Non è allegro, dopo il tempo del sole e della leggerezza, tornare al peso delle scarpe chiuse e della responsabilità. Non è sano, dopo avere mangiato a morsi pesche e angurie sul bagnasciuga, mettersi in fila alle casse di un supermercato spingendo un carrello stracolmo.
Settembre e l’ansia per anni del rientro dalle vacanze
Settembre è stato, per molto tempo, ansia da prestazione, senso di inadeguatezza e desiderio di fuga. Le password dimenticate, la disciplina di orari scanditi da altri, la riapertura delle scuole, i libri di testo da comprare, l’iscrizione al corso di nuoto, di inglese, di pianoforte, il funambolismo esistenziale, l’abbronzatura che sbiadisce e l’incarnato grigio che riemerge prepotente.
Settembre è stato, per troppe stagioni, la garanzia di una fatica immane, la misura del carico mentale, l’ammutinamento della baby sitter arrivato via Whatsapp («Ma come? Proprio adesso?» «È stata una decisione improvvisa: vado in Kerala un anno per imparare le tecniche ayurvediche e ritrovare me stessa»), la ribellione di un figlio a rotazione («Io alle medie non ci vado, resto alle elementari per sempre»; «Sono allergico al cibo della refezione scolastica: da domani inizio lo sciopero della fame»).
Settembre ora è tempo di un nuovo inizio
Poi, all’improvviso, i figli crescono, l’iscrizione all’università se la fanno da soli e i libri di testo non sono più un problema dei genitori, il corso di nuoto è un ricordo rimosso come la baby sitter che oggi insegna yoga ad Ascoli Piceno. Anche l’ufficio non esiste più e il lavoro, nella sua precarietà, è diventato liquido e autogestito.
Settembre non è più una minaccia ma una promessa di un nuovo inizio, magari complesso, magari da inventare ma privo del sentore apocalittico del passato. Settembre è autodeterminazione e spirito di iniziativa, la lista dei nuovi propositi, il grande spettacolo del libero arbitrio dei figli. «Prenderai finalmente la patente?» «Non so, madre. Forse. Prima devo trovarmi un lavoro: ripetizioni, baby sitting (già, corsi e ricorsi storici!), cameriere…»
Tempo di creatività e energia per noi
Settembre, parafrasando anarchicamente Plutarco, non è più un vaso da riempire ma un fuoco da accendere. È un fuoco nuovo questo, insidioso ma potenzialmente sublime. Si alimenta con la creatività e l’energia, non con l’immane fatica di tenere troppi pezzi insieme. Possiamo finalmente occuparci di noi in questa promessa di autunno. Possiamo affrontare a testa alta lo sbiadire della nostra abbronzatura perché la ritrovata libertà, ancora più del sole, ci renderà luminose e lievi, padrone del nostro tempo. Non mancheranno accolli, certo. Ma anche quelli porteranno con sé il brivido dell’imprevedibilità invece della noia di un calendario già scritto. Buon settembre, che sia dissennato e fecondo.
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Qual è il tuo nuovo inizio? La promessa che ti sei fatta per questa stagione che sta per cominciare e che non hai ancora rivelato a nessuno?
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