Hai trovato lo shampoo della vita. Lava bene, lascia i capelli morbidi, leggeri, persino più voluminosi. Poi, dopo qualche mese, qualcosa cambia: le radici sembrano sporcarsi prima, le lunghezze sono meno belle e quel risultato da “capelli da copertina” non è più lo stesso. Da qui la diagnosi quasi automatica: i capelli si sono abituati allo shampoo. Ma può succedere davvero?

La risposta breve è no. Quella un po’ più interessante è che uno shampoo può effettivamente sembrarci meno efficace con il passare del tempo. Solo che la spiegazione non è l’assuefazione. Vediamo perché.

I capelli si abituano davvero allo shampoo?

No, i capelli non imparano a riconoscere lo shampoo e non sviluppano una sorta di resistenza alla sua formula. Del resto, la parte del capello che vediamo è costituita da cellule cheratinizzate, e non è un tessuto vivo capace di adattarsi biologicamente a un cosmetico.

Anche il funzionamento dello shampoo è molto meno misterioso di quanto sembri. I tensioattivi presenti nella formula favoriscono il distacco di sebo, impurità e residui dalla superficie del capello e dal cuoio capelluto, permettendo poi all’acqua di portarli via con il risciacquo.

Usare per mesi lo stesso prodotto, quindi, non insegna ai capelli a “difendersi” dalla sua azione detergente.

Eppure la sensazione che lo shampoo non funzioni più come prima può essere assolutamente reale. È la spiegazione che spesso le diamo a essere sbagliata.

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Perché allora sembra che lo shampoo non funzioni più?

Prima possibilità: nel frattempo sono cambiati i capelli o il cuoio capelluto.

La quantità di sebo, per esempio, non è necessariamente identica per tutta la vita. Anche le condizioni ambientali e stagionali possono modificare ciò che chiediamo a uno shampoo: caldo, sudore e lavaggi più frequenti non sono esattamente la stessa situazione di un inverno trascorso tra freddo e riscaldamento.

Nel frattempo possono essere cambiate anche le lunghezze. Una tintura, una decolorazione, mesi di phon e piastra, sole e altri stress modificano le caratteristiche della fibra. Lo shampoo che dava un ottimo risultato su quei capelli qualche mese prima potrebbe semplicemente non essere più quello più adatto alle loro esigenze attuali.

Poi ci sono i residui: prodotti per lo styling, shampoo secco e sostanze depositate dai cosmetici possono accumularsi sulla fibra e modificarne temporaneamente aspetto e sensazione al tatto. I capelli possono apparire più pesanti, meno lucidi o perdere volume. Anche alcuni minerali presenti nell’acqua dura possono depositarsi sul capello.

Insomma, prima di accusare lo shampoo di aver perso i superpoteri, conviene guardare che cosa è cambiato nel frattempo.

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È sicuro usare sempre lo stesso shampoo?

Se funziona bene e continua a essere adatto alle esigenze di capelli e cuoio capelluto, non esiste una ragione per cambiarlo a intervalli prestabiliti soltanto per evitare che i capelli si abituino.

Niente scadenza a tre mesi, dunque, e neppure la necessità di mandare in pensione un prodotto che ci piace solo perché il flacone è diventato una presenza fissa nella doccia.

Anzi, cambiare continuamente shampoo alla ricerca del famoso “effetto della prima volta” rischia di confondere le idee. Il risultato iniziale di un prodotto nuovo può semplicemente colpirci di più perché è diverso da quello a cui eravamo abituati. Dopo un po’ quella morbidezza o quel volume diventano la normalità e li notiamo meno.

In altre parole, i capelli non si abituano allo shampoo. Noi, forse, un po’ sì.

Quando ha senso cambiare shampoo?

Quando c’è un motivo concreto, non quando lo decide il calendario. Se le radici sono diventate più grasse, il cuoio capelluto è più sensibile, le lunghezze sono state decolorate o risultano più secche e danneggiate, può essere arrivato il momento di cercare una formula diversa. Lo stesso vale quando cambiano abitudini e condizioni ambientali: chi fa sport e suda molto, per esempio, può avere esigenze differenti rispetto a un altro periodo dell’anno.

E se improvvisamente compaiono prurito, desquamazione, forfora persistente o altri disturbi del cuoio capelluto, il problema non andrebbe risolto semplicemente saltando da un flacone all’altro: meglio capire che cosa sta succedendo e, se necessario, rivolgersi al dermatologo.

Quanto allo shampoo clarifying può essere utile quando c’è effettivamente molto accumulo di residui, ma non è una sorta di reset obbligatorio da programmare ogni tot settimane. Anche perché una detergenza molto intensa può non essere adatta a tutti i capelli e a tutti i cuoi capelluti.

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Bisogna alternare due shampoo?

Anche qui, nessuna regola universale. Alternare due prodotti può essere comodo se servono a due esigenze diverse: per esempio, una detergenza abituale e una più intensa quando è realmente necessaria. Quello che non serve è alternarli con l’obiettivo di “sorprendere” il capello prima che si abitui. Non c’è niente da sorprendere.

Lo stesso vale per l’idea che una formula senza solfati sia automaticamente più delicata o che una con solfati sia necessariamente aggressiva. La capacità detergente dipende dall’insieme della formulazione, dal tipo e dalla concentrazione dei tensioattivi e da come il prodotto viene utilizzato. Un’etichetta, da sola, racconta solo una parte della storia.