Capelli sfibrati, secchi, tendenti alla rottura, doppie punte, opacità e effetto crespo: succede soprattutto se usiamo molto spesso piastra e ferro, oppure quando i capelli vengono decolorati. In questi casi, quando la chioma è particolarmente rovinata, una maschera nutriente non basta, ci vuole un trattamento ben più profondo come il bonding. Ma partiamo dall’inizio.

Tutti i capelli sono costituiti da cheratina, una proteina, e all’interno di essa troviamo legami chimici chiamati ponti disolfuro. Proprio questi ultimi e il modo in cui sono disposti determina se un capello è riccio oppure liscio, se è fragile o resistente.

Quando usiamo la piastra, per avere un esempio concreto, non facciamo altro che modificare la struttura dei ponti disolfuro: il calore rompe momentaneamente i legami e cambia la struttura della fibra, così un capello da riccio diventa liscio. Il problema sorge nel momento in cui l’esposizione al calore è frequente o eccessiva, perché in quel caso il danno non è più temporaneo: alcuni legami si deteriorano e il fusto perde struttura e elasticità. Lo stesso principio vale per le decolorazioni, in questo caso le reazioni chimiche necessarie a modificare il pigmento danneggiano la cheratina e i legami che la tengono insieme.

Come funzionano i trattamenti bonding repair

I trattamenti bonding repair sono pensati proprio per ricostruire i ponti disolfuro; certo, hanno un costo più alto rispetto ai normali shampoo e maschere per capelli, ma possono rivelarsi un ottimo investimento se si hanno capelli secchi come paglia, ruvidi e indisciplinati. Il modo in cui agiscono è rivelato già dal nome: in inglese, bonding repair significa letteralmente riparazione dei legami. Si tratta di shampoo, balsami, maschere con e senza risciacquo o sieri che contengono polimeri leganti i quali ricollegano le catene spezzate e aumentano la resistenza dei capelli.

In pratica, questi prodotti cercano di sostituire i legami disolfuro con legami simili a quelli naturali, o di rinforzare quelli esistenti, altri ancora lavorano soprattutto sulla superficie creando una pellicola protettiva che riduce attrito, crespo e perdita d’acqua. In ogni caso agiscono a un livello differente rispetto ai normali prodotti di lavaggio e trattamento, ma attenzione: non possono fare miracoli.

Ciò che promettono è un miglioramento progressivo della capigliatura con un uso costante nel tempo, dunque non possiamo aspettarci una chioma sana e fluente dopo appena una o due applicazioni: più il capello è rovinato, più tempo sarà necessario. Dovremmo paragonare questi prodotti a un rehab, che necessita di un certo investimento e molta, molta costanza.

I prodotti migliori

Il n.1 fra i trattamenti bonding repair è senza dubbio Olaplex, che ha brevettato per primo una tecnologia di ricostruzione dei legami interni e continua a essere all’avanguardia nella sua proposta. Fra i bestseller spicca No. 3 Plus Ultimate Repair – Trattamento riparatore capelli danneggiati (€ 29,75) da applicare su capelli bagnati prima di shampoo e balsamo.

Altro brand raccomandato è K18, il quale ha messo a punto una tecnologia brevettata basata su particolari peptidi biomimetici in grado di ricostituire la fibra dall’interno. Il prodotto più celebre è la maschera riparatrice molecolare senza risciacquo ad azione intensiva: Leave-In Molecular Repair Hair Mask (€ 31,50).

Oribe è un marchio lussuoso oltre che realmente efficace, molto amato dai parrucchieri. Il suo Hair Alchemy Bond Building Elixir (€ 80) utilizza la Holistic Rebonding Complex oltre a 11 aminoacidi e Isodio ialuronato (che apporta un’intensa idratazione) per ripristinare i legami del capello ristabilendo forma, integrità strutturale e resistenza.