Marina D'Incerti Laura Balla Anna Zavaritt Simone Spetia

Lei, lui e i soldi. Parliamo di budget familiare

  • 16 11 2016

Entrate, uscite, risparmi, investimenti. Per mantenere l’armonia familiare serve anche governare con buon senso il budget di casa. Ne hanno parlato Simone Spetia, giornalista economico di Radio24 e Anna Zavaritt, responsabile relazioni esterne di PianoD, associazione che valorizza i talenti femminili. Due esperti della materia ma anche marito e moglie, genitori di tre figli.

Da un vivace dialogo di coppia sono uscite linee guida preziose.

Al termine della conversazione è intervenuta Laura Balla, direttore marketing e comunicazione di MetLife, compagnia assicurativa internazionale che dedica particolare attenzione al mondo femminile e alla famiglia e partner dell'incontro. A lei il pubblico ha rivolto le domande più tecniche sul risparmio, per esempio, come comportarsi quando si deve acquistare uno prodotto assicurativo e come sceglierlo.

Foto di Lorenzo De Simone/Mondadori Portfolio

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Ecco in 10 punti le dritte più importanti che ci hanno dato gli esperti

1) Tenere un bilancio. Non è necessario fare un rendiconto giornaliero delle entrate e delle uscite. Può bastare avere un’idea abbastanza chiara di quanto si guadagna e di quanto si spende nell’arco di un anno, perché alcune grosse spese, per esempio quelle di condominio, hanno cadenza annuale o semestrale. Lo stesso vale per le tasse scolastiche o le iscrizioni ad attività sportive dei figli o, ancora, per le vacanze.

2) Tenere un bilancio settimanale o mensile può essere una fatica inutile, però è importante sapere che ci sono piccole spese quotidiane che sul lungo periodo finiscono per incidere sul budget. Per esempio, in una grande città fare colazione tutte le mattine al bar, in apparenza un’inezia, pesa per oltre 550 euro all’anno.

3) Avere un obiettivo chiaro aiuta a essere costanti nel controllo del bilancio. Cosa vuole realizzare la nostra coppia/famiglia? Mettere in cantiere un viaggio? Iscrivere il figlio a una scuola privata? Acquistare casa? Ridurre le spese?

4) Uno degli obiettivi primari del bilancio è farci capire che tipo di “piano B” possiamo permetterci.

Cos’è il piano B? Si tratta di quelle misure di emergenza che posso attuare se accade un imprevisto come la perdita del lavoro o una malattia. Date le mie entrate e le mie uscite ho sufficienti risparmi? Ho una formula assicurativa? Ho un reddito alternativo che può sostenermi? Per quanto tempo queste entrate di sostegno possono garantire che il mio tenore di vita non cambierà?

5) Il risparmio è molto importante. Anche se minimo rappresenta, per la maggior parte delle persone, il principale punto di partenza per organizzare un valido piano B.

6) Per far fruttare il risparmio bisogna valutare molto bene le possibilità di investimento.

Il mattone non è, come una volta, l’opzione più valida. Richiede cifre altissime, è difficile da smobilitare in caso di bisogno urgente di contanti. Se poi acquistiamo casa con l’idea di tenere i figli vicini… be’, riflettiamoci. Forse è meglio mettere da parte denaro per l’istruzione, e offrire loro la possibilità di fare l’università all’estero o in un’altra città.

7) Sempre a proposito di investimento: il mercato azionario, i fondi e i prodotti bancari sono per esperti. Le grandi fregature di cui abbiamo tanto sentito parlare in questi anni sono state rifilate a persone che hanno messo la loro firma su contratti che non sono stati capiti. Anzi, non sono stati nemmeno letti.

Compreremmo un elettrodomestico che non sappiamo come funziona? Mai. Allo stesso modo, non ha senso acquistare un prodotto finanziario di cui non capiamo nulla. Mai mettere firme “sulla fiducia”.

8) Pensioni private e assicurazioni sono investimenti alla portata di chi ha redditi medi o modesti perché richiedono accantonamenti minimi. Possono rappresentare una buona opzione di risparmio e un buon piano B.

Spesso però anche questi strumenti non sono facili da capire. Informarsi su riviste, libri o siti di fiducia è doveroso. Ma è importante soprattutto pretendere spiegazioni chiare a chi ci sta vendendo il prodotto. Chiedere, chiedere, chiedere. Senza vergogna e nei dettagli. Se il consulente che abbiamo davanti non è chiaro, disponibile o ci mette in imbarazzo, non è la persona giusta (e l’investimento giusto) per noi.

Altro consiglio: confrontare diverse proposte prima di scegliere. I comparatori che si trovano su Internet sono un buon punto di partenza.

9) Come dividersi le responsabilità del budget familiare? L’ideale è prendere insieme le decisioni “macro”, tipo comprare casa. E per il resto dividersi i compiti. Per esempio, lui si occupa di spese di condominio e bollette, lei di spese scolastiche e vacanze.

Se entrambi lavorano, sempre meglio tenere conti correnti separati, è una scelta di buon senso che garantisce soprattutto le donne. Se un domani la coppia dovesse separarsi ci saranno meno problemi. Ma anche se si va d’amore e d’accordo è l’opzione da preferire. Ed è bene chiarire con il partner che non è un gesto di sfiducia. Le donne tendono a delegare le responsabilità economiche pure avendo una naturale propensione al risparmio e una maggior attenzione alle spese di casa. Rimanere coinvolte nella gestione del budget porta vantaggi a tutta la famiglia.

10) Anche i figli devono essere coinvolti nella gestione del budget familiare. Come? Con una semplice ma precoce educazione finanziaria. I bambini capiscono il valore del denaro già dai 5-6 anni. Eppure pochissimi in Italia ricevono una paghetta regolare. Dare un minimo compenso settimanale in cambio di lavoretti casalinghi adeguandolo via via all’età è un’ottima abitudine che aiuta ad afferrare concetti come reddito e risparmio.

Una ricerca rivela che i maschi ricevono paghette più alte e regolari rispetto alle femmine. Addirittura rispetto alle sorelle! Un errore gravissimo abituare le bambine all’idea che ciò che fanno in casa “è dovuto” mentre per i fratelli è un impegno da compensare. Da qui nascono le disparità nella divisione dei compiti in famiglia. E, soprattutto, quell’incertezza che rende le donne così deboli nella contrattazione economica sul lavoro.

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