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– Il romanzo appassionante
Da negoziante a rapinatore per necessità

letto da Isabella Fava – @isabyte

New York è una città che pulsa, sempre in movimento. Provate, allora, a immaginarla negli anni ʼ50 e ʼ60: in particolare Harlem, quartiere nero abitato da uomini e donne che cercano di sopravvivere o migliorare le proprie condizioni, da delinquenti che si arrangiano, da gangster che dettano legge e sono una minaccia. È una città con un ritmo – da qui il titolo del romanzo di Colson Whitehead, due volte premio Pulitzer – che sa di jazz e locali fumosi, di bambini che giocano con gli idranti e di ubriachi sui gradini delle case. Ma è anche un quartiere che può sorprenderti. Ed è in quelle pieghe, umane soprattutto, che ci conduce l’autore.

Il protagonista del romanzo è Ray Carney, proprietario di un negozio di mobili a prezzi contenuti, Carney’s Furniture sulla 125esima strada. Gli affari non vanno proprio bene, la gente paga a rate e Ray, che aspetta il secondo figlio, si arrabatta rivendendo tv, radio e altri oggetti usati o “cascati da un camion”. «Carney poteva essere un tantino disonesto, ma non era certo un delinquente, nella pratica come nelle ambizioni» scrive Whitehead, però… Il romanzo spicca il volo quando Freddie, suo cugino che è quasi un fratello minore ma che ha preso un’altra strada, lo coinvolge in una rapina all’Hotel Theresa, molto noto in quegli anni ad Harlem. Il colpo, appassionante come quello di Ocean’s Eleven (al quale lo stesso Whitehead ha detto di essersi ispirato), è solo l’inizio di una nuova storia in cui Ray cerca di destreggiarsi tra pericolosi malviventi e personaggi inquietanti, cercando di migliorare la sua vita e quella della sua famiglia. Avvincente, non c’è dubbio.

Colson Whitehead, Il ritmo di Harlem (trad. di Silvia Pareschi), Mondadori, € 20


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– La scrittrice da scoprire
Naoise Dolan

La voce nuova della letteratura, da scoprire anche in Italia se non la conosceste già, è Naoise Dolan, che si sta affermando in tutto il mondo con il suo romanzo d’esordio Tempi eccitanti (Edizioni Atlantide). Nata a Dublino 29 anni fa, residente a Londra, è considerata la nuova Sally Rooney. Sui social racconta di sé, anche dell’autismo che le hanno diagnosticato, e pensa che il genere sia una costruzione sociale. Il suo libro è un inno all’amore fluido.
La protagonista Ava a 22 anni lascia l’Irlanda per Hong Kong, dove insegna inglese in una scuola per bambini ricchi, e frequenta, nella vita privata, sia Julian sia Edith, con scelta finale. Per ricordarsi di essere libere e liberi, a ogni età, contro ogni etichetta sentimentale e sessuale.

Annarita Briganti @annaritab72


3 di 10
– Continuo a rileggerlo
Giacomo Poretti e I promessi sposi

«Alle medie l’ho subìto e detestato, poi a 30 anni l’ho riscoperto e apprezzato. Ora tengo I promessi sposi di Alessandro Manzoni sempre aperto di fianco al computer o sul comodino perché vi ritrovo tantissimi suggerimenti di vita. Per esempio, c’è una cosa tremenda, che però poi mi fa ridere: le affissioni che regolavano con delle leggi ogni cosa, anche il taglio dei capelli. Il capitolo sulla peste mi ha ricordato la pandemia di Covid. E la Storia della Colonna infame, in appendice, è utilissima per leggere i fatti di questi giorni: le macchinazioni, i complottismi, la dietrologia. È un libro di una bellezza sconfinata, perché è una storia d’amore, ma non solo: ci sono il thriller, le perversioni, il cattivo che si pente, la bontà e la codardia. E personaggi descritti in maniera meravigliosa».

Giacomo Poretti, attore e autore di Turno di notte (Mondadori)


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– Il giallo avvincente
Vanina e l’omicidio di un prof insospettabile

letto da Alessia Cogliati – @alessia.cogliati

Il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, detta Vanina, ha tutte le carte in regola per piacere a una lettrice di gialli come me: 39 anni, Beretta d’ordinanza a portata di mano, si fa chiamare “capo” solo dai più fidati. Nel suo passato un padre ispettore ucciso per strada dalla mafia, un amore contrastato con un collega di Palermo da cui è fuggita a gambe levate e il merito di aver pestato i piedi a un latitante che, senza il suo solerte lavoro, se ne sarebbe restato in santa pace nel suo nascondiglio a comandare e dettare legge.

