Se durante le puntate di X Factor, dove con la sua voce e le sue performance piene di danze e costumi Delia ha letteralmente dominato il palco, dal vivo conoscerla è quasi spiazzante. È una presenza silenziosa, pacata, minuta. Non ha la forza sovrastante a cui ci ha abituati, o almeno non sembra: appena comincia a raccontarsi, però, la mostra tutta. “L’unico momento in cui mi dico che sono stata brava è quando sento il pubblico in visibilio”, racconta. E in queste prime date – già sold out in spazi come il Teatro Arcimboldi di Milano e il Golden di Catania – dal pubblico ha ricevuto tutto l’amore possibile. Ora si prepara a raggiungere Roma, Napoli, Palermo e Taormina. E noi l’abbiamo incontrata qualche secondo prima della sua avanzata: il momento perfetto per poterla vedere prima che diventi la stella senza tempo che, siamo sicure, diventerà.

Delia, la nostra intervista all’artista siciliana

Prima di tutto, come va?

«Va molto bene. Sono a risparmio energetico in questo momento, perché la giornata è lunga e le cose che devo fare sono tante».

Hai trovato il modo per fare una pausa? O è stata, da X Factor in poi, tutta una corsa?

«Proprio perché è stato davvero un boom di cose improvviso non ho avuto assolutamente modo di riposarmi, ma va bene: è quello che ho sempre sognato di fare e quindi non ne sento il peso. Sto cercando di godermi ogni cosa step by step, anche se non è sempre facile. Sto lavorando veramente tanto e quindi è giusto che io mi goda le tappe».

Forse tu, rispetto agli altri ragazzi di X Factor, sei più strutturata riguardo questo aspetto: senti che sta arrivando tutto all’improvviso oppure ti senti pronta?

«Anche se sono una persona tendenzialmente istintiva, programmo molto bene le cose che faccio. È come se nel mio cervello ci fosse una scheda con le cose che devo fare: è come se aprissi delle cartelle, delle liste, e piano piano mettessi i vari “check”. Se non lo faccio, impazzisco!»

E in tutto questo andare, il tempo per dirti “Brava” te lo ritagli?

«Lo faccio soltanto quando ho il riscontro col pubblico: è l’unico momento in cui mi voglio godere davvero il nostro scambio. E poi appena finisce il concerto, appena finisce l’incontro con il mondo che sto cercando di creare anche dall’altra parte del palco, torno a pensare alle cose che devo fare. Perché è giusto farsi dei complimenti, essere coscienti di quello che si sta facendo, però non bisogna mai cullarsi. Se ci si adagia sugli allori, è finita».

Il tour Sicilia Bedda, Sanremo, X Factor

E a proposito di riscontro da parte del pubblico, ti aspettavi questo successo per il tuo primo tour?

«Sono veramente grata: non è scontato avere così tanto supporto. A questo mi devo ancora abituare, è successo tutto troppo velocemente, però sto cercando di vedere ogni cosa come una fonte di energia, carica per quello che devo fare. Sapendo che questo sostegno, trovo anche la forza per poter affrontare tutto».

Immagino che dopo la gara, quando avete ritrovato i telefoni, tu abbia ricevuto anche tanti messaggi. C’è qualcosa che ti ha colpito maggiormente?

«Dico solo che ho dovuto cambiare telefono perché mi si è rotto! Dopo due mesi senza utilizzarlo è praticamente imploso. Mi aspettavo di ricevere l’amore delle persone, perché quello che faccio, lo faccio col cuore. Poter vedere da parte dei miei conterranei un riscontro così forte mi ha fatto capire che sono riuscita a far passare il messaggio: di certo non mi aspettavo una risposta così grande, però nel mio cuoricino, in una parte nascosta, c’era la speranza… E a quanto pare è successo! »

Come ti stai preparando al tour?

«Cerco di dare il meglio di me stessa alle prove e lo farò data per data, è l’unica cosa che posso fare. L’idea di far sprecare i soldi a qualcuno che viene a vedermi mi terrorizza!»

Non credo proprio sia il caso. In scaletta ci sono le tappe più classiche – Roma, Milano – ma anche città insolite. C’è qualche data il cui pensiero ti emoziona particolarmente?

«La più grossa, al Teatro Antico di Tormina, è sicuramente la prima che mi viene in mente. Perché riuscire ad andare lì con la mia musica dopo neanche un anno di lavoro mi fa capire quanto io sia fortunata. E non vedo l’ora. Anche l’Auditorium Santa Cecilia, dove sono andata tante volte a vedere dei concerti di musica classica: per la prima volta andrò io lì a cantare le mie canzoni, ancora non ci credo».

Sei stata anche a Sanremo, ospite di Serena Brancale durante la serata dei duetti. C’è stato uno scambio tra voi?

«Sì, l’ho trovata molto simile a me. Sul palco ci troviamo per fare musica, per dare il massimo, ed entrambe vogliamo fare solo quello».

La Sicilia, che lascia ma non abbandona mai

Tornare in Sicilia, immagino, in questo momento è stata una bella botta. Com’è stato ritrovarsi a casa e vedere il tuo territorio in un momento difficile?

«Sono contenta che finalmente non ci sia più silenzio, che la notizia non sia passata in sordina. Io cerco di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno: la comunità siciliana e anche quelle calabrese e sarda non si sono piegate. Anche da soli ci si può rialzare, noi al Sud lo sappiamo bene: quello che è successo è un disastro, ma ora piano piano ricostruiremo».

Parlando della Sicilia, appunto, dici che «È una terra che ti lascia andare, ma non ti lascia mai davvero”. A te cosa ha lasciato?

«Una cosa che sembra scontata, ma in realtà non lo è. Per i siciliani una delle cose più importanti è l’essere radicati, appunto, nella propria terra. Le radici possono essere la tradizione, la famiglia, i propri affetti. E nel momento in cui queste cose sono sicure, il resto sono solo “sovrastrutture”, questioni minori. Se sai che hai i piedi ben “radicati al suolo”, sai che non c’è niente di impossibile. E allora credi che il duro lavoro ripaghi sempre, e che non ti regalerà niente nessuno, ma ti devi rimboccare le maniche e costruirti letteralmente il tuo futuro».

Hai mai pensato di doverti spostare per il tuo futuro?

«Sì, soprattutto in questo momento: sto poco a casa anche perché sono in giro con il tour e mi rendo conto che purtroppo è difficile spostarsi da dalla Sicilia. Quindi devo, per forza di cose, se voglio continuare a fare questo mestiere, spostarmi. Sempre con l’intenzione, però, che questo spostamento non sia per sempre: perché una delle poche cose certe che so della mia vita è che io sono nata in Sicilia e voglio morire in Sicilia, quindi ci voglio tornare al più presto».