«Ho seguito nonno fino alla fine, quando, già cieco, era sulla sedia a rotelle. Lavoravamo insieme, sono stata i suoi occhi e le sue mani, siamo diventati amici e confidenti». Arianna Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri, formata alla premiata scuola di scrittura di famiglia, ha seguito le tracce dello scrittore, regista e drammaturgo siciliano scomparso nel 2019, protagonista indiscusso della scena intellettuale degli ultimi decenni, che oggi 6 settembre avrebbe compiuto 100 anni.

Arianna Mortelliti ha ideato il Premio Andrea Camilleri

Figlia di Andreina, primogenita delle tre figlie di Camilleri, e del regista Rocco Mortelliti, Arianna è nata a Roma 38 anni fa, è laureata in Biologia e fa l’insegnante. Nel 2023 ha pubblicato il romanzo Quella volta che mia moglie ha cucinato i peperoni, primo volume della “trilogia degli ortaggi” che a fine 2024 è stato seguito da Quel fazzoletto color melanzana (Mondadori). Della sua prosa lo scrittore Maurizio de Giovanni ha detto: «Disincantata, ironica, accorata: è proprio vero che il sangue non mente». Arianna è anche ideatrice e direttrice artistica del Premio Andrea Camilleri Nuovi Narratori, che il 20 settembre a Roma premierà otto autori di racconti, radiodrammi, fiabe e poesie, tra over e under 60, pubblicandoli in un’antologia di Gemma Edizioni. Solo una delle tantissime iniziative per ricordare lo scrittore: il programma completo è sul sito fondoandreacamilleri.it/camilleri-100/.

Arianna, il suo primo romanzo racconta di un 95enne in coma. La famiglia, tra sfoghi e rivelazioni, non sospetta che non è totalmente incosciente. Come è nata l’idea?

«Nonno è stato in coma per un mese prima di lasciarci e io avevo la “curiosità scientifica” di capire se fosse del tutto assente. Alla fine mi sono risposta da sola, usando la fantasia, l’eredità più grande che mi ha lasciato. Da questa esperienza è nato il personaggio di Arturo: quando va in coma, nessuno sa che riesce ad ascoltare segreti e confessioni dei familiari. Si parla di gelosie, tradimenti, omosessualità, adozione in piccole realtà di paese dove regnano misteri e silenzi».

Arianna Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri, è insegnante di scienze e scrittrice (ph. Flaminia Lera).
Arianna Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri, è insegnante di scienze e scrittrice. Il suo ultimo libro è “Quel fazzoletto color melanzana” (Mondadori). Ph. Flaminia Lera

Seguendo le orme di nonno Andrea

Quando ha pensato di diventare scrittrice?

«Una delle esperienze più belle della mia vita è stata quando nonno mi ha chiesto di aiutarlo nella stesura del monologo Autodifesa di Caino, pubblicato postumo da Salani. Ho visto da vicino come si concepisce un’opera narrativa. Ogni scambio con lui era una lezione di scrittura. Questa è stata la spinta e i miei genitori mi hanno supportato: mia madre rilegge tutto e commenta. Mio padre, regista, mi aiuta più con consigli tecnici. Il paesino di Castel di Cielo, in cui è ambientata la trilogia, è il nome di fantasia del suo paese d’origine, Ceprano, in provincia di Frosinone».

Anche il suo secondo giallo tratta temi sensibili e attuali. Un segreto indicibile si nasconde dietro una famiglia come tante.

«Lara perde i genitori e, tornata al paese, grazie anche all’amata nonna Agnese, scopre un terribile segreto di famiglia. Un trauma che stenta ad accettare, ma con il quale deve fare i conti per liberarsi da un’angoscia che la accompagna da sempre. Il racconto è a due voci: nipote e nonna subiscono diversamente la violenza, ma trovano un modo per andare avanti. Nei miei libri voglio mostrare che, anche dopo enormi traumi, si può rinascere».

Sul suo profilo Instagram ha scritto: «Insegno scienze e scrivo storie». Sono utili le une alle altre?

