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– Parole che curano l’anima
Diario di una prof in pandemia

Davanti allo spiraglio finalmente aperto della fine dell’emergenza (per quest’anno?) ci troviamo divisi tra il sollievo di lasciarci l’esperienza dei mesi di pandemia alle spalle e il bisogno di ricordare cosa ci è successo nel 2020-2021, e farne in qualche modo tesoro. Come individui, famiglia, collettività. Un’insegnante di Milano, Elena D’Incerti, ha raccolto i pensieri di questo biennio epocale in un diario intimo intitolato “Parole dalla zona rossa” (il Settenario), 38 parole per non chiudere troppo in fretta in una scatola da riporre in soffitta i sentimenti inediti che abbiamo provato. Dall’Aria respirata con gratitudine su un terrazzino assolato alla Pazienza, ospite antica nel nuovo paniere di valori necessari per superare la solitudine, l’incertezza, il cambiamento, passando per la Negatività, che da stato d’animo ostile si è trasformata in agognato lasciapassare per una vita normale. In sottofondo, il computer sempre acceso sulle facce degli studenti in Dad. Ancora di salvezza per professori e studenti smarriti come un’armata Brancaleone di pionieri in ritardo digitale. Ma anche luogo di resistenza e occasione preziosa di una scuola cambiata per sempre. 

Elena D’Incerti, Parole dalla zona rossa, Il Settenario, 13 euro


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– Commedie travolgenti
Queenie, che cerca il suo posto nel mondo

letto da Isabella Fava

Il ragazzo con cui hai convissuto per 3 anni ti dice all’improvviso che vuole prendersi una pausa. Contemporaneamente scopri che, nonostante la spirale, sei rimasta incinta e decidi di abortire. Comincia così Queenie di Candice Carty-Williams, fenomeno editoriale nel Regno Unito.

Queenie è una 20enne di colore che lavora in un giornale a Londra e ogni giorno deve affrontare apprezzamenti o allusioni razziste. Le sue forme morbide, le labbra carnose e il sedere grande e sodo attirano gli uomini, ma la sua autostima è a pezzi. Per colmare il vuoto lasciato dall’ex fidanzato bianco, Tom, passa da una avventura all’altra, una notte e via. Ogni volta rimanendo delusa. «Mi sembri un po’ scombussolata ultimamente» le dicono i colleghi e la capa che la richiama all’ordine per le sue continue assenze dal lavoro. «Sei talmente messa male che per te l’amore è irragiungibile, così ti accontenti del sesso. Con chiunque sia disposto a scoparti» le urla la sua migliore amica in un momento di rabbia. Per fortuna però ci sono proprio le amiche, soprannominate “le cagnoline della regina” (gioco di parole con Queenie e i cani di Elisabetta II), che la sostengono nella chat di gruppo. Tra appuntamenti al pub, feste noiosissime dove si sente a disagio perché è l’unica nera, chiacchierate a notte fonda, visite alla nonna e alla madre assente, giornate in redazione cercando di convincere il direttore a farle scrivere un pezzo sul movimento Black Lives Matter, Queenie ci porta con leggerezza e tenerezza dentro le difficoltà di una ragazza nera a Londra che cerca di trovare l’amore e un posto nel mondo. A volte amara, spesso divertente, Queenie – dalla lingua sagace e ironica – diventa subito simpatica, e tifi per lei.

Candice Carty-Williams, Queenie (trad. di Maria Grazia Perugini), Einaudi, € 18,50

New York Times Co./Getty Images
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– La scrittrice da scoprire
Dorothy Parker

Dorothy Parker (1893-1967) fu una scrittrice, poetessa e giornalista americana che ritraeva la borghesia della sua epoca affrontando dal punto di vista femminile temi quali il senso dello stare in coppia, il razzismo e la depressione. È diventata famosa per i versi di una sua poesia recitata da Angelina Jolie nel film Ragazze interrotte: «Le pistole sono illegali; i cappi cedono; il gas ha un odore terribile. Tanto vale vivere…».

E Tanto vale vivere (Astoria) è il titolo di una raccolta di racconti appena uscita, con la prefazione di Natalia Aspesi, che descrive così la Parker: «Era invitata nelle case più opulente anche per la conversazione brillante, e c’era addirittura chi la seguiva per strada sperando di strapparle una battuta divertente. In realtà, era una donna romantica, sentimentale e delusa dai tanti amori che franavano presto, malinconica, timida come alcune sue eroine, amante dei fiori e degli animali».

Annarita Briganti @annaritab72


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– Continuo a rileggerlo
Francesco Montanari e Follia

Per diverso tempo, alla domanda sul mio libro preferito, ho sempre risposto citando Pastorale Americana di Philip Roth. Ma l’anno scorso ho letto Follia di Patrick McGrath e da allora preferisco parlare di questo libro che mi è molto, molto piaciuto. Il perché è semplice: racconta di un amore apparentemente malato, in realtà puro. Un uomo e la moglie del suo psichiatra hanno una relazione clandestina, un amore che sembra destinato a finire male, e infatti finirà molto male. Ma perché? Perché le nostre sovrastrutture intellettive e culturali prendono il sopravvento, tirano il freno a mano delle inibizioni. Allora non si ragiona più col cuore, ma con la paura. E quando è la paura a comandare non può che finire male.