In questo libro, il quarto di un ciclo da cui nascerà una serie tv (il quinto, in uscita il 2 novembre, è Il talento del cappellano), Vanina è suo malgrado sotto scorta e alle prese con un omicidio a prima vista inspiegabile. Vincenzo La Barbera, professore di filosofia amato da tutti gli studenti, dopo aver trascorso la serata in un pub, viene trovato ucciso nel letto dell’Amenano, un corso d’acqua che secoli fa un’eruzione dell’Etna ricoprì di lava e che ora scorre sotto il centro storico di Catania. Parte da qui l’indagine di Vanina. Due gli indizi: il professore aveva il pregio di aver tirato fuori dalla droga tanti ragazzi e il difetto di aver avuto un passato ribelle in una comune. La narrazione è condita da quel dialetto che ho imparato ad amare con Montalbano e dai piatti della cucina siciliana di cui il vicequestore è golosa: iris, parmigiana, olive alla stimpirata e soppressata dei Nebrodi. Dettagli che aiutano a mandare giù anche l’omicidio più indigesto.

Cristina Cassar Scalia, L’uomo del porto, Einaudi, € 18,50


5 di 10
– La tesi
Il maschilismo fa male (anche) all’ambiente

Vi siete mai chiesti cosa siano l’abilismo e la body positivity o cosa significhino termini come intersezionalità? Le risposte sono in questa raccolta di saggi, a cura dell’associazione Bossy e scritti da attiviste come Sofia Righetti (che è stata anche protagonista di una nostra copertina), e Belle di Faccia che combattono contro il body shaming. Lo scopo è far conoscere realtà diverse, con le proprie specificità. Cose a cui molte volte non pensiamo. Per esempio: l’avreste detto che il maschilismo impatta sull’ambiente? Se si dà per assodato che i cambiamenti climatici dipendono da regole di mercato fondate sul potere (che è soprattutto maschile), uno sguardo femminista, in quanto differente, può portare alla luce le contraddizioni di un sistema che pensa al profitto a scapito della sopravvivenza di persone e territori.

I.F. AA.VV, Anche questo è femminismo, Tlon, € 17


6 di 10
– La citazione
«Avvertì qualcosa di rincuorante nell’aprirsi con quello sconosciuto, che l’ascoltava, senza interromperla»

Leggere un romanzo e trovarci dentro intere generazioni, complesse e fragili. Chi sono i randagi? Randagio è chi non trova il suo posto e, non trovandolo, desidera scomparire. Questo è un libro corposo e denso di sfumature che ruota attorno alle vicende della famiglia Benati, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000. Coprotagonista necessario è un destino tanto presente da assumere le sembianze di una persona: inconfutabile, umano, nascosto. I Benati non sono molto fortunati e non manca occasione per cui scompaiano senza un motivo preciso. Pietro ha paura e aspetta il suo momento che non giunge. La sua ansia e le sue speranze diventano le nostre, all’ombra di una Pisa reale e magica.

Natalia Ceravolo @nataliaceravolo

Marco Amerighi, Randagi, Bollati Boringhieri, € 18


7 di 10
– Il romanzo potente
Una famiglia al crocevia della vita

letto da Stefano de Laurentiis – @stefano_dl

Siamo nei primi anni ʼ70, a New Prospect, una piccola cittadina vicino a Chicago. E la storia ruota intorno al gruppo giovanile di una chiesa cristiana chiamato Crossroads. Il clima che si respira è quello di una modernità tutta nuova che comincia a farsi sentire anche nella provincia più vicina alla città. I ragazzi si lasciano crescere basette e capelli, indossano pantaloni a zampa d’elefante, caban e giacche militari. Le ragazze accarezzano la nuova ondata del femminismo. Musica e controcultura fanno da collante. Insomma, sono i tempi in cui è del tutto normale essere progressisti e cristiani. Crossroads è anche il crocevia dei membri della famiglia Hildebrandt, i veri protagonisti del romanzo. Dal reverendo Russ, già spodestato dal pastore Rick Ambrose, e che si innamorerà di una parrocchiana più giovane, a sua moglie, la signora Marion, sicuramente il personaggio più sorprendente. E ai loro figli: Clem, il primogenito che fa richiesta di partire per il Vietnam; Becky, la ragazza più popolare della scuola che entra nel gruppo per fidanzarsi con il cantante Tanner Evans; Perry, con problemi di tossicodipendenza; Judson, ancora troppo piccolo per entrare nel gruppo.

Nelle intenzioni dell’autore Jonathan Franzen, doveva essere un romanzo in tre parti. Ma una volta ultimata la stesura della prima, il materiale era così tanto che è diventato il primo libro di una trilogia dal titolo La chiave di tutte le mitologie (una citazione da Middlemarch, romanzo di George Eliot). Jonathan Franzen si è preso un bell’impegno con i suoi lettori. Soprattutto perché questo primo libro è davvero trascinante.

