«A lungo ho trattato la mia carriera come un’amica con cui ero arrabbiata. A volte le dicevo: “Vaff… Vado con quell’altra: almeno lei non mi mette in crisi come te”. Poi ho dovuto riconoscere che, se una cosa non va, è perché sei tu che non funzioni». Alice Mangione, bergamasca, attrice e comica, ha costruito il suo successo scardinando con franchezza i tabù legati alla quotidianità e al corpo femminile, alla maternità e alle fatiche intime che spesso tendiamo a minimizzare.
Il successo della show teatrale “Cruda e Nuda”
Fa questo mestiere da oltre 20 anni, tra stand-up comedy, televisione e cinema, ma è con The Pozzolis Family – sodalizio artistico e personale con Gianmarco Pozzoli da circa 1 milione di follower tra Instagram e Facebook – che ha ridefinito il racconto della famiglia italiana. Nel 2025 lei e Gianmarco si sono separati, ma già nel 2024 per Alice si era aperto un importante capitolo professionale: il debutto sul palco con Cruda e Nuda, il primo monologo da solista che finisce la sua corsa quest’anno dopo 2 stagioni di sale piene.
Qual è il bilancio di questi 2 anni?
«È stato un percorso catartico. A un certo punto ho realizzato che le riflessioni che portavo sul palco non trovavano corrispondenza col mio modo di essere quando si spegnevano i riflettori. È stato come fare journaling, ma in pubblico; ho dovuto riguardare quegli appunti e dirmi: “Ok, ora è il momento di rendere questa cosa concreta”. Mi sono accorta che spesso, nella restituzione che arrivava dal pubblico, le cose mi risultavano più chiare di quanto non lo fossero mentre scrivevo. Questa evoluzione ha portato un avvicendamento di pubblico sempre nuovo: dopo 2 anni di tournée, chi lo aveva visto nella prima versione è tornato portando con sé altra gente, magari “sfrattando” da casa mariti, compagni e fidanzati per offrire loro un punto di vista diverso».
Il titolo, Cruda e Nuda, allude a un fardello di cui si è liberata, a un limite che ha superato?
«Non tanto a livello di tematiche sociali. C’è però un tema privato che alla fine sono riuscita a sviscerare: il non rapporto che ho con mia madre. Nella prima versione non c’era. Quando sono venute le mie più care amiche a vedermi, il commento è stato: “Bello, divertente: cruda, sì, ma nuda? Forse è arrivato il momento di essere più coraggiose”. Ora è l’unico passaggio in cui ci sono delle belle battute, ma non si ride».

Alice Mangione: «Sul palco tiro fuori con lo scalpellino le cose nascoste»
Come descriverebbe la traiettoria della sua carriera?
«Come un percorso mai lineare, tratteggiato, con curve di ascesa e abissi profondissimi; la mia carriera è stata per tanto tempo, lo è anche oggi, vittima delle mie insicurezze. Di base, sono una persona ottimista e, quando mi si accende la scintilla, posso anche erigere palazzi, ma basta un nonnulla per farmi crollare. Invecchiando, mi sento più vulnerabile. La parte più faticosa è ritrovare ogni volta l’entusiasmo per rimettermi in gioco. Poi basta la luce negli occhi di qualcuno tra il pubblico e mi dico: “Dai, andiamo avanti ancora un po’!”».
Come cambia il mestiere quando la vita sul piano personale ti scivola sotto i piedi?
«Cambia: più vado avanti, meno ho voglia o necessità di usare dei filtri, delle maschere: con tutti i rischi del caso. All’inizio, facevo un lavoro di superficie perché non avevo gli strumenti, l’obiettivo era trovare la battuta giusta senza un vero coinvolgimento personale. Il tipo di scrittura che ho adesso è più intimo: è come tirare fuori con lo scalpellino le cose nascoste. Comporta un rischio più grande, una soddisfazione maggiore, ma anche dolori più pungenti. Mi sono scelta il mestiere più bello del mondo, ma di puro masochismo: metti sotto la lente del giudizio te stessa, la tua cultura e il tuo vissuto».
