Ci siamo, come ogni anno torna puntuale la Giornata mondiale contro lo stress e, lungi dal diventare essa stessa fonte di nuove ansie, quest’anno arriva in concomitanza con una notizia: anche di notte ci si può stressare. E invecchiare precocemente. Lo hanno scoperto i ricercatori dall’Imperial College di Londra, che hanno aggiunto così un nuovo tassello alle conoscenze in materie, ma soprattutto sperano di poter quantomeno ridurre i fattori che possono peggiorare la qualità di vita di milioni di persone nel mondo: lo stress notturno.

Anche di notte ci si può stressare

Come spiegato nella ricerca, presentata al congresso della European Academy of Neurology 2025, anche la notte può diventare un momento di stress, involontario, come sanno bene coloro che sono soggetti a incubi o a bruxismo, cioè digrignano i denti. Ma quello che hanno scoperto i ricercatori londinesi va anche oltre: chi dorme facendo brutti sogni in modo ricorrente può invecchiare precocemente rispetto a chi riesce a riposare bene. Il motivo starebbe nelle reazioni fisiche e nei cambiamenti del corpo quando si prova paura, che darebbero luogo a maggiore stress cellulare e persino a modifiche epigenetiche del DNA.

Gli incubi possono far invecchiare prima

Lo studio dell’Imperial College di Londra, condotto insieme al UK Dementia Research Institute, è stato effettuato su un campione di oltre 183mila adulti tra i 26 e gli 86 anni, oltre a circa 2.400 bambini dagli 8 ai 10 anni, seguiti per un periodo fino a 19 anni. Questo perché i ricercatori volevano capire che tipo di legame ci fosse tra gli incubi e l’invecchiamento precoce. Per questo sono stati analizzati alcuni marcatori del trascorrere del tempo, come la lunghezza dei telomeri, piccole porzioni di DNA che si trovano alle estremità dei cromosomi e che li proteggono, accorciandosi però con l’età oppure in presenza di forte stress.

Cos’è l’orologio epigenetico

Oltre a misurare la lunghezza dei telomeri, sia negli adulti che nei bambini, nei primi sono stati analizzati i cambiamenti chimici che avvengono nel DNA (chiamati “metilazioni”) che sono considerati un “orologio epigenetico”, cioè legato alla genetica che cambia a contatto con l’ambiente. La ricerca ha indicato che chi aveva riferiva di aver avuto incubi almeno una volta alla settimana, portava con sé anche segni più marcati di invecchiamento fisico, persino maggiori dell’età anagrafica reale. Una prova che sognare “male” non porta solo disagio psicologico, ma anche conseguenze sull’organismo.

Gli incubi nascono anche dallo stress

Un sonno non di qualità, disturbato o persino scandito da incubi, dunque, peggiora la qualità della vita e porta a invecchiamento precoce, secondo il neurologo Abidemi Otaiku, autore principale dello studio: «Il cervello addormentato non distingue i sogni dalla realtà. Durante un incubo si attiva la stessa risposta di allarme che sperimentiamo da svegli: aumenta il battito, sale la pressione, il corpo rilascia cortisolo, l’ormone dello stress. Se questa reazione si ripete spesso, può influenzare il modo in cui il nostro organismo invecchia».

Lo stress notturno fa male alla salute

Lo studio ha mostrato come in circa il 40% del campione, l’incidenza degli incubi possa portare a un processo di invecchiamento cellulare accelerato e, ocme se non bastasse, tra le persone più stressate e che vivono incubi frequenti il rischio di morte prematura prima dei 70 anni, e circa tre volte superiore rispetto a chi non soffre di questi disturbi in modo regolare, a parità di abitudini di vita (come incidenza di fumo, obesità, inattività fisica o altri disturbi mentali diagnosticati). «Gli incubi ricorrenti potrebbero riflettere un cervello e un corpo esposti a livelli cronici di stress o infiammazione», spiega ancora Otaiku. «In questo senso, possono essere considerati un segnale precoce di vulnerabilità biologica, piuttosto che una causa diretta di malattia».

Stressati anche di notte

Ma come mai la salute risente degli incubi? Il motivo sarebbe legato al fatto che, quando si provano paura e stress notturni, il corpo reagisce, per esempio aumentando il cortisolo, il battito cardiaco e la pressione arteriosa. Se questo meccanismo di difesa si ripete troppo spesso, ecco che secondo i ricercatori si può alterare il normale processo di riparazione cellulare. Il sonno, dunque, invece che aiutare a rilassarsi dai pensieri negativi accumulati durante il giorno e da eventuali ansie, contribuisce a generarne di nuove. Una maggiore attività dell’amigdala nella corteccia prefrontale (coinvolta negli incubi, perché contribuisce a generare uno stato di paura e allerta) porta a un livello di cortisolo superiore anche durante il giorno. Di fatto, non permette mai di staccare la spina.

I sogni rispecchiano ciò che si vive

Se qualcuno pensava che solo il giorno fosse terreno fertile per lo stress, dunque, si sbaglia: «Il sonno è un vissuto molto importante della nostra esistenza, ha molte funzioni a partire dal consolidamento della memoria. Anche i sogni rispecchiano ciò che viviamo e che abbiamo vissuto nel passato: per questo possiamo ritrovarvi elementi recenti e non, insieme a fantasia e assurdità, perché il sogno non è un’esperienza organizzata razionalmente. Lo stress, quindi, si può presentare anche nel sogno e sotto forma di incubo», spiega la neuropsicologa Simona Cintoli, presso il Polo universitario di Pisa e l’azienda ospedaliera pisana.

Rischio burn out anche di notte?

Per questo la qualità del sonno «è fondamentale per avere funzioni cognitive nella norma durante la giornata. C’è chi ne ha più bisogno, chi meno, ma si stima che il minimo siano 5 ore di sonno ben fatto, cioè non disturbato da difficoltà di addormentamento o intervallato da risvegli, incubi, ecc. In quest’ultimo caso – sottolinea Cintoli – chi ne ha di frequente può risentirne con una cattiva qualità delle funzioni cognitive», che secondo alcuni esperti può contribuire al burn out.

Come si può evitare lo stress notturno

Alla luce delle possibili conseguenze e di quanto emerso dalla ricerca, quindi, occorrerebbe evitare di soffrire di stress (anche) di notte. «Anche se non è la norma, ci sono persone che hanno una certa frequenza di sogni a contenuto stressante. In questi casi si può valutare di elaborare un percorso che porti a far emergere qual è il valore e il significato che si cela dietro il sogno, che non è altro che una finestra sulla persona e la sua vita. È possibile, per esempio, ricorrere a polisonnografie e altre rilevazioni che permettono di risolvere i problemi, anche quelli meno palesi, in modo efficace», conclude l’esperta.