Francesco Montanari @francesco_montanari_official attore, protagonista del film Regina di Alessandro Grande (ora su Sky)


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– Racconti agrodolci
Nel villaggio globale dove siamo tutti (s)connessi

letto da Gianluca Ferraris

C’è il notaio ricco ma insoddisfatto che finisce per farsi dominare in chat dalla moglie di un coltivatore di lamponi. L’aspirante attrice che sbarca il lunario come receptionist e ha coniato l’hashtag #hetoo per celebrare le sue molte conquiste maschili. Il vigile urbano che subisce l’ostruzionismo condominiale e non riesce a rientrare in possesso della sua cantina. Nora la barbona che recita Shakespeare a memoria e ogni notte divide Tavernello e sacco a pelo con Nicu e Daina, in fuga dall’Est e dal passato. Carmine e Maurizio che giocano a scopa per tenere a bada il dolore, e Giulio e Nina che grazie a un dolore si ritrovano. E ancora, impiegati frustrati, fanatici del calcetto, naziskin, una bizzarra caccia al tesoro e un omicidio che a molti sembra un suicidio. In questi 24 racconti Bruno Ventavoli mescola alcune delle sue passioni – il giallo, i dialetti, i giochi linguistici, la satira – per ridefinire un format antico, ma che sta ritrovando smalto: le storie intrecciate. Il risultato è un ritratto dolceamaro e godibile della società di oggi, a cavallo fra Emilia, Piemonte e Lombardia, fra lo Stefano Benni di Bar Sport e il Sandro Veronesi di Cronache italiane.

Il Covid non compare quasi mai, ma se ne avvertono le conseguenze sui nostri comportamenti, che sparigliano persino il titolo dell’opera e i suoi intenti: «Nel piccolo villaggio globale in cui crediamo di essere tutti connessi, siamo in realtà separatissimi. Ci proviamo con le foto dei genitali, con WhatsApp, con il veleno per scarafaggi, con le poesie di Ovidio, con una striscia di coca. Ma in realtà siamo soli come cani. O come pedine di backgammon abbandonate sulla spiaggia libera nella sabbia, tra le onde, la plastica, i pesci morti». Si ride, insomma, ma si riflette pure, come dovremmo fare ogni volta che chiudiamo l’ultima pagina di un buon libro.

Bruno Ventavoli, Seimila gradi di separazione, e/o, € 18,00


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– La tesi
Le idee si combattono con altre idee, non silenziandole

Pochi libri sanno cogliere lo spirito del tempo in cui vengono pensati, scritti, pubblicati. L’era della suscettibilità è uno di questi, e lo si capisce dal titolo. Che inquadra un’epoca precisa, la nostra: l’epoca in cui tutti si offendono per qualsiasi cosa, in cui siamo «così fragili da sentirci in pericolo per l’esistenza stessa del dissenso».

Guia Soncini affronta con sguardo entomologico e piglio ironicissimo tutto ciò che scorre davanti ai nostri occhi (soprattutto sui social): la «neolingua» che decreta cosa si può e non si può più dire, il dibattito sull’identità per cui «o sei dentro, o sei fuori». Con una tesi forte e chiara: «Le idee si combattono con altre idee, mica silenziandole». Cosa che oggi, invece, non va più di moda: se osiamo controbattere, di sicuro offenderemo qualcuno. In un circolo vizioso che non ha fine.

Mattia Carzaniga – @ilcarza

Guia Soncini, L’era della suscettibilità, Marsilio, € 17,00


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– La citazione
«Che forse a questo serve l’amore, a sentirci necessari, a essere lo stucco sulle incrinature dei vetri»

C’è una vita fatta di immagini e parole che scorre tra il cimitero comunale e la biblioteca di Timpamara. Astolfo Malinverno, l’io narrante, è sia il custode del cimitero sia il bibliotecario di questo borgo impalpabile eppure reale come la carne. Per la filosofica predisposizione ad accettare gli eventi della vita assecondando le circostanze, Astolfo si trova di fronte a esperienze svariate con personaggi dai nomi che evocano episodi letterari, storie e libri. A incuriosirlo, un giorno, è una lapide senza nome e senza date: solo una fotografia, una donna dallo sguardo candido e l’incarnato pallido. Per lui è da subito Madame Bovary, la sua Emma. Un romanzo incantevole dalla voce unica che è un omaggio alla lettura come sommo antidoto alle malinconie dell’esistenza.

Natalia Ceravolo @nataliaceravolo

Domenico Dara, Malinverno, Feltrinelli, € 18,00


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– Romanzi sorprendenti
Un matrimonio imperfetto raccontato da lui

letto da Sara Peggion

La disgregazione di un amore comincia con uno scricchiolìo: è quello che si avverte quando in casa le “cose” non vanno, quando un tempo c’era passione, bellezza, avventura e ora ci sono solo figli, mura domestiche, scarpe comode ai piedi e tacchi alti nello sgabuzzino.

