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Dove vanno gli italiani che cercano lavoro all’estero

di Isabella Colombo
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Per 1 straniero che arriva, 3 italiani fuggono dal nostro Paese a caccia di altre opportunità. Lo rivela l’ultimo rapporto sui connazionali emigrati. Che traccia le nuove mete: Irlanda, Cina ed Emirati Arabi

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Per 1 straniero che arriva, 3 italiani fuggono dal nostro Paese a caccia di altre opportunità. Lo rivela l’ultimo rapporto sui connazionali emigrati. Che traccia le nuove mete: Irlanda, Cina ed Emirati Arabi

Non sono solo laureati in cerca di un posto sicuro, disoccupati e cervelli in fuga: oggi dall’Italia partono anche famiglie con bambini e giovani coppie. L’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes sui connazionali nel mondo fotografa un paradosso che sembra senza ritorno: per ogni straniero che fissa la residenza nel nostro Paese, 3 italiani preparano le valigie. Per sempre. «Sono il 49,3% in più rispetto al 2005. Siamo ai livelli del dopoguerra e non si parte più solo dal Sud: Lombardia e Veneto sono al primo e terzo posto» spiega Delfina Licata, sociologa e curatrice del rapporto.

Dove vanno a cercare lavoro i nostri emigrati se gran parte dell’Europa è messa come noi e oltreoceano alzano paletti ai nuovi ingressi? «Si spalmano in 196 Paesi diversi» continua Licata. «Perché il fenomeno è così diffuso e trasversale che abbraccia tante tendenze, vecchie e nuove».

GLI INGEGNERI NELLE ECONOMIE FORTI  L’Europa rimane ancora la meta più ambita: il 53,9% dei nostri emigrati sceglie Germania, Svizzera, Francia, Regno Unito. «Oltre ad artigiani e operai, questi Paesi oggi attraggono i “cervelloni” perché investono in ricerca e innovazione» spiega Alessandro Rosina, docente di Demografia all’università Cattolica di Milano. «Ma aumentano anche le fughe verso le economie in forte crescita, che offrono opportunità per le persone con profili più dinamici e qualificati». Come Cina ed Emirati Arabi, in cerca di ingegneri e professionisti ultraspecializzati.

«Appena arrivata ad Abu Dhabi ho seguito un corso per diventare guida culturale e adesso accompagno i turisti alla scoperta del territorio» racconta Chiara Bergaglio, da Torino alla capitale araba con la famiglia. «Sono partita con l’apprensione che ogni mamma di 3 bimbi avrebbe, dovendoli spostare dal Paese in cui sono nati e cresciuti a uno sconosciuto. Ma ci piace vivere in un ambiente multiculturale e qui si fa presto amicizia. L’80% della popolazione è formata da immigrati, l’ambasciata è attiva ed esiste un circolo culturale al quale si può fare riferimento».

I MILLENNIALS NELLA VECCHIA EUROPA Anche tra le destinazioni europee c’è qualche novità. Londra è sempre la mecca ma tra le preferenze dei Millennials, i ragazzi che hanno compiuto 18 anni dal 2000 in poi, oggi si affaccia l’Irlanda. «Lo stipendio base per un neolaureato parte dai 25.000 euro l’anno e in breve arriva fino a 55.000» assicura Roberto Vaino, 29 anni, originario della provincia di Napoli e informatico a Dublino. «Io sono venuto qui per migliorare il mio inglese, ma nel frattempo ho inviato curriculum e sostenuto colloqui. Ho fallito più volte finché sono arrivate le prime proposte. Certo, la vita è cara come a Roma e a Milano, ma guadagni il doppio e hai il piacere di lavorare in un ambiente stimolante dove il tuo capitale umano è riconosciuto».

Berlino, l’altra storica mecca dei giovani emigrati italiani, divide oggi la sua capacità di attrazione con altre città tedesche. Come Amburgo, dove Sergio Alfano, 54 anni, imprenditore nel settore della moda, si è trasferito dalla Sicilia con la moglie e 2 figlie piccole: «L’impresa di famiglia viaggiava su un binario morto, dovevamo ripensare al nostro futuro» racconta. «Non è stato facile partire da zero. Per prima cosa abbiamo scelto la scuola per le bambine, poi ho accettato un impiego come giardiniere perché serve una busta paga per avere la copertura sanitaria e per affittare casa. In meno di 2 anni ho aperto la mia boutique di pelletteria di alta moda: qui le tasse sono un po’ più leggere e se hai un credito Iva te lo rimborsano già il mese dopo».

I GIOVANI DISILLUSI OVUNQUE La storia di Sergio è emblematica di un nuovo fenomeno. «Aumentano gli espatriati di mezza età: ci sono gli ottimisti, che vogliono valutare opportunità di alto livello, e i disillusi che avendo trovato solo occasioni scadenti in Italia cercano un riscatto altrove» spiega il demografo Alessandro Rosina. «Per loro oggi è più facile spostarsi: il web ospita gruppi di discussione dove capire come attrezzarsi per partire». Da Mollotutto.com a Voglioviverecosi.com a Expat-blog.com/it, questi siti forniscono dritte e contatti utili a chi non ha già un appoggio all’estero, oltre ai riferimenti di ambasciate e circoli italiani: per gli Emirati, per esempio, c’è Cicer-abudhabi.com e per la Cina Assogic.com.

Ma tra i disillusi, secondo il Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo, ci sono anche i giovani: a prendere in considerazione l’opzione estero sarebbe il 61% dei ragazzi, perché pensano sia meglio un lavoro dequalificante fuori confine che in patria. «Io sono partito in cerca delle esperienze che da noi tutti richiedono ma nessuno offre» dice Marco Colombo, da Milano al Gloucestershire, in Inghilterra, con una laurea in Comunicazione. «Come tanti ho iniziato da cameriere e ora mi occupo dell’accoglienza in un grande albergo. A 24 anni posso permettermi di avere una casa in affitto senza sacrifici e di fare qualche progetto per il futuro. Cose che in Italia mi sogno».

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