Negli ultimi anni il nome della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi è stato citato più spesso per polemiche che per questioni artistiche. Prima le discussioni sul suo curriculum, poi le reazioni dell’orchestra della Fenice alla nomina a direttrice musicale del teatro veneziano.
L’intervista rilasciata dalla “bacchetta” di fama mondiale Gianna Fratta al Corriere della Sera ha aggiunto una voce autorevole nel panorama musicale: una musicista dalla formazione enciclopedica, una professionista rigorosa che ha costruito la propria carriera nei teatri di mezzo mondo.
Chi è Gianna Fratta: sei lauree e una carriera internazionale
La storia di Gianna Fratta comincia a Erba, nel Comasco, dove nasce 52 anni fa. È una musicista dalla formazione vastissima: come racconta nell’intervista, ha sei lauree. «Giurisprudenza, discipline musicali, pianoforte, composizione, musica corale e direzione di coro, direzione d’orchestra», elenca con naturalezza al Corriere della Sera. Una scelta, quella di giurisprudenza, fatta «perché i miei genitori ci tenevano», ma rivelatasi utilissima per gestire bandi, fondi e progetti culturali.
La sua carriera internazionale nasce grazie alle opportunità ricevute da altri direttori: «Tutta la mia attività direttoriale è molto fondata sulle opportunità che mi hanno dato i colleghi», spiega. È così che arriva l’invito di Lior Shambadal con i Berliner Symphoniker, un debutto memorabile quando non aveva ancora trent’anni. «Sentivo dietro la schiena le goccioline di sudore», racconta, ricordando la tensione di quel momento e il sollievo di una pausa in camerino trasformata in un’offerta di caffè.
Ha diretto orchestre e teatri in tutto il mondo: da Macao a Mosca, da Kiev alla Corea, dove ha anche insegnato per sette anni in una prestigiosa università femminile. La sua vita professionale comprende la direzione sinfonica e l’opera, con un amore particolare per Puccini e per le grandi sinfonie di Mahler.
Il suo lavoro è un esercizio quotidiano. «Paganini diceva: se non suono un giorno me ne accorgo io, se non suono due se ne accorgono tutti», cita. Da bambina a oggi, stima «saranno al massimo 40 i giorni trascorsi senza suonare».
La musica, per lei, è anche pensiero: «Penso che il direttore e la direttrice d’orchestra siano un punto di riferimento intellettuale, non solo musicale». Per questo, aggiunge, «non si può dirigere Beethoven senza aver mai letto Kant».
Gianna Fratta non ha l’abitudine di parlare della relazione con il marito, Piero Pelù, con cui si è sposata il 14 settembre 2019. Ciò che emerge è un’immagine di coppia che vive la musica come territorio condiviso, ma che mantiene una distinzione netta tra vita artistica e quotidianità. Fratta rivela solo un dettaglio tenero: il giorno del matrimonio è stato «uno dei 40» giorni in cui non ha studiato musica — ma in compenso «ho ballato moltissimo».
Cosa ha detto Gianna Fratta sulla vicenda Venezi
Nell’intervista Gianna Fratta affronta la vicenda Venezi con franchezza, innanzitutto sul metodo con cui la Fenice ha scelto la nuova direttrice musicale. «Nel caso della direzione musicale, che è un ruolo estremamente tecnico, sono le modalità della scelta che fanno discutere. L’orchestra non è stata coinvolta», spiega, ribadendo quanto la partecipazione dei professori sia parte integrante della vita musicale di un teatro.
Sul curriculum della Venezi conferma che sia “sottodimensionato” per la Fenice: «Senza dubbio», risponde la Fratta che ricorda come l’orchestra della Fenice sia stata «diretta da Maestri come Chung e Inbal». Aggiunge tuttavia che il curriculum «è solo un indicatore» e che senza opportunità non è possibile costruirne uno più ricco. Il punto critico, per lei, è che «nel caso Venezi, però, l’orchestra non ha avuto la possibilità di mettere alla prova il suo talento prima della decisione».
Fratta si dice inoltre «molto dispiaciuta per come la Maestra Venezi è stata appellata dai politici e dal sovrintendente stesso». Termini come “ragazza di 35 anni” o semplicemente “Beatrice”, spiega, «non descrivono la sua professionalità». E aggiunge un confronto molto eloquente: «Non si sarebbe definito così Riccardo Muti, anche da giovane».
Per lei, insomma, il rispetto passa anche dal linguaggio: «In ogni caso, bisognerebbe chiamarla Maestra».
Il caso Beatrice Venezi in breve
La nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice di Venezia risale a settembre 2025. La decisione è stata presa dal sovrintendente Nicola Colabianchi e ha generato reazioni immediate, soprattutto per l’assenza di un confronto con l’orchestra, una prassi considerata fondamentale in molte istituzioni lirico-sinfoniche.
Nei giorni successivi alcuni musicisti hanno espresso dubbi attraverso comunicazioni interne. Parallelamente, diversi articoli hanno messo in discussione l’adeguatezza del curriculum dell’artista rispetto ai profili dei precedenti direttori — figure come Myung-Whun Chung o Eliahu Inbal.
È in questo scenario che arriva l’intervista di Gianna Fratta.