Da un anno sta portando i suoi successi in stadi e arene di tutto il mondo. A Montreal come a Vienna, a Barcellona o Parigi, e poi, ça va sans dire, in decine di città italiane, il pubblico ha cantato e canterà con Nek le sue canzoni più celebri, Laura non c’è, Lascia che io sia, Se telefonando, per citarne solo alcune (prossime date su nekweb.com/tour). Filippo Neviani festeggia così, con il Nek Hits Tour, i suoi oltre 30 anni di musica e 10 milioni di dischi venduti, ma anche una popolarità conquistata andando ben oltre il Festival di Sanremo e i concerti. Ha partecipato a vari programmi televisivi, recentemente come coach di The Voice Senior e The Voice Kids. Ha sempre condiviso la sua vita privata con i fans, ridendo del doppio lavoro di musicista e agricoltore: «Ho passato l’infanzia nelle campagne, mio padre mi ha trasmesso la passione per i trattori e insegnato a coltivare ortaggi».
Nek: musica, famiglia e libri
Vive ancora nella Sassuolo dov’è nato 54 anni fa, con la moglie Patrizia conosciuta a fine anni ’90 e sposata nel 2000. Ha cresciuto la figlia di lei, Martina, dall’età di un anno e mezzo e si è emozionato quando, due anni fa, la ragazza ha chiesto a entrambi i papà di accompagnarla all’altare («Mi tremavano le gambe come neanche a Sanremo»). Per Beatrice, nata nel 2010, ha scritto un libro: Lettera a mia figlia sull’amore (ed. Feltrinelli) mentre in un’altra pubblicazione, A mani nude del 2022 (ed. Harper Collins) ha raccontato l’incidente del 2020, quando si è tagliato due dita maneggiando una sega circolare, salvando poi mano e carriera grazie a un delicatissimo intervento chirurgico. Uno che non si arrende mai, Nek. «Difficilmente mi fermo, mi invento sempre le giornate» ha raccontato al BCT-Festival nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento e in questa intervista.

Ha registrato il sold out anche in molte città straniere. La tappa più sorprendente da raccontare?
«Quando arrivi in una città come Chicago, dove non hai mai suonato e neppure sei mai stato, ti sorprendi a trovare un teatro pieno di gente entusiasta. È una sensazione bellissima. Nel tour europeo, ad aprile, abbiamo suonato a Stoccarda dove mia figlia Beatrice era in gita con la scuola: mi sono ritrovato nel backstage a fare selfie con l’intera classe, prof comprese. È stato molto divertente».
Tra le hit meno conosciute e richieste, ce n’è una più “cenerentola” alla quale è particolarmente affezionato?
«Ho reinserito in scaletta Musica sotto le bombe. Da anni non la suonavo dal vivo ma è una canzone che ho sempre amato e penso che non ci sia nulla di più attuale da portare sul palco».
Quali sono i momenti per la famiglia in un’estate impegnata come questa?
«Il tour estivo non consente di pianificare molto altro, facciamo base sul Tirreno e io faccio avanti e indietro, com’è giusto e ovvio che sia. Patrizia e Beatrice mi seguono qualche volta, se ne vale la pena e se devo stare via più giorni».
A 14 l’incontro con la musica
Le sue prime esibizioni risalgono in realtà a 40 anni fa, quando a 14 anni ha formato il duo country Winchester con Gianluca Vaccari: cosa sognava allora e come ricorda quel momento oggi?
«Un paio di anni fa ho avuto l’onore di riaprire il Teatro Carani di Sassuolo dopo una lunga ristrutturazione e ho voluto con me Gianluca: si è presentato con la sua chitarra, il cappello e gli stivali da cowboy. La reunion dei Winchester è stata un momento meraviglioso. A 14 anni sognavo di poter vivere di musica, ed è andata bene».
È appena uscita Cosa resterà di questi anni 20, brano dei Rats con cui ha collaborato. Non sono anni facili: quali sono le sue paure più grandi, per lei e le sue figlie? L’ambiente è un tema importante per lei così legato alla terra?
«È stata una gioia collaborare su un brano che ho amato dal primo ascolto, con i Rats che vengono da dove vengo io, fisicamente e musicalmente. Detto ciò, sono preoccupato per il futuro delle mie figlie e di tutti noi. Basta leggere le notizie di un giorno a caso per stilare un elenco di tutto quello che non va. Il tema dell’ambiente è cruciale: non facciamo abbastanza, pur parlandone da anni, e già paghiamo conseguenze gravissime. In campagna, dove sono nato e dove conto di restare, mi godo il più possibile le cose straordinarie che la natura continua malgrado tutto a regalarci».
La sua storia scritta sul corpo
Porta sul corpo i segni di chi suona il basso, i calli della campagna, le cicatrici dell’incidente e poi i tatuaggi: cosa tra tutto questo la racconta di più?
«Bello spunto: non manca nulla e non serve altro per “raccontarmi”. I calli, le cicatrici… I tatuaggi sono un vezzo, alcuni hanno un senso, altri meno».
È cresciuto con le canzoni dei Police: a quali altri musicisti si è ispirato? E a quali concerti va come spettatore?
«Ovviamente gli anni ’80 hanno rappresentato per me, anche musicalmente, un passaggio fondamentale per la mia formazione. I Police su tutti ma anche i Genesis, i Joy Division, il pop d’oltremanica. Vorrei ispirarmi anche a Lucio Dalla, se ce la faccio! Da spettatore, cerco di non perdermi mai Peter Gabriel, Sting, e con Francesco (Renga) recentemente siamo andati a vedere il nostro amico Max (Pezzali)!».
Quali sono, a 54 anni, le emozioni più forti?
«Il matrimonio di Martina, due anni fa in Versilia, una giornata speciale. Ma anche la mia prima intervista televisiva insieme a Beatrice (a Verissimo, ndr). Era senz’altro più tranquilla di me, è stato strano ma molto bello. Le emozioni più forti sono quelle che arrivano dalla famiglia, dalle cose grandi e al tempo stesso semplici».
Una nuova vita: Nek agricoltore
Se dovesse scrivere un altro libro, che tema sceglierebbe?
«Più passano gli anni e più mi sento legato alla mia terra. Magari sulle coltivazioni, sto affinando le mie tecniche di agricoltore, ho il trattore nuovo, mia moglie Patrizia si è messa a produrre il miele, lo abbiamo chiamato “Nektar”! Ma non credo di saperne abbastanza da poter regalare consigli sensati».
Dice di avere sempre nuovi desideri, passioni, progetti: un sogno per il futuro?
«Sto lavorando a diverse cose per il 2027, tra musica e televisione. Riguardo ai sogni, nulla che riguardi me: meglio di così non mi poteva andare. Se mi guardo intorno, invece… Sognare un mondo migliore è scontato, ma messi come siamo messi…».