Chiara Gamberale Posta del Cuore

Cara Chiara, ho 35 anni e in casa mia sembra che io sia la pecora nera. Perché non mi sposo, perché non mi accontento, perché «questo almeno ti vuole bene». Ho trovato un uomo buono, davvero, però penso che essere innamorata sia essere più felice di così, più accesa, più soddisfatta. Giuro che mi sento ingrata pure a dirlo. So quante donne vorrebbero un uomo così e si ritrovano solo ragazzini che non si vogliono impegnare: lui invece vorrebbe una famiglia con me.

Mia madre dice che l’amore non è sempre felicità. Io lo so. Ma non può essere solo tirare avanti, comprensione, la domenica a pranzo dai tuoi e a cena dai miei, le vacanze a Ferragosto. Come si fa a distinguere la tendenza all’insoddisfazione dal vizio di volere troppo? E come capire cosa voglio davvero, per spiegarmi, spiegarlo senza ferire lui, senza essere giudicata da mia madre e mia sorella, che nella vita hanno sempre e solo voluto trovare un buon uomo per fare una famiglia? Io mi sento spenta, pensavo che crescendo sarebbe cambiato qualcosa, invece mi ritrovo adulta a pensare che non ho vissuto abbastanza e anche che ormai è troppo tardi per desiderare altro. Anna, da Bari

Cara Anna, l’ingratitudine non c’entra. La gratitudine riguarda ciò che ricevi, non ciò che senti. È vero: l’amore non è sempre felicità. Ma non dovrebbe nemmeno essere una rinuncia costante a se stessi: fattelo dire da chi ha passato, e in parte sprecato, la prima parte della sua vita a pensarla così. Mi sbagliavo, come oggi sbagli tu: restare non può essere il risultato di un ricatto emotivo implicito, uno sforzo per non essere giudicata o per non ferire, non è questo a dimostrare quanto tu sia o non sia matura! Tu sei diversa da tua madre e da tua sorella, e desideri cose diverse: ma il primo passo è autorizzarti questa diversità.

Devi fare spazio dentro di te per permetterti di capire cosa vorresti davvero, per fare amicizia con quella te che per troppo tempo hai tenuto nascosta, fino a perdere tu per prima le sue tracce… Questo non ti impedirà di continuare ad amare la tua famiglia: anzi, semmai renderà il tuo amore ancora più profondo, perché sarà un amore finalmente libero. Ti fidi di me? Io di te sì. E hai tutto il diritto di cercare il tuo modo, solo tuo, di essere felice.

L’ultimo libro di Chiara Gamberale, Dimmi di te (Einaudi), racconta la storia, tra finzione e realtà, di una madre single. Da leggere assolutamente Casa d’altri di Silvio D’Arzo (Feltrinelli). Se lo conoscete già, rileggetelo con la postfazione di Valeria Parrella. Se non lo conoscete, beati voi: perché avete almeno ancora un’esperienza gigantesca che vi aspetta. E perché Zelinda, la protagonista, è la Vita.