Si è spento nel sonno a 89 anni, nella sua casa nello Utah, Robert Redford: attore, regista, produttore e attivista, per oltre mezzo secolo ha incarnato il mito del cinema americano. Il decesso è stato confermato al New York Times da Cindi Berger, CEO dello studio di pubblicità Rogers & Cowan PMK.
Con lui se ne va non solo uno dei volti più amati dal pubblico, ma anche un pioniere che ha saputo unire glamour e impegno civile, fascino da star e una costante attenzione per le storie più intime e complesse. Redford non era soltanto un attore: era un simbolo, una guida, un uomo che ha saputo fare del cinema uno strumento di cambiamento.
Le origini di una leggenda
Nato il 18 agosto 1936 a Santa Monica, in California, da Marta Hart, casalinga, e Charles Robert Redford, un lattaio di origini irlandesi, Robert visse un’infanzia difficile, segnata dalla povertà e dalla morte prematura della madre, scomparsa a soli 41 anni. Dopo aver abbandonato gli studi si trasferì nel 1956 in Europa – prima in Francia, poi in Italia – alla ricerca di sé stesso e della sua strada. «C’erano pochi soldi, i miei avevano perso tutto. Si erano trasferiti a vivere su una roulotte. Ma pare che alla mia nascita mi portarono a bagnarmi nell’oceano, e io risi: un ottimo segno, dicevano i Sioux», raccontava lui stesso.
Il suo esordio come attore avviene tra gli anni Cinquanta e Sessanta in televisione, in serie come Gli Intoccabili, Perry Mason e Alfred Hitchcock presenta. Il grande salto arriva nel 1962 con il film Caccia di guerra, accanto a Sydney Pollack, che diventerà uno dei suoi più stretti collaboratori.
La consacrazione al cinema
Il 1969 è l’anno della svolta: il mondo intero lo scopre accanto a Paul Newman in Butch Cassidy and the Sundance Kid. Il sorriso scanzonato, lo sguardo ribelle e la naturalezza davanti alla macchina da presa lo rendono subito una vera icona del grande schermo. La collaborazione con Newman continua con La stangata (1973), premiato con sette Oscar. Nel frattempo Redford conquista pubblico e critica in una serie di film ormai entrati nella storia: Come eravamo (1973) con Barbra Streisand, Il grande Gatsby (1974), I tre giorni del Condor (1975) e Tutti gli uomini del presidente (1976), in cui interpreta Bob Woodward, il giornalista che contribuì a far emergere lo scandalo Watergate.
Regista impegnato, uomo di cultura
I suoi capelli biondi ondulati e il sorriso fanciullesco lo resero l’attore più desiderato, un vero sex symbol. Ma ridurlo al ruolo di «bello di Hollywood» sarebbe un’ingiustizia. Redford aveva dentro di sé l’urgenza di raccontare altro, di spingersi oltre l’apparenza. Così, nel 1980, esordì alla regia con Gente comune, vincendo subito l’Oscar come miglior regista. Da quel momento in poi, la regia divenne una parte fondamentale della sua identità artistica.

Con film come In mezzo scorre il fiume (1992), Quiz Show (1994), L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998), Leoni per agnelli (2007) e La regola del silenzio (2012), Redford ha dimostrato una costante tensione verso la verità emotiva, la dimensione politica e la ricerca di autenticità.
Nel 1981 fonda il Sundance Institute, dal quale nascerà il Sundance Film Festival, oggi la più importante vetrina mondiale del cinema indipendente americano. Senza di lui, l’intera generazione di registi indie – da Tarantino a Linklater, da Paul Thomas Anderson a Kelly Reichardt – forse non avrebbe mai trovato spazio.
L’attivismo e il pensiero critico
Profondamente impegnato sul piano sociale, politico e ambientale, Redford non ha mai nascosto le sue idee, pur mantenendo sempre una certa discrezione. Nel 2012, alla Mostra del Cinema di Venezia, disse: «Mi rattrista vedere che la mia generazione sia così corrotta da non cogliere l’opportunità di lasciare qualcosa di buono in eredità. Abbiamo un dovere verso i giovani: lasciare loro un mondo migliore, non uno che sta marcendo».
La vita privata segnata dal dolore
Dietro l’immagine pubblica, c’era quella di uomo profondamente segnato dalla vita. Dal matrimonio con Lola Van Wagenen sono nati quattro figli. Ma la tragedia lo ha colpito più volte: il primogenito Scott è morto neonato, mentre il figlio James è scomparso nel 2020, a 58 anni. Dal 2009 era sposato con Sibylle Szaggars, pittrice tedesca e compagna discreta e presente.
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni Redford aveva progressivamente ridotto le apparizioni pubbliche. Il suo ultimo ruolo da protagonista è nel film The Old Man & the Gun (2018), dichiarato come il suo addio ufficiale al cinema. Tuttavia, compare ancora brevemente in Avengers: Endgame (2019), in un cameo nostalgico.
Nel 2013 aveva già sorpreso tutti con All Is Lost, film quasi muto in cui, solo su una barca in mezzo all’oceano, lottava per la sopravvivenza: una prova attoriale estrema, quasi un testamento artistico.