È il tipico augurio che si fa ai compleanni. Un augurio iperbolico e paradossale, perché chi mai può arrivare a un secolo di vita? Eppure, se fino a ieri sembrava un traguardo impossibile, oggi è quantomeno auspicabile. Secondo l’ultima rilevazione Istat, al 1° gennaio 2024 in Italia c’erano 22.552 centenari, di cui l’81% donne. Il 30% in più rispetto a 10 anni fa, segno che c’è un progressivo allungamento della vita. Se andiamo a guardare la situazione a livello globale, siamo tra i primi Paesi che vantano un numero notevole di “grandi anziani”. La vetta della classifica è occupata dall’Asia: Hong Kong, Macao, Giappone, Singapore e Corea del Sud. Dopo di loro c’è l’Europa, con la Norvegia in testa – a pari merito con Svizzera e Islanda – e poi noi, insieme alla Svezia.

Vivere a lungo non basta: serve qualità

Cosa rende una Nazione longeva? Oltre ai progressi della scienza, concorrono una serie di fattori: corretta alimentazione, stress sotto la soglia di guardia, buona qualità della vita e, ovviamente, una sanità che funziona. Tutti parametri che non sempre sussistono contemporaneamente o non in tutte le aree allo stesso modo. In Italia, per esempio, dove l’aspettativa di vita media per gli uomini è di 81,4 anni, con un vantaggio di 4 anni in più per le donne, sono il Trentino e il Veneto le regioni in cui si campa di più e meglio.

Tutte notizie bellissime, ma arriviamo al tasto dolente: vivere a lungo non vuol dire automaticamente vivere bene. L’invecchiamento progressivo della nostra popolazione, associato a un basso, bassissimo tasso di natalità (6 bambini ogni 1.000 abitanti) sta avendo un forte impatto sul sistema previdenziale e sanitario, sulle spese del welfare, sull’organizzazione del lavoro. E spesso il tempo in più che ci è concesso è segnato da malattie, solitudine, emarginazione.

La nuova longevità: attiva, felice e progettuale

Dall’annuale rapporto Istat sulla situazione del Paese emerge un dato allarmante: se da una parte aumenta l’aspettativa di vita, dall’altra si sta riducendo drasticamente la speranza di vivere in buona salute. Addirittura un italiano su dieci ha smesso di curarsi, a causa di lunghe liste d’attesa e costi elevati. Alla luce di queste evidenze, le ultime scoperte in campo medico e scientifico stanno mirando non solo a guadagnare anni di vita, ma anche a garantire condizioni che consentano di goderne appieno. Offrendo la possibilità di investire al meglio in quel tempo supplementare che ci viene accordato, non viverlo come tempo residuale, fatto di acciacchi e problemi, finalizzato alla pura sopravvivenza.

Ecco, allora, che la parola longevità acquisisce un significato diverso da quello a cui eravamo abituati. E cioè non più solo “durata della vita superiore alla media”, ma manutenzione della salute fisica e psicologica per rendere quel famoso “terzo tempo” felice e appagante, attivo e progettuale. Come? Non affidandoci più all’arbitrio della genetica, ma diventando noi stessi artefici del nostro destino biologico.

Torna I feel good: il nostro evento dedicato alla longevità (felice)

Con questo spirito nasce la terza edizione di I feel good, l’evento all’insegna del benessere che si terrà anche quest’anno alla Fondazione Catella di Milano, nel weekend dell’11 e 12 ottobre. Tanti gli incontri in programma con esperti e luminari di fama internazionale per imparare ad amministrare in modo consapevole e responsabile il proprio capitale di giovinezza. Un patrimonio inestimabile che spesso sperperiamo senza accorgercene, facendo vita sedentaria, cedendo a certi vizi, silenziando la stanchezza, dando fondo alle energie come se fossero inesauribili, disconnettendoci dai nostri bisogni profondi, ignorando i segnali del corpo, insomma trascurando la salute fisica e mentale.

Ma, soprattutto, sottovalutando il ruolo centrale che abbiamo nel guidare i processi di invecchiamento del nostro organismo, processi che possiamo accelerare, o al contrario rallentare o riparare, mediante comportamenti e abitudini corrette. Il paradosso dei nostri tempi è che ci sentiamo tutti più giovani della nostra età, eppure non facciamo niente (o troppo poco) per mantenere realmente giovani e in salute i nostri organi, le nostra ossa, i nostri muscoli, le nostre cellule. Convinti che basti sistemare l’involucro esterno, con ritocchini e tiraggi regolari, per imbrogliare il tempo. Ma il problema non sono le rughe, è la macchina del corpo che va curata, rispettata e rafforzata. In che modo ve lo spieghiamo nel numero in edicola. E poi, naturalmente, negli incontri e nei workshop organizzati per il nostro evento I feel good, tutto dedicato alla longevità. L’iscrizione è gratuita. Vi aspettiamo!

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