Uno sbirro in Appennino non è solo una fiction, ma anche un racconto per immagini che mette al centro un territorio autentico e ancora poco raccontato. La serie con Claudio Bisio, in onda su Rai1, sceglie l’Appennino bolognese come protagonista silenzioso ma fondamentale.
Tra borghi, montagne e specchi d’acqua, ogni scena contribuisce a costruire un’atmosfera riconoscibile e coinvolgente. E mentre segui le indagini del commissario Vasco Benassi, viene spontaneo chiedersi dove siano stati girati questi luoghi così suggestivi.
Location “Uno sbirro in Appennino”: dove è stata girata la serie
Le riprese di Uno sbirro in Appennino si sono svolte principalmente in Emilia-Romagna, con il sostegno dell’Emilia Romagna Film Commission. Il cuore della produzione è l’Appennino bolognese, un territorio che negli ultimi anni sta attirando sempre più attenzione anche nel mondo audiovisivo.
La serie costruisce la propria identità proprio grazie a questi paesaggi. Non si limita a usarli come sfondo, ma li rende parte integrante del racconto. Strade, piazze e scorci naturali diventano elementi narrativi, contribuendo a creare un’atmosfera fatta di silenzi, distanze e relazioni profonde.
Accanto alle location montane, alcune scene sono state girate anche a Bologna e a Roma, creando un contrasto visivo tra la dimensione urbana e quella più raccolta e intima dei piccoli centri.
Muntagò non esiste: il borgo immaginario prende vita a Castiglione dei Pepoli
Il paese di Muntagò, dove si trasferisce il commissario Vasco Benassi, è immaginario. Non esiste sulle mappe, ma racchiude l’anima di tanti borghi dell’Appennino.
A dargli forma è soprattutto Castiglione dei Pepoli, piccolo centro montano che diventa il fulcro della serie. Le sue piazze, i vicoli e gli edifici storici ospitano gran parte delle scene. Tra questi spicca Palazzo Pepoli, che contribuisce a restituire l’idea di un luogo sospeso nel tempo.
Qui la vita sembra scorrere con un ritmo diverso. È proprio questa dimensione a rendere credibile il mondo narrativo della fiction. Muntagò, pur essendo inventata, appare familiare e reale, perché costruita su luoghi autentici.
I borghi dell’Appennino bolognese che fanno da sfondo alla fiction
Attorno a Castiglione dei Pepoli si sviluppa un itinerario più ampio che attraversa diversi centri dell’Appennino bolognese. Tra questi ci sono Castel di Casio e Grizzana Morandi, insieme a piccoli borghi ricchi di storia.
Uno dei più suggestivi è Borgo La Scola, frazione medievale perfettamente conservata. Le sue case in pietra e le strade strette raccontano un passato ancora presente, lontano dalle trasformazioni delle grandi città.
Questi luoghi raramente trovano spazio nella narrazione televisiva nazionale. La fiction contribuisce quindi a valorizzarli, mostrando un’Italia meno conosciuta ma ricca di identità e tradizioni.
I paesaggi più suggestivi della serie
Grande spazio è dedicato anche agli ambienti naturali. I laghi di Suviana e del Brasimone offrono scenari di forte impatto visivo, tra acqua, boschi e silenzi.

Non si tratta di semplici cartoline. In alcune scene, questi luoghi diventano centrali anche per lo sviluppo della storia. Un esempio è l’area della diga del Brasimone, teatro di uno degli incontri più significativi della narrazione.
Bologna e Roma: il contrasto tra città e montagna
Accanto ai paesaggi montani, la serie introduce anche una dimensione urbana. Alcune sequenze sono state girate a Bologna, in luoghi simbolo come Piazza Maggiore e il quartiere del Pratello.
Queste ambientazioni restituiscono un ritmo diverso. Più veloce, più caotico, in netto contrasto con la calma dei borghi appenninici.
Anche Roma compare in alcune scene, ampliando ulteriormente lo sguardo della fiction. Il risultato è un equilibrio tra mondi diversi, che rende ancora più evidente il valore del ritorno alle origini del protagonista.