«Grazie alla scienza indago fenomeni come il coma, nel primo romanzo, o certi tipi di violenza, nel secondo. Grazie alla scrittura indago dinamiche familiari di cui mi interesso fin da piccola. Amavo ascoltare i nonni che mi raccontavano storie di famiglia, il legame con la Sicilia, la cultura e le atmosfere. Quei racconti confermano che il Dna non mente: abitudini, comportamenti, passioni ritornano nelle generazioni».

Una storia (Salani) è la prima biografia ufficiale di Andrea Camilleri. Firmata da Luca Crovi con la collaborazione del Fondo Camilleri, è un ritratto appassionato della vita multiforme del grande narratore siciliano di cui il 6 settembre 2025 si celebrano i 100 anni dalla nascita.
Una storia” (Salani) è la prima biografia ufficiale di Andrea Camilleri. Firmata da Luca Crovi con la collaborazione del Fondo Camilleri, è un ritratto appassionato della vita multiforme del grande narratore siciliano di cui il 6 settembre 2025 si celebrano i 100 anni dalla nascita.

L’eredità di Andrea Camilleri

Suo nonno le ha trasmesso anche l’amore per la lettura?

«Lo hanno fatto mio nonno, mia nonna, mia madre. Ma ho sempre potuto scegliere. Da bambina leggevo Piccoli brividi. Le letture più impegnative, come Il diario di Anna Frank, le ho fatte quando avevo gli strumenti per capirle. Bisogna leggere i libri al momento giusto, altrimenti si rischia di odiare la lettura».

Andrea Camilleri non è stato solo il papà di Montalbano, ma anche un drammaturgo, autore tv, regista. Per far conoscere la sua arte multiforme lei ha creato il Premio Andrea Camilleri Nuovi Narratori. Qual è il messaggio?

«Nonno diceva sempre di perseverare nelle proprie idee, di realizzare i propri sogni. Io, da insegnante, vedo ragazzi fragili, insicuri e penso che il problema principale sia che gli adulti non li ritengono all’altezza di certi pensieri e certe responsabilità. Nonno sapeva parlare ai giovani ma soprattutto sapeva ascoltarli, perché diceva che sono loro a portare idee, sogni e pensieri nuovi».

Per i 100 anni di andrea Camilleri, Sellerio, la sua casa editrice, pubblica una collana celebrativa: 12 volumi, tra titoli celebri e meno noti, con copertine illustrate da Lorenzo Mattotti e introduzioni d’autore firmate da Chiara Valerio, Alessandro Barbero, Antonio Manzini e molti altri. Qui sopra, La forma dell'acqua, prima avventura del Commissario Montalbano.
Per i 100 anni di Andrea Camilleri, Sellerio, la sua casa editrice, pubblica una collana celebrativa: 12 volumi, tra titoli celebri e meno noti, con copertine illustrate da Lorenzo Mattotti e introduzioni d’autore firmate da Chiara Valerio, Alessandro Barbero, Antonio Manzini e molti altri. Qui sopra, “La forma dell’acqua“, prima avventura del Commissario Montalbano.

I momenti più belli con nonno Andrea

Era un super nonno?

«Un continuo flusso di idee, un fiume in piena. Ma trovava sempre momenti di dialogo e confidenze con noi nipoti. Avere un nonno intelligente, colto e modernissimo è stato un enorme privilegio. Pensi che di recente ho trovato un quadernino rosso chiamato Storie per Arianna: fiabe e filastrocche che aveva inventato per me».

Può anticipare qualcosa sull’ultimo capitolo della “trilogia degli ortaggi”?

«Vorrei che si intitolasse Come un asparago. Parlerò di un rapporto padre-figlia».

C’è un momento con suo nonno che non ha mai raccontato e vuole condividere con noi?

«L’ultimo Natale mi chiese di lavorare con lui prima della cena di famiglia. Ci chiudemmo nel suo studio con una bottiglia di prosecco. Quella sera si aprì come non aveva mai fatto prima. Ero felice, ho assorbito ogni parola, ogni emozione. Alla fine gli dissi: “Grazie”. Lo ripeto sempre anche ai miei studenti: spesso dimentichiamo di dirlo a chi ci ha dato tanto. Per me è stato un grande privilegio riuscire a farlo, per tutto quello che mi ha dato».