Era una persona che conosceva bene quella famiglia. Per questo Silvana Aru, 71 anni, non ebbe motivo di sospettare quando Spartaco Salvatori bussò alla porta del suo appartamento nel quartiere Prato Fiorito, a Tor Bella Monaca, il 13 ottobre 2023. La donna fu uccisa con un martello all’interno della sua abitazione.

A distanza di quasi tre anni, come racconta Un giorno in Pretura, la Corte d’Assise di Roma ha condannato Salvatori all’ergastolo per omicidio volontario, ricostruendo una vicenda che aveva profondamente colpito la capitale.

Come è stata uccisa Silvana Aru

Silvana Aru aveva 71 anni e viveva nel quartiere Prato Fiorito, nella periferia est di Roma. Secondo la ricostruzione accolta dalla Procura e poi dai giudici, il pomeriggio del 13 ottobre 2023 Spartaco Salvatori, 38 anni, si presentò a casa della donna con il pretesto di eseguire alcuni lavori idraulici. L’uomo era un amico del figlio della vittima e frequentava da tempo quella casa, circostanza che spiegava perché la pensionata gli avesse aperto senza timori.

Poco dopo, però, la situazione degenerò. Salvatori avrebbe colpito ripetutamente la donna con un martello. Nonostante il tentativo di difendersi, Silvana Aru riportò gravissimi traumi cranici e toracici. I vicini, allarmati dalle urla provenienti dall’appartamento, chiamarono i soccorsi. Quando il figlio arrivò sul posto trovò la madre riversa a terra in una pozza di sangue.

Chi è Spartaco Salvatori e perché è stato condannato

I carabinieri arrestarono Spartaco Salvatori poche ore dopo il delitto. All’interno del suo zaino vennero trovati il martello ritenuto compatibile con l’arma del delitto, alcuni strumenti da lavoro e altri elementi che hanno contribuito all’impianto accusatorio.

Secondo la Procura, il movente era una rapina. L’uomo sarebbe entrato nell’abitazione con l’intenzione di impossessarsi di denaro e oggetti preziosi. Quando Silvana Aru avrebbe reagito, l’avrebbe colpita fino a ucciderla.

roberta petruzzelli un giorno in pretura

Nel corso del processo, l’imputato ha invece sostenuto una versione diversa. Ha raccontato che due uomini sarebbero entrati improvvisamente nell’appartamento, avrebbero aggredito la pensionata e sarebbero poi fuggiti. Questa ricostruzione, però, non è stata ritenuta credibile dai giudici. Uno dei presunti complici indicati dalla difesa è stato identificato e ascoltato durante le indagini, ma non è mai stato incriminato.

La Corte d’Assise di Roma ha quindi condannato Salvatori all’ergastolo per omicidio volontario. La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

Il mistero della refurtiva

Un aspetto della vicenda resta ancora senza una risposta definitiva. Secondo l’accusa, dopo l’omicidio sarebbero scomparsi alcuni oggetti di valore appartenenti alla pensionata, tra cui un anello d’oro, due bracciali e due orologi.

La refurtiva, tuttavia, non è mai stata ritrovata né addosso all’imputato né durante le successive attività investigative. Un elemento che continua ad alimentare interrogativi sulla dinamica completa del femminicidio, pur senza incidere sulla ricostruzione che ha portato alla condanna.

Una vicenda che ha segnato Tor Bella Monaca

L’omicidio di Silvana Aru suscitò grande commozione tra i residenti di Prato Fiorito e di Tor Bella Monaca. Anche Un Giorno in Pretura seguì il processo. Chi la conosceva la descriveva come una donna semplice, benvoluta e sempre disponibile. La brutalità dell’aggressione e il fatto che il presunto assassino fosse una persona conosciuta dalla famiglia hanno reso questa vicenda ancora più sconvolgente per il quartiere.

Con la condanna all’ergastolo di Spartaco Salvatori si chiude il primo grado del procedimento giudiziario. Resta ora da attendere l’eventuale giudizio d’appello, mentre il ricordo di Silvana Aru continua a essere vivo tra chi l’aveva conosciuta.

I casi di nera irrisolti e il successo di “Un giorno in Pretura”

Molti casi di cronaca nera, dall’omicidio di Meredith Kercher a quello di Giulia Cecchettin per mano dell’ex fidanzato Filippo Turetta, fino al delitto di Garlasco con il recente coinvolgimento di Andrea Sempio, hanno sconvolto l’opinione pubblica per la loro efferatezza ma allo stesso tempo vengono seguiti con interesse proprio per le insospettabili dinamiche che coinvolgono persone vicine alle vittime.

Un giorno in Pretura deve molto del suo successo anche alla perizia con la quale ha seguito e raccontato alcuni di questi episodi che hanno contrassegnato la cronaca italiana degli ultimi anni.

Come il caso della morte di Emanuele Scieri, il giovane militare trovato senza vita nella caserma Gamerra di Pisa nel 1999. O un altro femminicidio tornato alla ribalta grazie al programma condotto da Roberta Petruzzelli: quello di Nada Cella, il delitto di Chiavari rimasto senza un colpevole per quasi trent’anni, tra nuove domande e una verità ancora da scoprire.