queste zone: Achille Lauro porta da anni disegni e scritte su collo e volto, diventati parte della sua immagine artistica. Un dettaglio che non gli ha impedito di diventare uno dei personaggi più amati del momento. A livello internazionale il rapper statunitense Post Malone ha fatto del viso tatuato un tratto distintivo della propria identità.

Casi che dimostrano come, accanto alla diffidenza ancora diffusa, esista anche una crescente esposizione mediatica che normalizza scelte considerate fino a poco tempo fa impensabili fuori da contesti molto specifici.

Perché i tattoo piacciono così tanto

Al di là della moda del momento, le ragioni che spingono le persone a tatuarsi vanno cercate altrove. Per molti il tatuaggio è un modo per fissare sulla pelle un ricordo, una perdita, una rinascita: un linguaggio emotivo più che estetico, capace di raccontare un momento preciso della propria storia personale. C’è poi chi lo vive come una forma di controllo sul proprio corpo, una scelta identitaria in un’epoca in cui l’immagine di sé passa sempre più spesso attraverso i social.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 96,5% di chi si tatua lo fa per motivi puramente estetici, ma dietro quella percentuale si nascondono spesso storie e significati molto personali, che vanno ben oltre la semplice decorazione.

I più amati

Tra gli stili più richiesti negli ultimi anni si segnala una crescente preferenza per il minimalismo, con linee sottili e disegni piccoli, spesso posizionati in punti discreti come polso, caviglia o nuca.

Accanto a questo filone convivono il realismo, apprezzato per la precisione dei dettagli, e i tatuaggi a colori, tornati protagonisti dopo anni di predominanza del nero.

Restano sempre molto richieste anche le scritte, capaci di condensare in poche parole un pensiero o un legame affettivo, così come i soggetti animali, spesso scelti per il loro valore simbolico personale più che per una moda passeggera.

Ma i tatuaggi sono davvero sicuri?

La popolarità crescente non deve far dimenticare che il tatuaggio resta comunque una procedura invasiva, che introduce pigmenti nel derma e che va affrontata con le giuste precauzioni.

tatuatore fa un tatuaggio su un avambraccio

Tra le complicanze più frequenti figurano reazioni allergiche, dolore, ispessimento della pelle e infezioni date dalla presenza di batteri negli inchiostri. Il rischio aumenta soprattutto quando ci si rivolge a centri non autorizzati: una pratica che riguarda ancora il 13,4% dei tatuati italiani, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità.

Solo il 58,2% degli intervistati si dichiara adeguatamente informato sui rischi, un dato che gli esperti indicano come uno dei principali margini di miglioramento del settore, insieme alla necessità di una normativa nazionale più omogenea.

Un tatuaggio non è più per sempre

Chi si pente di una scelta fatta in passato oggi ha comunque una via d’uscita, anche se non semplice né indolore. La rimozione avviene principalmente tramite laser, con tecnologie Q-switched o a picosecondi che frantumano il pigmento permettendo all’organismo di smaltirlo gradualmente: servono in media dalle quattro alle otto sedute, distanziate di circa un mese l’una dall’altra, con costi che vanno dai 100 euro a seduta per i tatuaggi più piccoli fino a 600-800 euro per quelli più estesi.

Diversi volti noti sono passati per questo percorso: Stefano De Martino ha rimosso i tatuaggi dedicati all’ex moglie Belen Rodriguez, che a sua volta da tempo sta cercando di cancellare il disegno che ricordava la loro storia d’amore, mentre Elettra Lamborghini ha più volte raccontato sui social le difficoltà incontrate nel togliere alcuni tattoo realizzati in gioventù, tra sedute dolorose e risultati non sempre immediati.