Chi ha figli minorenni lo sa bene: per molti compiere 18 anni significa anche potersi fare un tatuaggio senza il consenso di mamma e papà, spesso restii. Eppure ormai quella che sembrava una tendenza solo giovanile, un segno di ribellione, ora si sta diffondendo anche tra gli over 50. Tra i boomers, infatti, è scoppiata la tattoo mania, come dimostrano i casi di Antonella Clerici e Mara Venier. E non si tratta solo di donne, come testimonia il “caso” del tatuaggio di Carlo Calenda.
Tutte le vip “pazze” per i tatuaggi
Chi non ha presente i numerosi tattoo di Angelina Jolie (alcuni dei quali rimossi, insieme ai “vecchi amori” che li avevano ispirati)? O quelli – ben visibili e numerosi – di Fedez o della ex moglie, Chiara Ferragni? Tra i rapper e trapper, del resto, è forse più facile dire chi non ha tatuaggi, anche piccoli, ma pur sempre ben in mostra, magari sul, viso. Per restare nel mondo della musica come non citare Achille Lauro con la sua “Pour l’amour” sulla guancia, come il titolo di un suo disco. Tra le donne, invece, non sono passati inosservati i disegni e le scritte di Lady Gaga: sul braccio destro ha disegnata una tromba, omaggio a Tony Bennett, mentre tra le parole c’è quel “dad” sulla spalla, accompagnato da un cuore e voluto quando il padre subì un intervento cardiaco. Ora in Italia alla schiera dei tatuati e delle tatuate si sono aggiunge anche Mara Venier e Antonella Clerici, ultime in ordine di tempo.
Effetto traino sui very normal people?
«Senz’altro la maggior parte di coloro che vediamo noi, come dermatologi, è rappresentata ancora da giovani, ma sta crescendo la quota degli adulti. L’esempio dei vip può contribuire a imitarli, anche se alcuni dei personaggi più noti scelgono i tatuaggi e soprattutto di mostrarli, più per far parlare di sé o per veicolare messaggio, anche a sfondo politico. D’altro canto sono una forma di comunicazione figurativa, altrimenti non ci sarebbe la necessità di condividerli via social», spiega Sebastiano Recalcati, Dirigente medico presso l’ASST di Lecco – Ospedale Alessandro Manzoni.
Cadono i tabu sui tatuaggi tra i boomers
Rispetto al passato, inoltre, sembra cadere i tabù che frenavano i 40/50enni dal tatuarsi. «Oggi anche i meno giovani, se lo desiderano, si fanno meno problemi. È diventato più di moda. Naturalmente ciascuno è libero di scegliere in base ai propri desideri. Certamente a tutti diciamo che, col passare degli anni, i tatuaggi possono degradarsi, soprattutto se non sono ritoccati o se il colore non viene riposizionato in maniera corretta. Si tratta di una mera questione estetica, ovviamente, ma è giusto sapere che il pigmento tende a riassorbirsi», chiarisce il dermatologo
Cosa scelgono i personaggi famosi boomers
Come per l’abbigliamento e il taglio di capelli, anche nel mondo dei tattoo esistono le mode: Mara Venier ha scelto, a 73 anni, una stellina sulla mano (commentando «Il primo della mia vita, una nonna rock, una pazza»), a 61 anni Antonella Clerici ha condiviso con la figlia Maelle la sua frase-mantra («La cultura è libertà»). Anche Michelle Hunziker ha scelto di fare un tatuaggio con la figlia Aurora, identico, optando per il motto in tedesco Liebe ohne Leiden (“Amore senza sofferenza”). Ben altro contenuto, invece, per Carlo Calenda, leader politico di Azione, che ha fatto clamore nel lasciar intravedere il suo nuovo tattoo: un tryzub, il tridente ucraino inciso sul polso in solidarietà a Kiev. Al di là delle polemiche, il politico non è nuovo a tatuaggi: il giorno prima delle nozze aveva scelto uno squalo, seguito poi dalla sigla SPQR e, infine, dall’iniziale del suo partito, una A.
Le nuove mode nei tatuaggi
«Come per altre tendenze, anche nei tatuaggi osserviamo delle mode che cambiano nel tempo: fino a qualche anno fa vedevamo soprattutto nomi: delle madri, delle mogli o compagne, dei figli, ecc. Qualcuno, tra i giovani, aveva scelto di tatuarsi la data di un evento luttuoso, come la perdita dei genitori. Oggi, invece, i tattoo sono soprattutto figurativi: diminuiscono forse i disegni tribali o degli animali, mentre stanno aumentando le frasi, specie in inglese. Spesso sono anche criptiche, come se si volesse invogliare chi le legge a chiederne in significato o a discuterne: sono, quindi, messaggi anche rivolti agli altri», sottolinea Recalcati.
Come scegliere i colori
Per chi non avesse ancora scelto, ma fosse in procinto di recarsi in un centro specializzato, il dermatologo ricorda: «Oltre a individuare un posto che offra garanzie di igiene, noi come dermatologi consigliamo a chi ce lo chiede di preferire il colore nero: gli altri pigmenti, specie il giallo e il rosso, potrebbero dare più facilmente reazioni allergiche e sono anche più difficili da cancellare, in caso si cambi idea. Rimuoverli è possibile, ma occorre un percorso più lungo, costoso e doloroso: bisogna ricorrere a particolari laser, rimuovendo un colore alla volta e lasciando trascorrere del tempo tra un’operazione e l’altra. Il risultato estetico, poi, potrebbe non essere così soddisfacente perché è necessario rimuovere tutto il pigmento inglobato nel derma».
Attenzione alle dimensioni
Quanto alle misure, «l’unico rischio è legato al fenomeno del mimetismo: partendo dal presupposto che il tatuatore dovrebbe essere esperto e dunque sapere che va evitato un tatuaggio su un neo, ricordiamo che il rischio non riguarda il fatto che il pigmento possa influire in qualche modo sull’evoluzione di un neo. Il problema, casomai, è che se questo viene coperto, nonostante le tecniche di imaging evolute, nel futuro non è possibile capire se il neo è atipico oppure no. In poche parole, diventa difficile verificarne le strutture e quindi distinguere tra una forma benigna o maligna. Non è questione di dimensione, dunque, quanto di posizionamento».
Cosa succede se si cambia idea: i “pentiti famosi”
Oltre alla citata Angelina Jolie, esiste un vero esercito di “pentiti” del tatuaggio, magari fatto in un momento d’oro o sulla scia di forti passioni, poi spentesi negli anni (o nei mesi). Tra chi ha cambiato idea, per esempio, ci sono Stefano De Martino e Mauro Icardi, che hanno voluto cancellare le tracce dei vecchi amori. Forse hanno fatto una scelta più sicura alcuni personaggi noti del mondo dello sport, come Luciano Spalletti, ex allenatore del Napoli e oggi alla Juventus, e José Morinho. Il primo ha scelto un “3”, a ricordare il terzo scudetto conquistato dalla squadra partenopea quando c’era lui in panchina; il secondo ha deciso, invece, per un disegno delle tre coppe europee vinte in carriera, cioè la Champions, l’Europa League e la Conference. Quelle almeno non svaniranno mai.