Jonathan Franzen, Crossroads (trad. di Silvia Pareschi), Einaudi, € 22


8 di 10
– Segnalato da voi
L’equilibrio perfetto

di Viviana Ferentilli

Irene Némirovsky è una scrittrice francese di origine ebraica, morta ad Auschwitz nel 1942. Il suo Due è ambientato tra il 1920 e il 1933 a Parigi, eppure è un romanzo “contemporaneo”: le storie dei personaggi potrebbero accadere oggi. Parla di amori, tradimenti e serenità familiare. La chiave del racconto la troviamo in una domanda: come e quando, nel matrimonio, avviene il passaggio dall’amore all’amicizia? La lettura vi farà riflettere: non esistono famiglie perfette, esistono famiglie che hanno saputo trovare un equilibrio perfetto.

Irene Némirovsky, Due, (trad. di Laura Frausin Guarino), Adelphi, € 11


9 di 10
– Il libro da regalare
All’amica estrosa

Una banda di idioti mi è stato regalato un’estate da una cara amica che mi disse: «Leggilo, ti divertirai». Scoprii poi che per lei era una specie di rito: per dimostrare a qualcuno che gli voleva bene, comprava una copia del libro. Era un gesto d’affetto, ma anche un modo per introdurmi in una specie di circolo, un “fight club” della bizzarria, dove l’anarchia e la follia fanno da cornice alle avventure di uno strano personaggio, grassoccio e baffuto.
Ignatius Reilly va in giro scorrazzato dalla mamma, una simpatica vecchietta, si abbuffa, rutta, scorreggia ed è in guerra con la mediocrità degli altri. Attorno a lui, che in fondo è un re della mediocrità anche se pretende di essere un outsider, c’è un mondo dadaista, popolato da personaggi altrettanto grotteschi. Le situazioni, una più assurda dell’altra, si susseguono velocissime. È uno spasso da leggere, se amate il nonsense.

Isabella Fava

John Kennedy Toole, Una banda di idioti (trad. di Luciana Bianciardi), Marcos y Marcos, € 18


10 di 10
– Il romanzo diviso tra passato e presente
L’amore complicato tra padre e figlia

letto da Elisa Venco

Una figlia riesce mai a uscire dal grembo paterno, a liberarsi da un amore che le fa desiderare quello che suo padre desidera, magari inconsapevolmente, per sé e per lei? È su questo interrogativo che Chiara Gamberale costruisce il suo nuovo romanzo Il grembo paterno (Feltrinelli). Lo fa attraverso una narrazione che alterna 2 registri linguistici e 2 piani temporali: c’è il presente di Adele, mamma single di Frida, che lavora in tv, e il passato della stessa donna in versione teenager, o meglio “Adelescente”, mentre rievoca i silenzi di casa, i segreti di una coppia fatta di genitori più che di coniugi, le difficoltà di una ragazzina che mangia fino a star male perché rifiuta quel modo di amare inaccettabile per chi vuole essere per sempre l’unica agli occhi di suo padre.

Nella vicenda di Adele, ribattezzata da un medico “la signorina Ancora”, si può riconoscere chiunque sia più portata ad assecondare i desideri degli altri che i propri, chi fa più fatica a godersi il presente che a rimpiangere la potenzialità degli amori e degli eventi, chi non riesce a essere madre accogliente di se stessa perché è il grembo paterno che rimpiange. Ma un lieto fine è possibile, se lasciamo fare alla vita invece di volerla imbrigliare. Quando diventa madre, Adele scopre che la necessità di donarsi a un altro essere umano è l’uscita dal labirinto incantato di un amore paterno che promette mentre ingabbia. Offrendo il grembo alla figlia, Adele smette di guardarsi continuamente l’ombelico e di combattere con le sue ombre. Dopo 40 anni di fame, di fronte al trasporto del papà per la nipote, con stupore Adele riconosce che «avrei dovuto sentirmi tradita da mio padre, persa… E invece sento che se lui non mi avesse lasciata per mia figlia, appena è nata, non sarei mai riuscita a desiderare di tenere stretto un uomo come mi era sembrato Nicola, così diverso da tutti gli altri che avevo conosciuto e con cui potevo al massimo mettere le corna a mio padre».

Chiara Gamberale, Il grembo paterno, Feltrinelli, € 18

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A cura di Isabella Fava – testi di Annarita Briganti, Natalia Ceravolo, Alessia Cogliati, Stefano de Laurentiis, Isabella Fava, Viviana Ferentilli