Sarà capitato a chiunque, specie dopo gli “anta”: ci si guarda allo specchio, ma soprattutto si mantiene uno stile di vita più giovane rispetto alla propria età anagrafica. Insomma, ci si sente più giovani e forse lo si è anche, specie pensando ai propri genitori o nonni alla stessa età. E ci si convince che l’invecchiamento è ancora lontano. Un’idea alimentata dal boom di test di longevity sui social, dove con semplici esercizi si riesce (o si riuscirebbe) a capire la propria condizione. Ma cosa c’è di vero?
Cosa sono i test per la longevity
Riesci a stare su un piede per 10 secondi senza oscillare o appoggiarti a qualcosa? È un semplice test, uno dei tanti che si trovano scrollando sui social e che sembrano indicare quale sia lo stato di invecchiamento (o la condizione di forma giovanile), grazie a semplici esercizi. Un po’ come il cosiddetto sit-to-stand test, ossia contare quante volte ci si riesce a sedere e rialzare da una sedia in 30 secondi: in media un uomo di 60 anni arriva a 14, una donna a 12, ma se a te capita di contarne meno, non affiggerti: si tratta solo di una prova, tra le tante, che andrebbero inserite in un quadro generale di salute.
Dalla propriocettività alla forza: cosa si valuta
Tutti questi test, infatti, mirano a “valutare” alcuni aspetti che possono incidere sulle condizioni di invecchiamento: come la propriocettività, cioè l’abilità del corpo nel mantenere una posizione di equilibrio nello spazio. È un indicatore, secondo gli esperti di longevity, della capacità di coordinamento tra il sistema visivo, l’orecchio interno, i muscoli e il sistema nervoso, che negli anziani può diminuire. Oppure come la forza muscolare, misurabile nello sforzo di rialzarsi da terra, senza usare l’appoggio delle mani o delle ginocchia. Ma cosa succede se non si riesce?
La longevità si allena
Come spiega la chiropratica Linda Holland all’Henry Ford Health, che si è occupato del tema, è un parametro per «misurare il tono muscolare, la coordinazione e la flessibilità nell’insieme. Il test rivela la tenuta generale, la potenza nelle gambe, l’equilibrio e la flessibilità delle articolazioni, che sono essenziali per invecchiare in salute». Ma se non si riesce a superare la prova, non occorre disperarsi, avvertono gli esperti: è sufficiente allenarsi. «Si può provare l’esercizio tenendosi a un tavolo prima con due mani, poi con una sola o con un ginocchio. Gradualmente si migliorerà fino a non aver più bisogno di supporti».
Quanto contano i parametri e i propri obiettivi
Un altro parametro, per esempio, riguarda la mobilità delle mani: è valutabile aprendo e chiudendo le dita a pugno per 20 volte in 10 secondi e, come spiega ancora Holland, è connesso al rischio di malattie cardiovascolari, disabilità o mortalità. Ma anche in questo caso è un indicatore che si può migliorare con l’esercizio. Ciò che invece non è misurabile – ma conta! – è anche la socializzazione. «Cercare di rimanere in contatto con gli altri è importante. Le ricerche mostrano che le persone che hanno una buona socializzazione vivono più a lungo e in salute (…). In altre parole, non conta solo il test, ma il ‘perché’ si vuole vivere a lungo. Occorre avere degli obiettivi e tenerli a mente quando si lavora alla propria salute e longevità», sottolinea Holland.
Sono affidabili?
«Si tratta di prove che propongo io stesso, nella mia attività formativa, come l’alzarsi e sedersi senza appigli da una sedia o da terra: ci possono fornire indicazioni sull’età biologica dal punto di vista muscolare, ma non sono certo esaustivi: non basta, insomma, riuscire a fare 20 squat consecutivi», spiega Francesco Balducci, medico anti-age, nutrizionista e autore del libroMedicina della Longevità. «Purtroppo attorno al tema dell’aging è sì cresciuta la sensibilità, ma anche il marketing: ci sono molti professionisti, ma anche tante persone improvvisate, che rappresentano il 90% di chi parla di longevity», aggiunge l’esperto.
Età biologica e anagrafica: differenze
Certo ci si chiede sempre più spesso se l’età biologica possa discostarsi da quella anagrafica: «Sì, può accadere, come a volte avviene anche il contrario, nel senso che si è più vecchi biologicamente rispetto alla propria data di nascita: oggi sicuramente c’è molta più sensibilità sul tema rispetto alla generazione dei nostri padri o nonni, quando non si praticava sport come oggi, si prestava meno attenzione all’alimentazione (pensando in modo errato che pasta, pane e pizza fossero la dieta migliore), c’è più informazione (ma anche fake news) e più spazio all’estetica anche maschile, con i pro e i contro», conferma Balducci.
Come rallentare l’invecchiamento, davvero
C’erano anche meno tempo e disponibilità per investire nella longevity, ma oggi esistono “nemici” come il cibo spazzatura. E proprio dal passato si possono trarre alcune indicazioni anti-age: «Il benessere è dato da un mosaico e le macro-tessere sono 4: una corretta alimentazione specie-specifica, non secondo mode, ma secondo la natura dell’uomo, quindi varia e che non escluda, per esempio, le proteine animali in giusta quantità; attività fisica adeguata perché siamo programmati per il movimento, non stare ore fermi davanti al computer o in macchina; il rispetto dei bioritmi naturali, riducendo lo stress cronico costante».
Dai centenari alla nutraceutica innovativa
«Se guardiamo ciò che accomuna i centenari, come per esempio i sardi o certe popolazioni giapponesi, vediamo che tra le altre cose hanno bassi livelli di stress e vivono, invece, in serenità. Anche la socializzazione è una componente essenziale, perché sentirsi importanti a una certa età aiuta a mantenersi giovani: purtroppo, invece, nelle società occidentali accade spesso che l’anziano sia relegato nella RSA. Infine aggiungerei la nutraceutica di avanguardia, di cui ci possiamo avvalere oggi: non si tratta di semplici integratori, ma di prodotti che sono in grado di attivare, ad esempio, mitocondri che ringiovaniscono le cellule e aiutano a smaltire le tossine. Ma ancora una volta occorre non improvvisare e affidarsi a professionisti», conclude Balducci.