Nel 2024 in Italia abbiamo prodotto più rifiuti urbani, ma li abbiamo gestiti un po’ meglio. È questa l’immagine che emerge dall’ultimo rapporto ISPRA, che scatta una fotografia aggiornata di come il nostro Paese affronta una delle sfide ambientali più importanti per l’intero pianeta.
La produzione complessiva cresce, spinta anche dalle attività economiche che rientrano sempre più nel servizio pubblico. Al contempo aumentano la raccolta differenziata e il riciclo, mentre cala il ricorso alla discarica. Un segnale incoraggiante, che però convive con forti differenze territoriali e con un nodo ancora irrisolto: differenziare di più non significa automaticamente riciclare meglio.
Sul fronte delle famiglie, è intanto stato confermato il cosiddetto bonus rifiuti 2025, uno sconto sulla Tari per le famiglie a basso reddito.
Rifiuti urbani in aumento in Italia
Nel 2024 la produzione di rifiuti urbani in Italia ha raggiunto quota 29,9 milioni di tonnellate. Si tratta di un aumento del 2,3 per cento rispetto al 2023. Secondo ISPRA, a incidere su questa crescita è anche il contributo sempre più rilevante dei rifiuti prodotti dalle attività economiche, che vengono gestiti all’interno del perimetro del servizio pubblico.
La crescita della produzione dei rifiuti rende evidente quanto sia cruciale migliorare la qualità della loro gestione. Più rifiuti significano più pressione sugli impianti, più costi e più difficoltà nel rispettare gli obiettivi europei. Per questo i dati sulla produzione vanno sempre letti insieme a quelli su raccolta differenziata, riciclo e smaltimento finale, che raccontano se e come il sistema riesce a reggere l’urto.
Raccolta differenziata in crescita: accelerazione al Sud
Nel 2024 la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto il 67,7 per cento del totale dei rifiuti urbani prodotti. È un aumento significativo, pari a 3,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente, che conferma un trend positivo. Tutte le macroaree geografiche registrano un miglioramento, anche se con intensità diverse.
Il Nord e il Centro crescono di poco meno di un punto percentuale, mentre il Sud mostra un’accelerazione più marcata, con un incremento di 1,2 punti. Un dato che, secondo ISPRA, conferma come le Regioni del Mezzogiorno siano quelle che negli ultimi anni hanno fatto i passi avanti più evidenti sul fronte della differenziata. Nel 2024 la media del Sud arriva al 60,2 per cento, riducendo il divario sia con il Centro, che si attesta al 63,2 per cento, sia con il Nord, che resta comunque in testa con il 74,2 per cento.
La composizione della raccolta differenziata racconta anche molto delle nostre abitudini, di quanta spazzatura produciamo e come, viceversa, potremmo evitare di riempire i cassonetti utilizzando semplici trucchi di gestione domestica. La frazione organica si conferma la più raccolta, con il 37,8 per cento del totale, seguita da carta e cartone (19,5%), vetro (11,3%) e plastica (8,8%). Numeri che mostrano come la separazione dei rifiuti sia ormai una pratica diffusa nella maggior parte dei territori, ma che aprono anche una domanda cruciale: quanto di questo materiale viene poi effettivamente riciclato?
Le Regioni più virtuose e quelle più indietro sulla differenziata
Guardando ai dati regionali, il quadro vede in cima alla classifica della raccolta differenziata l’Emilia-Romagna, che nel 2024 raggiunge il 78,9 per cento.
All’estremo opposto si collocano quattro Regioni del Centro-Sud che continuano a scontare ritardi storici, sia dal punto di vista gestionale sia infrastrutturale. La Campania si ferma al 58,1 per cento, la Calabria al 57,5 per cento, il Lazio al 56,2 per cento e la Sicilia al 55,5 per cento. Sono valori ancora lontani dalla media nazionale, anche se in molti casi in miglioramento rispetto agli anni precedenti.
Riciclo e imballaggi: la plastica raggiunge il target europeo
Se la raccolta differenziata cresce, anche il riciclo mostra segnali positivi. Nel 2024 il tasso di riciclo dei rifiuti urbani, calcolato secondo il metodo unificato europeo, è arrivato al 52,3 per cento, in aumento rispetto al 50,8 per cento del 2023. Un passo avanti importante, anche se ancora insufficiente per centrare l’obiettivo europeo del 55 per cento fissato per il 2025.
Sul fronte degli imballaggi, il tasso complessivo di riciclo è salito al 76,7 per cento, superando ampiamente il target del 65 per cento previsto per il 2025. Tutte le principali frazioni hanno raggiunto e superato anche gli obiettivi fissati al 2030 dall’Unione europea.
Il dato più rilevante riguarda la plastica, che per la prima volta ha superato il target vincolante del 50 per cento previsto per il 2025. Nel 2024 il riciclo degli imballaggi in plastica è arrivato al 51,1 per cento, con un aumento di oltre sette punti percentuali rispetto al 2020. Un risultato che segna un cambio di passo, anche se ISPRA segnala le difficoltà legate alla crisi del riciclo meccanico delle plastiche, un fattore che potrebbe rallentare ulteriori progressi.
Il divario tra differenziata e riciclo resta un problema
Accanto ai dati positivi, il rapporto ISPRA mette in luce una criticità evidente: la distanza tra il tasso di raccolta differenziata e quello di riciclo effettivo resta ampia. Nel 2024 il divario è stato di 15,4 punti percentuali, in calo di appena 0,4 punti rispetto all’anno precedente.
Questo significa che una parte significativa dei rifiuti raccolti in modo differenziato non riesce a essere riciclata. Le cause sono diverse: materiali conferiti in modo scorretto, frazioni contaminate, impianti insufficienti o non adeguati. Per questo, sottolinea ISPRA, la raccolta differenziata non può limitarsi al raggiungimento di percentuali elevate, ma deve garantire anche un’elevata qualità delle frazioni intercettate.
È un passaggio chiave anche in vista degli obiettivi europei. Dopo il 55 per cento di riciclo da raggiungere nel 2025, l’asticella salirà al 65 per cento entro il 2035. Senza un miglioramento netto della qualità della raccolta e della capacità di trattamento, il rischio è di fermarsi a metà strada, con buoni numeri sulla carta ma risultati meno solidi nella pratica.
Gestione dei rifiuti: 214,4 euro in media per abitante
Un segnale incoraggiante arriva dalla riduzione dello smaltimento in discarica. Nel 2024, considerando anche l’incenerimento senza recupero di energia, lo smaltimento finale ha assorbito il 15,5 per cento dei rifiuti prodotti. La quota di discarica si è ridotta del 3,7 per cento rispetto al 2023, avvicinando l’Italia all’obiettivo europeo che prevede di scendere sotto il 10 per cento entro il 2035.
Restano però forti squilibri territoriali, che si riflettono nei trasferimenti di rifiuti tra Regioni e anche oltre confine. Per l’organico, Campania, Lazio e Toscana continuano a esportare grandi quantità verso altri territori, a causa di impianti obsoleti o insufficienti. Nel 2024 sono state esportate all’estero 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, in gran parte combustibile solido secondario e scarti del trattamento meccanico.
Infine, c’è il tema dei costi. Nel 2024 il servizio di gestione dei rifiuti è arrivato a 214,4 euro per abitante, con un aumento di 17,4 euro. Il Centro (256,6 euro) registra i costi più alti, seguito dal Sud (229,2 euro) e dal Nord (187,2 euro). Un dato che ricorda come l’efficienza del sistema abbia ricadute dirette anche sulle tasche dei cittadini.