La tua vita in un libro: la settima prova di Monica

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Le finaliste del talent “La tua vita in un libro” affrontano la settima prova: scrivere una lettera a se stesse. Ecco la prova di Monica

SETTIMA PROVA: LA LETTERA 

Cara Monica,

(non è così che iniziano tutte le lettere, con una forma di cortesia?) avresti mai pensato fino a qualche tempo fa di scrivere la tua storia?

Sì, è vero, hai preso spesso in mano carta e penna e scribacchiato quello che sentivi dentro di te per poi strapparlo o bruciarlo e poter immaginare che fosse irreale. Hai persino comprato una bellissima penna stilografica con inchiostro rigorosamente blu, perché ti piace sentire il rumore del pennino quando sfiora la carta e ti costringe a rimanere concentrata su quello che fai.

Questa esperienza però è stata emotivamente diversa e lo sai.

Sei tornata a vivere il passato e ti sei resa conto di quante cose hai tenuto nascoste dentro di te, nel profondo, per non doverle affrontare. Ti dicevi che c’era tempo, che non era il momento, sperando che tutto sparisse senza lasciare traccia. Hai anestetizzato i tuoi sentimenti perché c’era sempre qualcosa di più importante da affrontare: i figli, i problemi burocratici, il lavoro. La vita che doveva andare necessariamente avanti.

Ti sei resa conto che negli ultimi anni nessuno ti ha guardato negli occhi e chiesto: «Come stai?». Come se avessero paura di essere contagiati dal tuo dolore. Come se fosse possibile trasmettere il proprio dolore agli altri.

Ripensandoci una persona c’è stata, una sola persona che ti ha chiesto con vero e sincero interesse come riuscivi ad affrontare tutto, dove trovavi il coraggio per andare avanti da sola con tre figli. Una persona che sai di dover ringraziare con tutto il cuore perché ti ha fatto capire che sono i piccoli gesti e a volte poche parole che salvano dal buio.

Ora sai che mettere nero su bianco tutti i tuoi pensieri confusi ti ha permesso di vedere le cose da una certa distanza. Come quando guardi dalla parte contraria attraverso un cannocchiale e tutto diventa più piccolo e lontano.

Hai compreso che il dolore va affrontato, attraversato e poi lasciato andare per non permettergli di influenzare in maniera negativa tutto ciò che di bello può arrivare. Ti sei confrontata con te stessa come non avevi fatto mai e questo ti ha permesso di vedere come ciò che poteva essere motivo di distruzione per te e per i tuoi figli è diventato invece un punto di partenza per una vita completamente diversa. E ti ha reso forte e sensibile allo stesso tempo.

Scrivere la tua storia ti ha portato finalmente a non sentirti più sola.

A presto, cara Monica.

Il commento dell'editor

Scrivere per attraversare un dolore lasciato da parte per anni, nella speranza che anestetizzare i propri sentimenti in nome della “vita che deve necessariamente andare avanti” servisse a farlo scomparire da solo. Quel dolore però non è svanito senza lasciare traccia: è rimasto appiccicato all’autrice, ben visibile agli occhi degli altri che, infatti, da esso temevano di essere in qualche maniera “contagiati”.

Grazie, Monica, per le tue immagini fulminanti, per le tue parole intense, e per la sensibilità che lasciano trapelare.

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