È stato insegnante di storia al liceo, stava per diventare avvocato, alla fine ha fatto l’attore. E che attore! Dopo aver conquistato il pubblico del piccolo schermo indossando il camice del chirurgo plastico Jackson Avery di Grey’s Anatomy, Jesse Williams torna in una serie tv molto diversa. Si intitola Hotel Costiera, è diretta da Adam Bernstein – 2 volte premio Emmy, per 30 Rock e Fargo – e arriva su Prime Video il 24 settembre.

Il 44enne attore di Chicago si è dovuto allenare parecchio per interpretare il protagonista, Daniel De Luca, un ex marine di origini italiane che torna sulla Costiera Amalfitana, in uno dei più lussuosi hotel del mondo, per una missione speciale.

Hotel Costiera, Daniel e l’arte di risolvere i problemi

Chi è il suo Daniel?

«Uno che risolve problemi, un vero Mr. Wolf. Che però è a un punto cruciale della sua vita».

Ovvero?

«Da una parte, è un militare esperto in missione che sa esattamente cosa fare. Dall’altra, è un uomo che sta trascurando tanti altri aspetti… La famiglia, ad esempio».

Anche a lei capita di trascurarla per lavoro?

«Trovare un equilibrio tra vita privata e professionale non è mai facile, ma io sono un padre molto dedito, cerco di prendermi tutto il tempo che posso per godermi la mia più grande fortuna: i miei due splendidi figli (Sadie e Maceo, 12 e 10 anni, avuti dall’ex moglie Aryn Drake-Lee, con cui è stato sposato 5 anni, ndr)».

È un problem solver anche per loro?

«Eccome! Se c’è un ruolo che interpreto dentro casa è proprio questo. Non sono altrettanto capace di risolvere i miei, di problemi, su quello c’è ancora da lavorare…».

The italian dream: Jesse Williams e il nostro paese

Ha diviso il set con molti attori italiani, da Maria Chiara Giannetta a Tommaso Ragno… Com’è andata?

«Io recitavo per la prima volta in italiano, loro per la prima volta in inglese: non è stato facile ma è stato divertente. Maria Chiara è cool come persona e un talento come interprete. E ho imparato tantissimo da Tommaso, un attore che stimo profondamente. Girare in Italia con dei professionisti che sono anche belle persone: cosa si può chiedere di più?».

Che rapporto ha con il cinema italiano?

«Ne sono incantato da sempre. Federico Fellini è il mio mito, non reputo un caso che i più grandi registi americani siano in realtà italoamericani: avete fatto scuola nel mondo della cultura e dell’arte».

Lei voleva diventare avvocato, cosa l’ha portata a fare invece l’attore?

«Ho sempre amato il cinema, anche ai tempi dell’università. I film sono lenti attraverso cui vediamo il mondo, impariamo l’umanità e scopriamo le altre culture. Uno strumento per comprendere, oltre che arte. Ma non sono stato un baby attore per fortuna, mi sono preso il giusto tempo per intraprendere questo mestiere. E ho anche esordito abbastanza tardi (a 27 anni, nel film 4 amiche e un paio di jeans 2, del 2008, ndr), senza la smania di diventare famoso. Frequentare le star non mi è mai interessato, trovavo e trovo tuttora più esaltante stare accanto a persone che studiano e lavorano. Inoltre, come attore non ho avuto nessun tipo di riconoscimento fino ai 30 anni».

Il rapporto con i social e le nuove generazioni

Poi il riconoscimento è arrivato, la fama anche. Oggi è molto seguito sui social.

«Eppure ho un rapporto conflittuale, sa?».

Come mai?

«A volte vorrei spegnerli, ma amo anche guardare video che mi fanno ridere… Insomma, ci trovi divertimento e condivisione, che sono valori; poi c’è anche tutto l’aspetto più tossico. Da quello mi tengo alla larga volentieri».

Da cos’altro si tiene alla larga?

«Dalle recensioni dei film: li voglio vedere con i miei occhi, non leggerne. E dalle cattive notizie. Ma di questi tempi non è facile, con tutto quello che accade nel mondo. Nel mio Paese, in particolare, pensano sempre che i “cattivi” siano gli altri… Ma voglio essere ottimista sul futuro. Le arti ci mostreranno la via dell’empatia».

È ottimista anche per le nuove generazioni?

«I giovani hanno molto da insegnarci. Sono svegli, consapevoli, capaci di interpretare la diversità come ricchezza».

Jesse Williams, ottimista il giusto

Tutto questo ottimismo da dove le arriva?

«Dalla convinzione che nel mondo c’è un quantitativo di bellezza, di gioia e di vita che nessuno racconta. L’amore alla fine trionfa sempre: i momenti difficili sono, appunto, solo momenti».

Praticare meditazione la aiuta?

«Molto, soprattutto a tenere sotto controllo le emozioni. Non scatto più di fronte ai comportamenti negativi degli altri, sono diventato piuttosto calmo. La bellezza interiore conta».

E quella esteriore?

«Ricevere l’attenzione altrui per gli attori è sempre una gran cosa, perché consente di esprimerci. La bellezza è sicuramente un aiuto, ma anche una responsabilità, perché non bisogna far sì che sia l’unica caratteristica che ci descriva, semplificando la nostra complessità. Per me, come per tanti, la bellezza è stata sia dono che maledizione».

Anche la popolarità?

«Sì. Certo, quando ti consente di continuare a lavorare è positiva. L’importante è non sentirsi mai arrivati, tenere a mente che la comfort zone può davvero “ucciderti”. Io voglio essere sfidato, esaltato da cose nuove, crescere, aprire le ali. A 44 anni sento di avere ancora tanto da esplorare».