L’Italia torna sotto osservazione per la qualità dell’aria. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente, alcune zone del Paese registrano concentrazioni di polveri sottili tra le più alte d’Europa. A preoccupare sono soprattutto le PM2,5, particelle microscopiche che riescono a penetrare nei polmoni e nel sangue.

I dati più critici arrivano dalla Puglia, ma anche la Pianura Padana continua a mostrare livelli elevati di inquinamento atmosferico. Un problema che non riguarda solo l’ambiente, ma anche la salute quotidiana di milioni di persone.

Che cosa sono le polveri sottili PM2,5

Le PM2,5 sono particelle sottilissime sospese nell’aria. Il loro diametro è inferiore a 2,5 millesimi di millimetro e proprio questa dimensione le rende particolarmente pericolose. Riescono infatti a superare le difese naturali dell’apparato respiratorio, raggiungendo i polmoni e il flusso sanguigno.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, le principali fonti di queste polveri sono il traffico stradale, le attività industriali, i combustibili fossili e gli incendi. In alcune aree italiane pesa anche il riscaldamento domestico a biomassa, come caminetti e stufe a legna.

L’Unione europea fissa il limite annuale di PM2,5 a 25 microgrammi per metro cubo. L’Organizzazione mondiale della sanità indica però una soglia molto più severa: 5 μg/m³. Questo significa che anche livelli considerati «regolari» possono comunque avere effetti sulla salute nel lungo periodo.

Perché in Italia i livelli sono così alti

Secondo gli esperti, il problema italiano dipende da più fattori insieme. Da una parte ci sono traffico, industria e riscaldamento domestico. Dall’altra incidono anche le caratteristiche geografiche e climatiche del territorio.

Nel caso della Puglia, il professor Gianluigi De Gennaro, docente di chimica ambientale all’Università di Bari, ha spiegato che i picchi registrati durante l’inverno sono legati soprattutto alla combustione di biomasse nei caminetti domestici.

A peggiorare la situazione contribuisce anche la minore capacità dell’atmosfera di disperdere gli inquinanti nei mesi freddi. In inverno, infatti, lo strato più basso dell’atmosfera diventa più compatto e trattiene più facilmente le particelle nocive vicino al suolo.

Anche il Nord Italia continua a mostrare dati critici. La Pianura Padana resta una delle aree europee più vulnerabili all’accumulo di smog a causa dell’elevata densità industriale, del traffico intenso e della scarsa ventilazione naturale.

I dati più preoccupanti tra Sud e Pianura Padana

Secondo il dossier pubblicato nell’aprile 2026 dall’Agenzia europea dell’ambiente, i comuni pugliesi di Ceglie Messapica e Torchiarolo, in provincia di Brindisi, hanno registrato le concentrazioni annuali più alte d’Europa per PM2,5.

Le rilevazioni parlano di 117 e 113 microgrammi per metro cubo, valori molto superiori sia ai limiti europei sia alle soglie indicate dall’Oms.

La situazione resta delicata anche in altre aree italiane. Diverse centraline della Pianura Padana registrano livelli annuali vicini o superiori ai limiti fissati dall’Unione europea.

I dati sulla mortalità mostrano inoltre un quadro preoccupante. In Italia si stimano 101 decessi ogni 100mila abitanti collegati all’esposizione prolungata alle PM2,5. Un valore molto più alto rispetto a Paesi come Spagna, Francia e Germania.

Secondo l’Oms, oltre nove cittadini europei su dieci continuano a respirare aria non considerata sicura.

Quali rischi comportano le polveri sottili per la salute

L’esposizione continuativa alle polveri sottili è associata a diversi problemi respiratori e cardiovascolari. Gli studi citati dall’Agenzia europea dell’ambiente collegano le PM2,5 a un aumento del rischio di malattie croniche, aggravamento dell’asma e disturbi cardiaci.

Le persone più vulnerabili sono bambini, anziani e soggetti con patologie respiratorie o cardiovascolari già presenti. Anche chi vive nelle grandi città o in aree industriali può essere esposto quotidianamente a concentrazioni elevate senza rendersene conto.

Oltre alle PM2,5, gli esperti monitorano anche altri inquinanti come il PM10 e l’ozono troposferico. Quest’ultimo si forma dall’interazione tra luce solare e sostanze emesse da traffico e industrie.

Tra le sostanze considerate nocive c’è anche il benzo(a)pirene, presente nel fumo di sigaretta, nei gas di scarico e nei cibi carbonizzati.

Come proteggersi dall’inquinamento atmosferico ogni giorno

Gli esperti ricordano che alcune abitudini quotidiane possono aiutare a ridurre l’esposizione agli inquinanti.

Per esempio, nelle aree urbane è meglio evitare di arieggiare la casa nelle ore di traffico più intenso. Secondo gli specialisti, conviene aprire le finestre più tardi al mattino, quando la concentrazione di smog tende a diminuire.

Anche l’utilizzo di stufe certificate e una minore combustione domestica durante l’inverno possono contribuire a ridurre le emissioni. Nei giorni con livelli elevati di inquinamento è consigliabile limitare le attività sportive all’aperto, soprattutto vicino alle strade trafficate.

Può essere utile anche controllare le app dedicate alla qualità dell’aria, che forniscono dati aggiornati in tempo reale e aiutano a monitorare la situazione nella propria zona.