Il teatro come spazio di libertà
Il teatro, poi, è per definizione il luogo dell’esposizione e del giudizio.
«Qualche anno fa, ho seguito delle sedute di EMDR (una terapia dei traumi che usa la stimolazione corporea alternata per riconnettere la parte emotiva e quella razionale del cervello, ndr): prima di iniziare la pratica ti chiedono di individuare con l’immaginazione il tuo posto sicuro. Ho scelto d’istinto il palco. Quando sto lì mi sento protetta. Certo, parto da una posizione di privilegio, chi viene a vedermi ha scelto di farlo, ma il pubblico va conquistato ogni volta, perché ha speso dei soldi, è uscito di casa e vuole essere sicuro di non aver buttato la serata. Oggi, per me, il teatro è l’unico spazio di libertà rimasto. Sui social basta una battuta per attirarsi querele o profili cancellati e hai comunque un pubblico non educato, pronto a fraintenderti e odiarti. La televisione, il cinema o la musica… Di che stiamo parlando?».
Il mondo della comicità ora è più accogliente per le donne?
«Ormai siamo tantissime. Però “accogliente” non è l’aggettivo che userei: resta un grande spogliatoio maschile dove il tuo armadietto sta in fondo al corridoio. Ciò che è cambiato, per me, è il nostro atteggiamento. Abbiamo sviluppato una sorta di scorza. La discussione teorica su cosa sia giusto o sbagliato a un certo punto deve lasciare spazio ai fatti. Io sono di Bergamo: quando le cose non procedono, ho l’odiosa abitudine di dire: “Vabbè, allora lo faccio io”. Mi sporco le mani, probabilmente me le rompo, però lo faccio. Secondo me, funziona».

Alice Mangione partecipa al nostro progetto Libere e Uguali
La risata può essere un motore di cambiamento sociale?
«Per me sì, assolutamente. Quando fai ridere una persona, apri un varco nella sua fiducia, lo sanno bene i politici e i grandi comunicatori. Io arrivo sul palco con la necessità bramosa di far morire dal ridere la platea. Dopodiché, so di avere una responsabilità: ciò che fa soltanto ridere mi pare un’occasione sprecata. Forse oggi i comici sono i nuovi filosofi. Come i giullari di un tempo, diciamo ciò che il popolo non può dire o non trova il modo di esprimere. Tanti piccoli sampietrini pieni di chiavi».
Libere e Uguali, il progetto di Donna Moderna a cui partecipa, celebra la lunga strada dei diritti delle donne. Di queste due parole, quale avverte come più fragile e incompiuta?
«Uguali non si sarà mai, e credo che una certa specificità femminile vada preservata. Non parlo di diritti o di pari opportunità, ma di compiutezza dei risultati: ci sta che siano diversi, basta che non siano classificabili. Mi spaventa piuttosto l’affannosa ricerca di un’uguaglianza che abbiamo confuso con l’omologazione, e questo vale per l’uomo e la donna, per il bianco e il nero, un po’ per tutto. Sulla libertà, invece, quella la auguro a tutti gli esseri umani. Pensi che mondo sarebbe se fossimo davvero liberi, a partire dalle nostre gabbie mentali».
A giugno Alice Mangione sarà in tv
Guardando avanti?
«Il 26 giugno alle 21 Cruda e Nuda approda su Comedy Central (canale 129 di Sky e NOW, ndr) e successivamente su Paramount+. Sto lavorando al nuovo spettacolo, si intitolerà Galattica e si prenderà lo spazio. Se con Cruda e Nuda ho esplorato me stessa attraverso i tarocchi, con quello navigherò, attraverso i pianeti, nel territorio più complesso: quello umano. Voglio fare lo spettacolo più bello della mia vita».