Luca Fanti ha 43 anni, avverte le crepe del suo matrimonio, ma non riesce a mettersi al riparo dalle macerie che gli franano addosso. Figlio di un capostazione bolognese, è diventato un uomo di successo, manager del fratello campione di ciclismo, uno che macina soldi su soldi nella Milano post-Milano-da-bere. Quando incontra Emma, la donna della sua vita, la futura madre dei suoi 2 figli, lei è bellissima, ricca, viziatissima, e lui non si immagina ancora che la sua vita, no, non sarà una fortunata ascesa. Luca si ritrova spennato dagli alimenti richiesti da Emma dopo la separazione e infila un guaio professionale dopo l’altro. Tempo poco finisce in una pensione di ultima categoria a Crescenzago, costretto ai servizi sociali e rincorso dai debiti.

Ce la farà a risalire, magari più saggio e autentico di prima? Non vi toglierò il finale, ma un avviso è d’obbligo: le 426 pagine dell’ultima fatica di Enrico Brizzi, che tutti ricordiamo per il successo editoriale Jack Frusciante è uscito dal gruppo, è “la versione di Luca”. Uno sguardo maschile sul tema della separazione, della fine di un amore, di nuove possibilità. L’ex moglie Emma parla poco, accusa e pretende tanto, ma rimane sullo sfondo come un bel quadro inanimato. Scommetterei, invece, che anche lei avrebbe molte cose da raccontarci su questa storia.

Enrico Brizzi, La primavera perfetta, HarperCollins, € 19,50


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– Segnalato da voi
Il bello di essere introversi

di Giulia Franzin

Per descrivere Quiet di Susan Cain basta una parola: casa. Leggendolo mi sono ritrovata finalmente a casa, dopo anni in cui mi sono sentita sbagliata e fuori posto. Partendo dai cenni storici, raccontando il momento in cui l’essere introversi è diventato un problema da risolvere, attraverso studi di neuroscienze, celebri esempi e istruzioni per l’uso, Susan Cain racconta la bellezza dell’introversione, le dona un posto d’onore svelando «il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare». E senza forzature né stereotipi, porta un messaggio importante: sei introverso, e vai benissimo così.

Susan Cain, Quiet (trad. di Carlo Prosperi), Bompiani, € 12,00


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– Da regalare
Ai fan della fotografia

Imparare a guardare le cose con occhi diversi dai propri: ecco il potere della fotografia, specie se a guidare lo sguardo è un maestro come Gianni Berengo Gardin.

In parole povere, la sua autobiografia per immagini, è una successione di istanti catturati su pellicola. Dai primi esperimenti per immortalare il volo degli aerei fino alla scelta della macchina fotografica come chiave per entrare nella vita delle persone. Passando attraverso i luoghi di una vita, le letture, gli incontri (alcuni memorabili, come le uscite con Sartre per vedere film western al cinema), queste pagine raccontano la fortuna di essere innamorati di un mestiere da cui non si può mai andare in vacanza. E restituiscono l’entusiasmo di continuare a sorprendersi nel guardare le cose nel bianco e nero dei loro contrasti. Per scoprire che ci si può imbattere nelle storie degli altri anche a un passo da casa.

Veronica Giuffré @icalzinispaiati

Gianni Berengo Gardin, In parole povere, Contrasto, € 22,90


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– Appena uscito in libreria
Com’è profondo il mare

letto da Isabella Fava

Fabio Genovesi ha la passione del mare. Per lui, nato a Forte dei Marmi, è habitat naturale, fonte di ispirazione e meraviglia, sempre presente nella sua opera. Perché il mare è tutto, dice anche nel suo nuovo libro Il calamaro gigante (Feltrinelli): un po’ storia, un po’ memoir, un po’ riflessioni. Il mare è il luogo degli esploratori, dei sognatori. Avventurieri a caccia di qualcosa che ha il sapore della leggenda e che sfida ogni certezza: il calamaro gigante o kraken (vi ricordate il film I pirati dei Caraibi?). Il kraken è realtà, mito e simbolo. Rappresenta quello che ci può essere oltre l’evidenza.
«Il calamaro è una porta» scrive Genovesi. «Noi pensiamo che si apra su uno stanzino, invece ci spalanca davanti un panorama immenso, nuovo e tanto più vasto del nostro». Ed ecco che attraverso le ricostruzioni dei primi avvistamenti, raccontando le storie dei visionari viaggiatori che si avventuravano per mare e lì facevano stupefacenti incontri, e mischiandole con le sue scoperte di bambino e di uomo che si muove nel mondo, l’autore ci vuole dire che, come il mare, anche la realtà è piena di prodigi, che sotto all’apparenza c’è un tesoro di storie uniche. «E una parte di quella meraviglia smisurata siamo noi».

Fabio Genovesi, Il calamaro gigante Feltrinelli, € 14,00

A cura di Isabella Fava – testi di Annarita Briganti, Mattia Carzaniga,
Natalia Ceravolo, Isabella Fava, Gianluca Ferraris, Giulia Franzin, Veronica Giuffré, Francesco Montanari, Sara Peggion

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